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Visualizzazione dei post da 2025

La colonia Achea più ricca di Calabria :Sybaris

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 di Maria Lombardo Sybars una colonia Achea fondata in un lembo di Magna Grecia molto fertile sulle sponde dei fiumi Crati e Sibari. Una bellissima città, popolosa quanto potente edificata nel 708 a.c. Il territorio votato alla frumenticoltura per antonomasia offriva al suo popolo olio, vino, frutta in quantità davvero copiose. La ricchezza qui era di casa poiché si riusciva a coprire più del dovuto il fabbisogno locale ed a commercializzare il “surplus”. Un territorio anche ricco nel sottosuolo miniere di argento e rame. Possedeva una cavalleria molto famosa rinomata e temuta, tanto quanto attrezzata e ben esercitata. Le navi di Sibari solcavano tutto il Mediterraneo per il commercio ma anche per rifornire la colonia di pregiati tessuti, oggetti finemente lavorati, profumi ed avorio in quantità ed inoltre tappeti. Un popolo che amava l’opulenza e ne richiedeva avidamente. “I Sibariti sono schiavi del loro ventre e amanti del lusso” scriveva Diodoro Siculo riportando su di lor...

Antica ricetta calabrese: "ficatu frittu nta riti"

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 di Maria Lombardo Una “vera ricchezza” nella cultura contadina era “u ficatu frittu”, ovvero il fegato fritto.   Una ricetta tipica che veniva preparata in occasione del “sacrificio” del suino.   Ingredienti:   Fegato di maiale. Velo di maiale. Olio. Foglie di alloro. Sale e pepe. Aglio. Peperoncino fresco. Preparazione:   Tagliate il fegato a fettine e avvolgetelo in un pezzo di velo con una foglia di alloro, salate e pepate.   Fate riscaldare l’olio in padella con lo spicchio d’aglio che potrete togliere una volta rosolato.   Mettete il fegato in padella, rigirandolo spesso e cuocendolo a fuoco moderato fino ad ultimare la cottura.   Una volta cotto adagiatelo su un piatto da portata e potrete guarnirlo a piacere con foglie di alloro e peperoncino fresco    

ATTIVISTA, LAVORATORE, COMBATTENTE, ROCCO GATTO.. L’EROE CALABRESE DIMENTICATO

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 di Maria Lombardo C'era il lavoro, per Rocco, prima di qualunque altra cosa.Erano ben 15 i fratelli Gatto, e lui era il primo, "u rannu" in calabrese. Fu naturale per lui presto andare a lavorare come garzone in un mulino nel suo paese, Gioiosa Ionica, nella provincia di Reggio Calabria. Divenne un mugnaio, Rocco. Divenne un lavoratore infaticabile ma anche un militante agguerrito del Partito Comunista. Riuscì col lavoro a     diventare proprietario di uno dei mulini dove aveva lavorato. Era il 1964, Rocco aveva 38 anni. Mettersi in proprio, tuttavia, porta con sé alcuni problemi, soprattutto in Calabria. Qualcuno gli chiese parte del suo lavoro e lui, che aveva sudato sin da quando era poco più che un bambino, non era certo disposto a cedere. E disse un secco no.Era un no pesante il suo, lo sapeva. Avrebbe cambiato per sempre la sua vita. Ma lo fece per un senso di giustizia, per la rabbia di chi è costretto a dar via con la forza quanto prodotto per arricchire chi era ...

Caterina Tallarico: Una donna… un medico… calabrese

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 di Maria Lombardo Nina Tallarico era nata il 19 gennaio 1918 a Marcedusa in provincia di Catanzaro. Si trasferì a Roma per motivi di studio, dove si iscrisse alla facoltà di medicina. Nel 1942 il fratello Federico la convinse a recarsi a Torino, ritenuta una città più sicura in caso di bombardamenti. Dopo l’armistizio, non potendo raggiungere la propria famiglia in Calabria, decise per sicurezza, insieme ai due fratelli Federico e Antonio, di trasferirsi dalla villetta dove fino ad allora avevano abitato a casa di amici fuori città. Poi andò ad abitare a Giaveno. Proprio nelle settimane successive all’armistizio, in un sotterraneo dell’ospedale “Molinette”, conseguì la laurea in medicina. Nello stesso periodo i due fratelli entrarono nella resistenza. La diffusione di notizie che la indicavano come sorella dei due partigiani, unita alla cura di feriti che potevano in talune circostanze fare il suo nome, ne resero la circolazione molto pericolosa. Sotto consiglio del padre marista ...

