Sapete che era calabrese il sarto che vestiva Mina. Eugenio Carbone originario di Mendicino (Cs)
Un particolare della celebre cantante è che il suo stilista
personale era calabrese il giovane sarto Eugenio Carbone .L'abito che mina
indossava nel celebre duetto con Toto' negli anni 60 porta la sua firma. Il
celebre sarto calabrese frequentava la casa romana di Mina. Mina provava i
vestiti e Carbone verificava, correggeva, e definiva. Eugenio Carbone era
originario di Mendicino ( Cs ) per 50 anni ha lavorato anche con le Sorelle
Fontana e Renato Balestra! Da ragazzino Eugenio inizia a osservare come si fa a
trasformare una gonna in un paio di calzoni. È tempo di restrizioni, è
tempo tra due guerre. Il superfluo è bandito, tutto va
recuperato, trasformato e riutilizzato. Una tenda diventa un abito, una
camicia si rattoppa all’infinito, passando da padre in figlio finché diventa un
cencio. Il governo dice che si deve risparmiare su tutto, anche sui bottoni. Dai
vent’anni Carbone comincia ad accarezzare l’idea di costruire un’attività tutta
sua. Cosenza ha un lungo corso con i negozi, le buone mercerie dove
comprare la materia prima, la gente esce, si mette in mostra. Il centro
può offrire clienti che vogliono il meglio ed Eugenio può darglielo. Le
signore della buona società amano indossare abiti su misura, acquistare stoffe
senza contare gli spicci. La prima sartoria “Carbone”. Eugenio
non è solo. Al suo fianco, fin da quando era appena quattordicenne, c’è
una ragazza che lo aiuta nel laboratorio e diventerà sua moglie. Il
lavoro va bene, lui ha grandi idee e passa le notti a immaginare a come poter
modellare un abito direttamente su un manichino limitando gli sprechi e
accelerando sulle consegne. Ma c’è tempo per quel progetto futuro che avrà
un nome: “Progettazione libera su manichino”, e farà scuola. Nasce il
primo figlio! Quel bambino è fragile e non gode di buona salute. Così
la famiglia Carbone parte alla volta di Roma per farlo curare fino a che, nel
1963, lascia definitivamente la Calabria e si stabilisce nella Capitale.
L’incontro che cambierà la vita professionale di Eugenio Carbone è quello
con Germana Marucelli, la stilista che anticiperà lo stile “a
clessidra” di Dior. Il suo atelier aveva partecipato nel 1952 alla
prima storica sfilata organizzata dal fondatore dell'alta moda italiana,
Giovanni Battista Giorgini, e lei, che come Eugenio aveva cominciato ad appena
11 anni in una bottega sartoriale, lo prese sotto la sua ala.Marucelli
considerava quel giovane uno “sperimentatore” e non poteva che
esserne attirata perché anche a lei piaceva rompere gli schemi e, soprattutto,
battere sul campo la moda parigina che la faceva da padrona. È di quel
periodo l’incontro tra Carbone e Mina. La cantante presentava
all’epoca “Studio Uno” ma non aveva molto tempo per passare
dall’atelier per le prove abito. Così un giorno Eugenio prepara
l’occorrente e lo porta nella casa di Largo di Torre Argentina per farle vedere
i modelli che ha pensato per lei. Altri ne realizza per Katina Ranieri e
Rosanna Schiaffino. Il suo concetto di stile è rigoroso, semplice,
elegantissimo. All’atelier Marucelli in piazza Mignanelli, diventa
una sorta di crocevia culturale. Da lì passano Montale, Quasimodo,
Ungaretti. Nel 1969, tra i rivolgimenti culturali che infiammano il
Paese, Carbone entra nella scuderia delle Sorelle Fontana. Il
suo primo incarico non è quello che si aspettava. È un lavoro meccanico e
monotono, senza passione. Lui vuole fare lo stilista non
l’operaio. Lo dice con coraggio a Micol Fontana che gli
risponde: «Fammi vedere qualche disegno». E così da tecnico Carbone
diventa creatore di modelli per la maison dove rimane per 30 anni.Negli anni
Ottanta il creativo comincia a insegnare il suo metodo rivoluzionario
allo IED di Roma, all’Accademia di Costume e Moda, alla
scuola Diaz e alla Scuola San Giacomo. Negli
anni Novanta scrive un trattato per aiutare i giovani stilisti, condividendo la
sua esperienza di una vita. Avrebbe voluto fare di più ma il 25 ottobre
del 2021 scompare all’età di 88 anni.

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