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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

La colonia Achea più ricca di Calabria :Sybaris

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 di Maria Lombardo Sybars una colonia Achea fondata in un lembo di Magna Grecia molto fertile sulle sponde dei fiumi Crati e Sibari. Una bellissima città, popolosa quanto potente edificata nel 708 a.c. Il territorio votato alla frumenticoltura per antonomasia offriva al suo popolo olio, vino, frutta in quantità davvero copiose. La ricchezza qui era di casa poiché si riusciva a coprire più del dovuto il fabbisogno locale ed a commercializzare il “surplus”. Un territorio anche ricco nel sottosuolo miniere di argento e rame. Possedeva una cavalleria molto famosa rinomata e temuta, tanto quanto attrezzata e ben esercitata. Le navi di Sibari solcavano tutto il Mediterraneo per il commercio ma anche per rifornire la colonia di pregiati tessuti, oggetti finemente lavorati, profumi ed avorio in quantità ed inoltre tappeti. Un popolo che amava l’opulenza e ne richiedeva avidamente. “I Sibariti sono schiavi del loro ventre e amanti del lusso” scriveva Diodoro Siculo riportando su di lor...

Antica ricetta calabrese: "ficatu frittu nta riti"

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 di Maria Lombardo Una “vera ricchezza” nella cultura contadina era “u ficatu frittu”, ovvero il fegato fritto.   Una ricetta tipica che veniva preparata in occasione del “sacrificio” del suino.   Ingredienti:   Fegato di maiale. Velo di maiale. Olio. Foglie di alloro. Sale e pepe. Aglio. Peperoncino fresco. Preparazione:   Tagliate il fegato a fettine e avvolgetelo in un pezzo di velo con una foglia di alloro, salate e pepate.   Fate riscaldare l’olio in padella con lo spicchio d’aglio che potrete togliere una volta rosolato.   Mettete il fegato in padella, rigirandolo spesso e cuocendolo a fuoco moderato fino ad ultimare la cottura.   Una volta cotto adagiatelo su un piatto da portata e potrete guarnirlo a piacere con foglie di alloro e peperoncino fresco    

ATTIVISTA, LAVORATORE, COMBATTENTE, ROCCO GATTO.. L’EROE CALABRESE DIMENTICATO

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 di Maria Lombardo C'era il lavoro, per Rocco, prima di qualunque altra cosa.Erano ben 15 i fratelli Gatto, e lui era il primo, "u rannu" in calabrese. Fu naturale per lui presto andare a lavorare come garzone in un mulino nel suo paese, Gioiosa Ionica, nella provincia di Reggio Calabria. Divenne un mugnaio, Rocco. Divenne un lavoratore infaticabile ma anche un militante agguerrito del Partito Comunista. Riuscì col lavoro a     diventare proprietario di uno dei mulini dove aveva lavorato. Era il 1964, Rocco aveva 38 anni. Mettersi in proprio, tuttavia, porta con sé alcuni problemi, soprattutto in Calabria. Qualcuno gli chiese parte del suo lavoro e lui, che aveva sudato sin da quando era poco più che un bambino, non era certo disposto a cedere. E disse un secco no.Era un no pesante il suo, lo sapeva. Avrebbe cambiato per sempre la sua vita. Ma lo fece per un senso di giustizia, per la rabbia di chi è costretto a dar via con la forza quanto prodotto per arricchire chi era ...

Caterina Tallarico: Una donna… un medico… calabrese

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 di Maria Lombardo Nina Tallarico era nata il 19 gennaio 1918 a Marcedusa in provincia di Catanzaro. Si trasferì a Roma per motivi di studio, dove si iscrisse alla facoltà di medicina. Nel 1942 il fratello Federico la convinse a recarsi a Torino, ritenuta una città più sicura in caso di bombardamenti. Dopo l’armistizio, non potendo raggiungere la propria famiglia in Calabria, decise per sicurezza, insieme ai due fratelli Federico e Antonio, di trasferirsi dalla villetta dove fino ad allora avevano abitato a casa di amici fuori città. Poi andò ad abitare a Giaveno. Proprio nelle settimane successive all’armistizio, in un sotterraneo dell’ospedale “Molinette”, conseguì la laurea in medicina. Nello stesso periodo i due fratelli entrarono nella resistenza. La diffusione di notizie che la indicavano come sorella dei due partigiani, unita alla cura di feriti che potevano in talune circostanze fare il suo nome, ne resero la circolazione molto pericolosa. Sotto consiglio del padre marista ...