SAN NICOLA DA CRISSA (VV). I TIPICI FAGIOLI ROSSO-BIANCHI E LA CUCINA TRADIZIONALE.

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 di Maria Lombardo La cosiddetta “Suriaca russa janca” ormai una   Deco (denominazione comunale di origine) e che si adattano, sia ad una cucina povera che ad un’arte culinaria più raffinata. I piatti della nostra cucina tradizionale che ancora oggi come ieri, troviamo sulla nostra tavola sono molteplici e tutti legati alla cultura contadina del passato ed al duro lavoro della terra; anche se alcuni dei nostri piatti poveri hanno antiche e nobilissime origini. La piantagione avviene alla fine di maggio, al più tardi ai primi di giugno mentre la raccolta comincia a partire da metà ottobre, protraendosi in alcuni casi fino alla metà di novembre. Questo ecotipo predilige terreni poco umidi, in quanto l’eccesso d’acqua rischia di far macchiare i fagioli e la loro cuticola bianchissima e molto delicata. Le tecniche erano molte e potevano variare a seconda della tipologia di fagiolo, della zona di coltura o più in generale delle costumanze praticate dell’agricoltore. In genere si pr...

Gli Americani si apprestano a mandare il legno per la ricostruzione di Reggio Calabria dopo il terremoto del 1908.

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 di Maria Lombardo Si avvicina una nuova data di commemorazione per il terremoto dello Stretto che rase al suolo il 28 dicembre 1908 tutta l’area dello Stretto. Nella  toponomastica  della   città   di Reggio ci accorgiamo dell’esistenza di due strade, che peraltro si incrociano, intitolate Via Pensilvania e Via Georgia.La  Via Pensilvania  è quella che comincia sul Viale della Libertà e viene avanti verso Nord fino ad incrociarsi con il Viale Giovanni Amendola. La  Via Georgia , invece, comincia proprio dal Viale Giovanni Amendola e viene giù verso la Via Giuseppe De Nava. Tutti i paesi stranieri si sono resi protagonisti di azioni a sostegno della popolazione reggina sopravvissuta, anche con aiuti materiali per contribuire all’emergenza della ricostruzione di alloggi.Tra questi paesi, in particolare va segnalato l’impegno degli  Stati Uniti d’America  a favore della nostra città. Il  Comitato Federale Americano  per gli aiuti...

Il tradizionale dolce natalizio vibonese " a' Jhàuna"

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 di Maria Lombardo " a' Jhàuna", che risale all'anno 1884,e realizzato per la prima volta a Monteleone, è stato giustamente "riconosciuto" patrimonio intangibile dell'Umanità.La preparazione è molto laboriosa ed è fondamentale la qualità delle materie prime, ci vuole delicatezza nel sigillarli e maestría nel friggerli. Il ripieno con i ceci è particolare ma con l’amaro del cacao e del cioccolato fondente e la freschezza della buccia di arancia fa ottenere un gusto raffinato.Sinceramente non metto grammature le nonne facevano tutto ad occhio. Procuratevi   per la pasta  farina, uovo , Olio Evo., zucchero, Vino bianco 100, brodo di ceci 100, 1 cucchiaino di cannella,  Ingredienti per il ripieno : ceci, cacao amaro, cioccolato fondente.,zucchero.,noci pinoli,arancia 1,1 tazza di caffè (oppure il succo di una arancia). 1 fase: si lasciano i ceci per 1 notte in acqua; l'indomani si fanno cuocere e si conserva l'acqua di cottura. Ancora caldi, i ceci...

Sapete che a Cosenza ci si scambia gli auguri alle ore 21?

