A NISCIUTA DI L'OTTU IORNA: dalle interviste fatte a mia nonna Maria
di Maria Lombardo
Oggi dopo il
matrimonio e finito il ricevimento, gli sposi vanno solitamente a dormire in
albergo e l'indomani partono per il classico viaggio di nozze. Non era così
anticamente; ed addirittura fin verso la fine degli anni cinquanta del
novecento, dopo la cerimonia in chiesa l'unico momento di svago era quello che
si svolgeva nella sala di qualche circolo cittadino o spesso anche nella stessa
casa dei genitori dello sposo. Ma,
diversamente da oggi, finita la festa gli sposi facevano subito ritorno nella
propria casa; e da qui, tranne il marito ma solo per far fronte a qualche
necessità, non uscivano per i primi otto giorni. La mattina successiva infatti
arrivavano puntualmente le due suocere per dare “a bonlivata”, portare la
colazione e sincerarsi che tutto fosse andato per il verso giusto! - Durante
tutta la settimana poi, almeno così era dalle mie parti, “i sposini”
aspettavano le visite di vicini e parenti che, a loro volta, non arrivavano mai
a mani vuote ma portavano uova, zucchero, frutta e quant'altro poteva sembrar
utile per passare in tranquillità quella settimana di “clausura”. Finalmente la domenica successiva c'era “a nisciuta
di l'ottu jorna” durante la quale marito e moglie parati a festa, si recavano
in chiesa; in genere la stessa dove si erano sposati, per partecipare alla
messa e quindi andare a pranzare insieme ai genitori. Il pomeriggio era poi
dedicato alla visita di cumpari e cummari che, sapendo già del loro arrivo, per
non sfigurare avevano predisposto un piccolo rinfresco. Per l'occasione il
marito indossava lo stesso abito che aveva usato per il matrimonio, ma con una
cravatta diversa; mentre la moglie sfoggiava il cosiddetto “vistitu di l'ottu
jorna” composto da gonna e giacca, ed al bisogno anche da uno spolverino, che
aveva portato in dote. Era così che si concludeva la festa; dopodiché ci si
doveva rimboccare le maniche e pensare a come portare avanti la famiglia.

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