SAN NICOLA DA CRISSA (VV). I TIPICI FAGIOLI ROSSO-BIANCHI E LA CUCINA TRADIZIONALE.

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 di Maria Lombardo La cosiddetta “Suriaca russa janca” ormai una   Deco (denominazione comunale di origine) e che si adattano, sia ad una cucina povera che ad un’arte culinaria più raffinata. I piatti della nostra cucina tradizionale che ancora oggi come ieri, troviamo sulla nostra tavola sono molteplici e tutti legati alla cultura contadina del passato ed al duro lavoro della terra; anche se alcuni dei nostri piatti poveri hanno antiche e nobilissime origini. La piantagione avviene alla fine di maggio, al più tardi ai primi di giugno mentre la raccolta comincia a partire da metà ottobre, protraendosi in alcuni casi fino alla metà di novembre. Questo ecotipo predilige terreni poco umidi, in quanto l’eccesso d’acqua rischia di far macchiare i fagioli e la loro cuticola bianchissima e molto delicata. Le tecniche erano molte e potevano variare a seconda della tipologia di fagiolo, della zona di coltura o più in generale delle costumanze praticate dell’agricoltore. In genere si pr...

Gli Americani si apprestano a mandare il legno per la ricostruzione di Reggio Calabria dopo il terremoto del 1908.

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 di Maria Lombardo Si avvicina una nuova data di commemorazione per il terremoto dello Stretto che rase al suolo il 28 dicembre 1908 tutta l’area dello Stretto. Nella  toponomastica  della   città   di Reggio ci accorgiamo dell’esistenza di due strade, che peraltro si incrociano, intitolate Via Pensilvania e Via Georgia.La  Via Pensilvania  è quella che comincia sul Viale della Libertà e viene avanti verso Nord fino ad incrociarsi con il Viale Giovanni Amendola. La  Via Georgia , invece, comincia proprio dal Viale Giovanni Amendola e viene giù verso la Via Giuseppe De Nava. Tutti i paesi stranieri si sono resi protagonisti di azioni a sostegno della popolazione reggina sopravvissuta, anche con aiuti materiali per contribuire all’emergenza della ricostruzione di alloggi.Tra questi paesi, in particolare va segnalato l’impegno degli  Stati Uniti d’America  a favore della nostra città. Il  Comitato Federale Americano  per gli aiuti...

Il tradizionale dolce natalizio vibonese " a' Jhàuna"

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 di Maria Lombardo " a' Jhàuna", che risale all'anno 1884,e realizzato per la prima volta a Monteleone, è stato giustamente "riconosciuto" patrimonio intangibile dell'Umanità.La preparazione è molto laboriosa ed è fondamentale la qualità delle materie prime, ci vuole delicatezza nel sigillarli e maestría nel friggerli. Il ripieno con i ceci è particolare ma con l’amaro del cacao e del cioccolato fondente e la freschezza della buccia di arancia fa ottenere un gusto raffinato.Sinceramente non metto grammature le nonne facevano tutto ad occhio. Procuratevi   per la pasta  farina, uovo , Olio Evo., zucchero, Vino bianco 100, brodo di ceci 100, 1 cucchiaino di cannella,  Ingredienti per il ripieno : ceci, cacao amaro, cioccolato fondente.,zucchero.,noci pinoli,arancia 1,1 tazza di caffè (oppure il succo di una arancia). 1 fase: si lasciano i ceci per 1 notte in acqua; l'indomani si fanno cuocere e si conserva l'acqua di cottura. Ancora caldi, i ceci...