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 di Maria Lombardo  Ho letto l’articolo di Lorenzo Coscarella, altrimenti non potevo conoscere questa “strana” usanza. Gli auguri si scambiano alle 21, l’ora che  tradizionalmente indica la nascita di Gesù . Per non darmi a fake news   Riporto le parole del Coscarella:”A Cosenza si usa dire che è quella l’ora in cui “suona il Gloria”, ovvero le campane delle chiese suonano a festa per annunciare la gioia per la nascita di Cristo. Ciò avviene normalmente all’interno della funzione che si celebra a mezzanotte ma, effettivamente, in città era intorno alle 21 che le campane suonavano a festa. Il motivo è da ricercare con ogni probabilità nella presenza e nell’importanza della  chiesa cattedrale , che come tale aveva dei privilegi particolari rispetto alle altre chiese della città e della diocesi. Per questa sorta di “diritto di precedenza”, storicamente attestato per altri avvenimenti anche da diverse fonti documentarie, le campane del duomo di Cosenza suonav...

Il formaggio illegale calabrese:” u forrmaggiu du quagghiu”

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 di Maria Lombardo Si è sempre prodotto e consumato questo formaggio in Calabria. Tra i pastori era un must!C’è chi storce il naso, chi invece lo trova una prelibatezza. Una cosa è certa: il furmaggiu du quagghiu, sempre più raro da trovare. Purtroppo è vietato dalla UE poiché giudicato pericoloso per la salute e quindi il commercio è stato bandito.La tradizione italiana relativa agli insetti nel formaggio ha radici antiche e legate al mondo della pastorizia e non ha nulla di esotico, quindi. Questo prodotto caseario “illegale”, prova dell’entomofaga Italia, è quello che può essere definito un formaggio ricercato degno dei menu gourmet. Probabilmente è nato per errore, in una società, quella contadina dove non si buttava via nulla. Ma se questo formaggio è illegale in Italia fioriscono prodotti del genere.Più famoso del nostro formaggio è il Casu Marzu sardo, bandito dalla Comunità Europea. Ma in realtà il formaggio con i vermi vede una produzione in altre regioni italiane. In Abru...

La zuppa di patate e cicoria :piatto contadino di Calabria

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 di Maria Lombardo E’ un piatto tradizionale della cucina povera, che nei tempi andati si preparava con le erbe raccolte nei prati. Oggi questa tradizione si è persa quasi completamente e dobbiamo accontentarci delle erbe coltivate, che sono di gran lunga meno saporite di quelle selvatiche.La ricetta della zuppa di patate e cicorie è una ricetta facile e veloce per realizzare un primo piatto. Ingredienti per quattro persone 4 belle patate sbucciare , lavate e tagliate a tocchetti regolari. 200 g. circa di cicoria ben lavata e tagliata grossolanamente 2 spicchi d’aglio una mazzetto di prezzemolo olio evo peperoncino sale brodo vegetale q.b Procedimento Tritare finemente l’aglio con il prezzemolo. In una casseruola dai bordi alti scaldare un paio di cucciai di olio e farvi rosolare il trito di aglio e prezzemolo insieme al sale e al peperoncino. Aggiungere le patate e la cicoria; mescolare per far insaporire. Unire il brodo vegetale in quantità tale da coprire...

Il Dossale dell’Epifania a Seminara (RC)

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 di Maria Lombardo Con il termine Dossale si indica un prodotto artistico destinato alla parte posteriore dell’altare, elemento da cui traggono origine i più celebri polittici o pale.In Calabria è possibile osservarne uno nella Chiesa di San Marco, a Seminara, un’opera di 3 metri per 2 di puro marmo di Carrara del 1540/1550 attribuita a Giovan Battista Mazzolo: Il Dossale dell’Epifania.  I “pezzi” del dossale sono stati individuati fra i ruderi dell’antica Seminara distrutta dal terremoto del 1783 e ricostruita in un luogo poco distante; l’opera è stata ricomposta nella chiesa di San Michele.Tante sono le peculiarità di questa bellissima opera, una di queste è un mix di Miti della Magna Grecia presenti nella cornice in marmo che la racchiude.Sul lato Destro la più temuta delle Gorgoni punta il suo sguardo verso chi ha di fronte, chi non conosce Medusa capelli di Serpente e il suo sguardo che pietrificava chi incrociava i suoi occhi? La raffigurazione di Medusa sul lato destro...

Vino novello e bontà fritte per l’Immacolata si “ngignava” u vinu: tradizione di Pizzo Calabro

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 di Maria Lombardo Sino a qualche decennio fa, per la festa dell’Immacolata era usanza che le cantine di Pizzo “ngignàvanu” il vino nuovo. Era una tradizione che tutti rispettavano rigorosamente! Mattina del sette dicembre, per concludere degnamente la Santa Novena dell’Immacolata, si andava in una delle tante cantine che Pizzo annoverava   e se ne prendeva un fiasco. Era questo il nettare che avrebbe innaffiato i piatti della tradizione, “i zzìpuli ‘i patata” e “i monacèji” con le acciughe, insieme al baccalà fritto, “ i vròccula affucàti ndo testu e ‘a suriàca nda pignàta”. Con la Novena e la festa dell’Immacolata si entrava nel clima natalizio, che perdurava sino all’Epifania! In molte case, la sera si iniziava a giocare a tombola e per le strade i ragazzi giocavano “ê casteji” con le nocciole!  

“Occhjicelli i santa Lucia” antiche tradizioni di Cassano Ionio (CS)

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 di Maria Lombardo   Ispirati alla Santa, protettrice della vista, spesso rappresentata con gli occhi su un piatto, questi dolcetti vengono preparati nel periodo natalizio a partire proprio dal 13 Dicembre, giorno di Santa Lucia.   L’impasto è composto da pochi e semplici ingredienti. Come per la maggior parte delle ricette tradizionali, anche se sembra un controsenso, ce ne sono diverse varianti, tutte ugualmente valide e golose. Io vi propongo questa che ritengo essere fedele all’originale, ma voi potete scegliere di aggiungere gli aromi che preferite per personalizzare i vostri Occhi di Santa Lucia. Ingredienti per l'impasto 250 g farina 00 60 g olio di oliva 80 g vino bianco secco 1/2 cucchiaino semi di anice q.b. sale   Procedimento Versate la farina in una ciotola capiente, nel mezzo fate un buco e versate olio e vino, aggiungete un pizzico di sale e i semi di anice (o l’aroma) e cominciate a mescol...

CATANZARO. L'IMPRONTA INSANGUINATA, storie vere di briganti calabresi

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 Maria Lombardo  A Janò (una località alla periferia di Catanzaro), in una frazione chiamata Sant’Anna, viveva una famiglia formata da padre, madre e una bellissima figlia di nome Anna. La loro storia è diventata leggenda nella zona… tanto che pare che alla frazione sia stato dato volutamente il nome della santa di cui la fanciulla portava il nome, in ricordo del drammatico evento che vide vittima la stessa e la sua famiglia. Un tragico giorno scesero dalle montagne i briganti che, dopo essere entrati nella loro casa per depredarla, sterminarono tutta la famiglia. L'ultima ad essere uccisa fu la ragazza perché, per la sua bellezza, i malviventi tentarono prima di rapirla per poterla violentare con calma nel loro rifugio. Ma la fanciulla fece resistenza e i briganti, esasperati, per non perdere altro tempo nel fuggire, le diedero una pugnalata. La giovinetta, nel veder tutto quel sangue scorrere sul suo corpo, istintivamente si toccò la parte ferita e con la mano si poggiò al m...

"U panìculu i Santu Nicola":le interviste fatte alla buon anima di mia nonna Maria

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di Maria Lombardo   "In alcuni luoghi della Calabria, a cavallo tra il 5 e il 6 dicembre, c'era l'usanza di rinnovare la benedizione degli animali e dei raccolti per intercessione di San Nicola di Bari, uno tra i Santi più venerati di sempre al Sud Italia.Mia nonna raccontava che la sera del 5 dicembre si metteva a bollire in un tegame di terracotta (la comunissima "pignata") un buon quantitativo di granturco ("u panìculu" ), rigorosamente essiccato al sole di agosto e messo in ammollo almeno 2/3 giorni prima. La procedura di ebollizione durava non meno di 4 ore, per via dei suoi lunghi tempi di cottura, e a seconda dell'annata non era escluso che la cottura si potesse protrarre fino a notte fonda.L'indomani mattina il mistero cristiano si era già compiuto con la ricorrenza della festa di San Nicola. Una piccola dose di granturco, che nel frattempo si era raffreddato ed aveva formato una patina gelatinosa al di sopra di sé ("u panìculu avìa...