Sapete che a Cosenza ci si scambia gli auguri alle ore 21?

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 di Maria Lombardo  Ho letto l’articolo di Lorenzo Coscarella, altrimenti non potevo conoscere questa “strana” usanza. Gli auguri si scambiano alle 21, l’ora che  tradizionalmente indica la nascita di Gesù . Per non darmi a fake news   Riporto le parole del Coscarella:”A Cosenza si usa dire che è quella l’ora in cui “suona il Gloria”, ovvero le campane delle chiese suonano a festa per annunciare la gioia per la nascita di Cristo. Ciò avviene normalmente all’interno della funzione che si celebra a mezzanotte ma, effettivamente, in città era intorno alle 21 che le campane suonavano a festa. Il motivo è da ricercare con ogni probabilità nella presenza e nell’importanza della  chiesa cattedrale , che come tale aveva dei privilegi particolari rispetto alle altre chiese della città e della diocesi. Per questa sorta di “diritto di precedenza”, storicamente attestato per altri avvenimenti anche da diverse fonti documentarie, le campane del duomo di Cosenza suonav...

Il formaggio illegale calabrese:” u forrmaggiu du quagghiu”

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 di Maria Lombardo Si è sempre prodotto e consumato questo formaggio in Calabria. Tra i pastori era un must!C’è chi storce il naso, chi invece lo trova una prelibatezza. Una cosa è certa: il furmaggiu du quagghiu, sempre più raro da trovare. Purtroppo è vietato dalla UE poiché giudicato pericoloso per la salute e quindi il commercio è stato bandito.La tradizione italiana relativa agli insetti nel formaggio ha radici antiche e legate al mondo della pastorizia e non ha nulla di esotico, quindi. Questo prodotto caseario “illegale”, prova dell’entomofaga Italia, è quello che può essere definito un formaggio ricercato degno dei menu gourmet. Probabilmente è nato per errore, in una società, quella contadina dove non si buttava via nulla. Ma se questo formaggio è illegale in Italia fioriscono prodotti del genere.Più famoso del nostro formaggio è il Casu Marzu sardo, bandito dalla Comunità Europea. Ma in realtà il formaggio con i vermi vede una produzione in altre regioni italiane. In Abru...

La zuppa di patate e cicoria :piatto contadino di Calabria

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 di Maria Lombardo E’ un piatto tradizionale della cucina povera, che nei tempi andati si preparava con le erbe raccolte nei prati. Oggi questa tradizione si è persa quasi completamente e dobbiamo accontentarci delle erbe coltivate, che sono di gran lunga meno saporite di quelle selvatiche.La ricetta della zuppa di patate e cicorie è una ricetta facile e veloce per realizzare un primo piatto. Ingredienti per quattro persone 4 belle patate sbucciare , lavate e tagliate a tocchetti regolari. 200 g. circa di cicoria ben lavata e tagliata grossolanamente 2 spicchi d’aglio una mazzetto di prezzemolo olio evo peperoncino sale brodo vegetale q.b Procedimento Tritare finemente l’aglio con il prezzemolo. In una casseruola dai bordi alti scaldare un paio di cucciai di olio e farvi rosolare il trito di aglio e prezzemolo insieme al sale e al peperoncino. Aggiungere le patate e la cicoria; mescolare per far insaporire. Unire il brodo vegetale in quantità tale da coprire...