A spasso nelle tradizioni calabresi per Santa Lucia: La notte di Santa Lucia in Calabria

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 di Maria Lombardo  I fuochi rituali vengono accesi in onore di Santa Lucia, soprattutto fra le comunità di pastori. La sera, chiuso il gregge, i pastori si ritrovano insieme intorno alla chiesetta dedicata alla Santa che, in paesi come Castrovillari, Amendolara, Bianchi, Scigliano, era posta fuori dall’abitato. Al suono della zampogna i pastori raccolgono gli arbusti e accendono i fuochi accompagnando con suoni e danze i momenti della festa che culmina con il passaggio fra le fiamme e con danze mimiche di antichissima origine. Un’altra usanza della festa di Santa Lucia è la distribuzione di fichi secchi ai poveri: ad Altomonte era tradizione donare fichi secchi, cereali e legumi di specie diverse in numero di nove, offrendo ai bisognosi le nove cose di Santa Lucia; a Rossano vi era la stessa usanza, ma le specie dovevano essere tredici, poiché il giorno tredici si festeggia la Santa. Le offerte di cibo benedetto, simili alla mola salsa dei Romani, sacralizzano la festa e rinf...

Vigilia di Natale e “fokaggina” a Caraffa di Catanzaro: riti antichi di Calabria

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 di Maria Lombardo Quella della "Fokaggina" non è soltanto una semplice tradizione che si rinnova nel piccolo centro di origine albanese. Una sorta di appuntamento rituale a cui prendere parte per non tradire un'abitudine che va avanti da decenni. Sotto quella catasta di legna, i ricordi dei Caraffoti restano vivi e rimangono accesi. Questo grande falò allestito nella piazza principale del centro albanofono, chiama a raccolta tutti i paesani. Il grande falò ha il compito di riscaldare i cuori ed unire il paese nel segno della condivisione, della convivialità e della partecipazione. D'altronde, come dimenticare lo stupore vissuto da bambini di fronte ad una montagna di fuoco? Come spezzare il filo della memoria che riporta alla mente i canti dei propri nonni nell'antica parlata arbëreshë? Come gettare nel pozzo della dimenticanza il tempo trascorso tra amici a giocare senza avvertire freddo, pur essendo in mezzo all'inverno? È grazie allo sforzo di numerosi vol...

PALUMBI IN GALERA… la carne che si potevano permettere i calabresi: ricette antiche di Calabria

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 di Maria Lombardo  Questa è una ricetta della generazione di mia nonna, quando si mangiava tutto quello che c'era, quando la carne era un lusso, quando non si poteva scegliere! Spiumeggiava i colombi li   apriva, li lavava, eviscerava, e li preparava per la cottura. I colombacci non le trovi neanche a cercarli con il lumicino, non si trovano in commercio. Ecco cosa serve. 3 spicchi d'aglio, 10 bacche di ginepro, 2 bicchieri di aceto bianco, mezzo bicchiere di olio di oliva, salvia e rosmarino, 2 bicchieri abbondante di acqua, 2 bicchieri di vino bianco, pepe in grani. I colombi vengono fatti rosolare dentro un tegame senza niente, devono spurgare l'acqua e il sapore di selvatico, nonostante siano stati tenuti a marinare in acqua e aceto, con gli aromi, per tutta la notte, quando hanno “sputato” via tutta l'acqua e iniziano a colorirsi, vanno tolti dal tegame intanto in una pentola aggiunto l'acqua, aceto, vino, olio, gli aromi unito i colombacci e il tutto deve bol...

L' ALBERO DI NATALE ALLE PENDICI DEL POLLINO

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 di Maria Lombardo Anche quest'anno verrà acceso un grande albero di Natale su Timpa del Castello a Francavilla Marittima, adagiato sulle estreme pendici sud-orientali del Pollino.È dal 1994 che questo spettacolare simbolo natalizio, alto 100 metri e largo 40, ottenuto grazie all'istallazione a terra di centinaia di luci colorate, illumina le notti e i cuori di chi passa dalla Piana di Sibari. Un panorama mozzafiato! Posizionato in una location suggestiva, l’albero risplende con colori vivi che danzano nella notte, riflettendo sui pendii montuosi e creando un’atmosfera fiabesca. Il monte intero sembra avvolto in una magia natalizia che incanta residenti e visitatori, portando calore e gioia durante queste festività.C'è l'idea di un "gemellaggio" tra la cittadina calabrese di Francavilla Marittima e Gubbio, famosa oltre che per la sua bellezza, per l'incontro di San Francesco d'Assisi con il lupo e per i Ceri, anche per la realizzazione ogni anno dell...