Il Dossale dell’Epifania a Seminara (RC)

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 di Maria Lombardo Con il termine Dossale si indica un prodotto artistico destinato alla parte posteriore dell’altare, elemento da cui traggono origine i più celebri polittici o pale.In Calabria è possibile osservarne uno nella Chiesa di San Marco, a Seminara, un’opera di 3 metri per 2 di puro marmo di Carrara del 1540/1550 attribuita a Giovan Battista Mazzolo: Il Dossale dell’Epifania.  I “pezzi” del dossale sono stati individuati fra i ruderi dell’antica Seminara distrutta dal terremoto del 1783 e ricostruita in un luogo poco distante; l’opera è stata ricomposta nella chiesa di San Michele.Tante sono le peculiarità di questa bellissima opera, una di queste è un mix di Miti della Magna Grecia presenti nella cornice in marmo che la racchiude.Sul lato Destro la più temuta delle Gorgoni punta il suo sguardo verso chi ha di fronte, chi non conosce Medusa capelli di Serpente e il suo sguardo che pietrificava chi incrociava i suoi occhi? La raffigurazione di Medusa sul lato destro...

Vino novello e bontà fritte per l’Immacolata si “ngignava” u vinu: tradizione di Pizzo Calabro

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 di Maria Lombardo Sino a qualche decennio fa, per la festa dell’Immacolata era usanza che le cantine di Pizzo “ngignàvanu” il vino nuovo. Era una tradizione che tutti rispettavano rigorosamente! Mattina del sette dicembre, per concludere degnamente la Santa Novena dell’Immacolata, si andava in una delle tante cantine che Pizzo annoverava   e se ne prendeva un fiasco. Era questo il nettare che avrebbe innaffiato i piatti della tradizione, “i zzìpuli ‘i patata” e “i monacèji” con le acciughe, insieme al baccalà fritto, “ i vròccula affucàti ndo testu e ‘a suriàca nda pignàta”. Con la Novena e la festa dell’Immacolata si entrava nel clima natalizio, che perdurava sino all’Epifania! In molte case, la sera si iniziava a giocare a tombola e per le strade i ragazzi giocavano “ê casteji” con le nocciole!  

“Occhjicelli i santa Lucia” antiche tradizioni di Cassano Ionio (CS)

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 di Maria Lombardo   Ispirati alla Santa, protettrice della vista, spesso rappresentata con gli occhi su un piatto, questi dolcetti vengono preparati nel periodo natalizio a partire proprio dal 13 Dicembre, giorno di Santa Lucia.   L’impasto è composto da pochi e semplici ingredienti. Come per la maggior parte delle ricette tradizionali, anche se sembra un controsenso, ce ne sono diverse varianti, tutte ugualmente valide e golose. Io vi propongo questa che ritengo essere fedele all’originale, ma voi potete scegliere di aggiungere gli aromi che preferite per personalizzare i vostri Occhi di Santa Lucia. Ingredienti per l'impasto 250 g farina 00 60 g olio di oliva 80 g vino bianco secco 1/2 cucchiaino semi di anice q.b. sale   Procedimento Versate la farina in una ciotola capiente, nel mezzo fate un buco e versate olio e vino, aggiungete un pizzico di sale e i semi di anice (o l’aroma) e cominciate a mescol...

CATANZARO. L'IMPRONTA INSANGUINATA, storie vere di briganti calabresi

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 Maria Lombardo  A Janò (una località alla periferia di Catanzaro), in una frazione chiamata Sant’Anna, viveva una famiglia formata da padre, madre e una bellissima figlia di nome Anna. La loro storia è diventata leggenda nella zona… tanto che pare che alla frazione sia stato dato volutamente il nome della santa di cui la fanciulla portava il nome, in ricordo del drammatico evento che vide vittima la stessa e la sua famiglia. Un tragico giorno scesero dalle montagne i briganti che, dopo essere entrati nella loro casa per depredarla, sterminarono tutta la famiglia. L'ultima ad essere uccisa fu la ragazza perché, per la sua bellezza, i malviventi tentarono prima di rapirla per poterla violentare con calma nel loro rifugio. Ma la fanciulla fece resistenza e i briganti, esasperati, per non perdere altro tempo nel fuggire, le diedero una pugnalata. La giovinetta, nel veder tutto quel sangue scorrere sul suo corpo, istintivamente si toccò la parte ferita e con la mano si poggiò al m...