La società di Pellaro(RC) che imbottigliava la Coca Cola: la SoCIB

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 di Maria Lombardo   Anche nella nostra regione c’era uno stabilimento che si occupava delle bibite gassate. In questo articolo scoprirai la storia della SoCIB che imbottigliava e distribuiva la Coca Cola a Pellaro , in Calabria. Ebbene l Coca-Cola è stata inventata nel 1886 ad Atlanta , negli Stati Uniti , dal farmacista John Stith Pemberton . L’intenzione del farmacista statunitense era quella di creare un medicinale per il mal di testa e nel giro di pochi anni diventò la bibita più bevuta negli USA. Oggi, la ricetta esatta è segreta e custodita in modo rigoroso dall’azienda. Dall’etichetta della bevanda nella versione classica si sa che contiene acqua gassata , zucchero , colorante caramello , anidride carbonica , aromi naturali e caffeina .La SoCIB (Società Calabrese Imbottigliamento Bevande gassate) invece, è stata un’importante azienda calabrese fondata il 19 maggio 1962 nel quartiere Pellaro di Reggio Calabria dagli imprenditori siciliani della famiglia Tobino . ...

Il “Monacello” calabrese: u monacheddru

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 di Maria Lombardo Tra le più conosciute leggende in Calabria, raccontata in tutti i paesi da nord a sud, troviamo sicuramente quella di u Monachìaddhu, conosciuto nelle sue varianti anche come Monachello, o Monachedu. In alcune case, soprattutto in quelle con le travi posizionate a croce, di notte, mentre si è in uno stato di dormiveglia, senza che ve ne rendiate conto, arriva u monachìaddhu.Si tratta di un monaco dispettoso, piccolo ma pesante, che una volta salito addosso alla vittima che ha scelto, la schiaccia con il suo peso e cerca di soffocarla senza che la persona presa di mira riesca ad urlare o solo ad emettere un suono dalla bocca per chiamare aiuto.È così pesante che non si riesce a scrollarselo di dosso nonostante i tentativi, poiché blocca le braccia e le gambe di chiunque voglia tormentare, e così oltre alla voce anche i movimenti degli arti risultano limitati.Cerca di soffocare sul letto la persona alla quale ha deciso di dare fastidio e se ne va soltanto dopo aver...

Sapete che in Calabria a Morano Calabro (CS) esiste il Polittico del Vivarini!

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di Maria Lombardo  Si tratta del Polittico di Bartolomeo Vivarini (Venezia, 1430 circa – dopo il 1491), artista appartenente alla omonima e nota famiglia veneziana di pittori  e attivo soprattutto a Venezia e nelle piccole città dell’entroterra veneto. Come testimoniano questo polittico, il Trittico di Zumpano (Cosenza) o la Vergine con Santi conservata a Bari nella Basilica di S. Nicola, diverse sue opere raggiunsero il Sud Italia, in un periodo in cui le committenze nel meridione erano più frequenti di quanto non si immagini. Questo capolavoro, si trovava in origine collocata presso il complesso monastico di San Bernardino, in stile tardo gotico, uno dei più significativi esempi di architettura francescana del ‘400 riscontrabile in Calabria. Proprio ai piedi di un crocifisso era collocato il Polittico del Vivarini ora rimosso e collocato nella Collegiata della Maddalena.L’opera fu realizzata nel 1477 dal Vivarini su personale commissione del feudatario Geronimo San...

Pani di miscitura calabresi: panini di zucca

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 di Maria Lombardo Ecco una ricetta autunnale originale e sfiziosa che ha come ingrediente la zucca, regina incontrastata  della tavola ottobrina. Oggi voglio farvi gustare questi panini che potrete consumare al posto del comune pane. La zucca non ha dato nessun sapore particolare al pane ma una sofficità incredibile che dura per più giorni. Inoltre l'unione con la farina integrale rende questi panini molto salutari per l'alto contenuto di fibre. Ingredienti Per il lievitino: 200 gr di farina 00, 5 gr di lievito di birra secco,un pizzico di sale, acqua q.b. Per l'impasto principale 400 gr di farina integrale 150 gr di farina 00 50 ml di olio evo 250 gr di purea di zucca  10 gr di sale acqua q. b. 100 gr di olive nere snocciolate e tagliuzzate. Preparazione La sera precedente preparate il lievitino   e lasciatelo lievitare per tutta la notte a temperatura ambiente. Preparate la purea facendo cuocere la zucca in poca acqua salata. Una volta cot...

La rockstar elogia in tv le straordinarie bellezze della Terra d’origine: Steven Tyler e Cotronei (Kr)

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 di Maria Lombardo Fra gli oliveti della  Sila  c’è un piccolo paese dove è partito un sogno: organizzare un gigantesco concerto del loro beniamino, Steven Victor Tallarico, in arte Steven Tyler, leader degli Aerosmith, rockstar internazionale fra i 100 migliori cantanti di tutti i tempi (secondo la rivista Rolling Stone).  Cotronei  lo conosce bene, Steven. Nipote di Giovanni Tallarico, musicista cotronellese emigrato negli States. Anni fa, in una calda estate calabra, la rockstar arrivò a sorpresa in paese per ricercare le sue origini e incontrare i cugini. Il paese di 5.000 anime andò in delirio. Il macellaio conserva gelosamente le foto scattate fra le salsicce, gli altri hanno ancora negli occhi quella volta che si misero a cantare tutti insieme I Don’t Wanna to Miss a Thing. Ma poi, come nelle favole, Steven sparì per tornare a New York. Qualche giorno fa però, sui network Esquire e Virgin, il frontman degli Aerosmith è improvvisamente tornato a celebrare ...

" STIAVUCCU " una tradizione radicata scomparsa col progresso

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 di Maria Lombardo Subito si pensa che sia un tovagliolo per pulirsi la bocca, non è cosi, anche se è possibile farlo. 'U stiavuccu è una tela quadrata della dimensione di circa 60 cm per lato o anche più grande. È una tela bianca fhatta allu Tilaru, di canapa o di lino, su due lati contrapposti vi è la frangia lasciata dall'ordito del telaio tagliato più lungo. Di solito la tela contiene dei ricami o disegni semplici fatti con filati di colore rosso o altro. Le spose lo portavano in dote a una o più dozzine. Servivano a contenere il cibo che veniva consumato in campagna durante il giorno. Serviva anche a contenere 'i partenze e bene apparecchiato veniva consegnato a parenti ed amici, u stiavuccu non veniva lasciato. In effetti veniva usato da contenitore, si metteva il pane, la pasta, il salame ecc. e  veniva chiuso tirando le punte dei lati ed accavallati si faceva il nodo ('a nocca). Chiusi i lati, venivano 2 nocche. Serviva da carta regalo Per portare: 'i part...

Conoscete il caffè Certosino di Serra San Bruno (VV)

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 di Maria Lombardo  La bevanda con un’idea originale: allo Scrivo Lounge Bar di via Matteotti n.46, le porte sono aperte ai coffeelover che vogliono sperimentare una ricetta a base caffè particolare, il Caffè Certosino. Una bevanda preparata per omaggiare non solo l’espresso, ma la terra locale. I visitatori di Serra San Bruno potranno degustare solo qua! Il Caffè Certosino nasce dalla proposta del fotografo Bruno Tripodi, che era solito andare a prendere un caffe ; perche invece non potresti creare il Certosino, vista l’importanza della Certosa di Serra San Bruno?”.”In tazza è comparso il Caffè Certosino, con cioccolato bianco, nocciola, caffè, panna e un tocco di dolcezza a margine: un biscotto alla mandorla tipico della zona.Come prepararlo: 1. Si inizia dal cioccolato bianco*, che si spalma all’interno della tazzina trasparente; 2. Si procede aggiungendo la nocciola; 3. Si versa il caffè; 4. Si conclude il tutto con un ciuffo di panna e mettendo. Infine, sulla su...

VINCENZO FIORAVANTI, SCIENZIATO-UMANISTA DI SARACENA (CS)

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 di Maria Lombardo Don Vincenzo Fioravanti, parroco della Chiesa di Santa Maria del Gamio, fu tra gli anni ‘30 e ’50 del secolo XX, un appassionato cultore di piante medicinali, e tutta la sua conoscenza la metteva a disposizione degli indigenti: per questo motivo era una sorta di medico dei poveri, che curava grazie alle proprietà di alcune note piante presente nel comprensorio del Pollino, tra Castrovillari e Scalea. È questa un’area particolarmente ricca di varietà e specie di piante medicali e di un’antica tradizione, risalente almeno al Medioevo che era stata trasmessa oralmente e senza soluzioni di continuità. Le cure tradizionali a base di piante officinali erano semplici ed efficaci, empiricamente testate da secoli: gli sciroppi (a base di camomilla, chicchi di melograno, rametti di ciliege, barbabietola), il rabarbaro bollito, “l’erba del vento”, la centaura, l’unghia del cavallo,fiori di finocchio, lupini, le cortecce di alcuni alberi, le radici, il rovo, la “picata” (un ...

Tradizioni Calabria: festa di San Martino:”zeppole e vino”

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 di Maria Lombardo   La festa di San Martino è il giorno in cui in Calabria (e non solo) arriva il momento di assaggiare il vino novello, prodotto dall’ultima vendemmia. In passato questo giorno era una festa per i nostri nonni che giravano per le cantine degli amici o dei vicini del paese per assaggiare il vino nuovo e festeggiare con i brindisi sul superamento della fase mosto. Per la sera di San Martino e la “degustazione” del vino novello, le donne in casa preparavano pietanze e prelibatezze tipiche della nostra cucina, per mandare giù i bicchierini del vino novello. Alla tavola non potevano mai mancare le zeppole (con acciughe, nduja, bianche, mozzarella e pomodoro, baccalà etc) oppure  un pezzo di pane fatto in casa, appena caldo o conservato, le olive schiacciate, prodotti sott’olio, affettati, sopressata, salame, soliti spizzichi da accompagnare con il vino.

ll Pesto di Pomodori secchi

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 di Maria Lombardo E’ un’ottima crema con ingredienti tipici della cucina calabrese, per condire Pasta fresca fatta in casa, oppure su fette di pane tostato o crostini croccanti. Provatelo e sentirete profumo di Calabria     Ingredienti 50 gr di Basilico fresco (solo le foglie tenere) 150 gr di  Pomodori secchi  non conditi 50 gr di Mandorle spellate 50 gr di Pinoli 100 gr di Olio Extra vergine di Oliva 3 piccoli spicchi di Aglio 100 gr di Pecorino del Monte Poro, stagionato e grattugiato 50 gr di  Vino cotto calabrese , circa ¼ di bicchiere  Sale q.b. Procedimento: Come prima cosa per preparare il Pesto di Pomodori secchi, tostare le Mandorle e i Pinoli in un padellino per qualche minuto, facendo attenzione che non diventino troppo scuri. Spostarli in un Robot e aggiungere l’Aglio, il Sale, le foglie di Basilico e frullare fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere a filo il Vino cotto, l’Olio Extra vergine di Oli...

Sapete che era calabrese il sarto che vestiva Mina. Eugenio Carbone originario di Mendicino (Cs)

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di Maria Lombardo Un particolare della celebre cantante è che il suo stilista personale era calabrese il giovane sarto Eugenio Carbone .L'abito che mina indossava nel celebre duetto con Toto' negli anni 60 porta la sua firma. Il celebre sarto calabrese frequentava la casa romana di Mina. Mina provava i vestiti e Carbone verificava, correggeva, e definiva. Eugenio Carbone era originario di Mendicino ( Cs ) per 50 anni ha lavorato anche con le Sorelle Fontana e Renato Balestra! Da ragazzino Eugenio inizia a osservare come si fa a trasformare una gonna in un paio di calzoni. È tempo di restrizioni, è tempo tra  due guerre . Il superfluo è bandito, tutto va recuperato, trasformato e riutilizzato. Una tenda diventa un abito, una camicia si rattoppa all’infinito, passando da padre in figlio finché diventa un cencio. Il governo dice che si deve risparmiare su tutto, anche sui  bottoni .  Dai vent’anni Carbone comincia ad accarezzare l’idea di costruire u...