1943: L’attacco su civili in Mileto (VV)
di Maria Lombardo
Non ho deciso di scrivere tale articolo per creare rancori ma l’ho fatto per raccontare eventi che i Calabresi hanno dimenticato o non conoscono o conoscono soltanto per sentito dire. Ho cominciato ad interessarmi a questo periodo storico poiché mia nonna soleva raccontare di un bombardamento fatto alla parte bassa di Nicotera. Raccontava che la popolazione lasciò per un giorno e una notte il paese e si salvarono da un bombardamento angloamericano. Ricordi confusi di una giovane donna che visse quei giorrni ho sempre pensato! Come ho sempre pensato che la Calabria fosse stata una terra marginale per cui certi episodi legati alle guerra non avevano avuto modo di verificarsi. Mi sbagliavo! La mia attenzione viene focalizzata all’ignobile morte causata dagli angloamericani delle tre piccole sorelle D’Onofrio assieme ad altri 39 inermi civili. La Calabria durante la Seconda Guerra Mondiale vide coinvolti nei bombardamenti 60 città e ben 150 bombardamenti. Viene ignorato soprattutto dai giovani che gli attacchi furono migliaia e, per limitarci alla Calabria, almeno 150.Non né fu esente Mileto! Chiaramente la distruzione morale, economica, la perdita di beni culturali non hanno eguali nella nostra Regione. Gli eventi che riguardano il Campo di aviazione di Vibo Valentia e la strage di Mileto a tutti gli altri sono dovute al fatto che sono stati questi gli elementi specifici e legati tra loro per la resa incondizionata dell’Italia. Tutto ebbe inizio il 16 luglio del 1943 iniziano già dalle 8 i bombardamenti sia su Mileto che sull’Aereoporto militare di Vibo Valentia. L’area sullo stretto di Messina era sgombra quindi favorevole a scortare gli aerei sull’aereoporto di Vibo, questo è quanto dice il Rapporto del 14° Gruppo Caccia degli U.S.A. sulla missione del 16 luglio l943 (A.R [HOS] National Personnel Record Center – pag. 1267. In realtà la popolazione compresi anche i ricordi che mia nonna riferì in quei giorni i cieli erano una vera autostrada nemica, altri riferivano che a Pizzo erano ferme delle imbarcazioni. Sulla statale poi nessun convoglio nemico transitava tranne una colonna tedesca dalle 9 e 30 alle 10, tutto era calmo! Ma alle 11 e 30 scoppiò l’inferno:””Aerei in numero imprecisato hanno sganciato numerose bombe di grosso calibro sull’aeroporto di Vibo Valentia e dintorni e sulla strada nazionale. Mitragliamento della zona Chiaravalle (?) a ovest di Vibo Valentia. Danni ingenti al campo di volo, reso impraticabile. Quattro aerei colpiti. Alcune bombe sono rimaste inesplose. Si lamentano un morto e 77 feriti”. [Dai Notiziari n. 341-343 e 349 del Min. R. Aeronautica (Dif. Ant. Segreto) del 6.07.1943]. Intanto Mc Cord avvista e punta dei carri motorizzati nei pressi di Mileto erano solo agricoltori del luogo che fuggivano disperati. Minuti o secondi dopo le 11.30, alcuni caccia della 37a squadriglia del 14° GRUPPO, partono dalla zona aerea del Campo di Aviazione di Vibo Valentia e, seguendo la rotta Nord-Est-Sud-Est, piombano alla periferia di Mileto col loro carico di morte. All’altezza della stazione delle Calabro-Lucane di Mileto, si separano, mitragliando e scaricando centinaia di “Fragmentation-antipersonal-bomb” (i cosidetti “spezzoni” da 20 libbre), ordigni micidiali contro le persone. In località Carasace scoppia l’ecatombe,i lightning P-38 del cap. Mc Cord si avventano a volo radente sugli inermi, facendo strage di 39 persone, di cui 32 donne e bambini. La trattazione di questo argomento è stata finora generica e con riferimenti imprecisi sulle date, sui luoghi e sugli “esecutori”. Tuttavia anche i ricordi degli anziani coincidono con i dati storici sulla statale non transitava nessuno che potesse essere bersagliato. In mezzo a questa colonna di cittadini miletesi vi era la famiglia D’Onofrio composta dalla madre Donna Maracuncetta e dalle tre piccole Antonuzza 4 anni, Maria Rosa 6 e Maria di 9 scuarciare dalle schegge. Gli aerei alleati si avventarono sulla colonna e dopo aver sganciato le bombe anche le tre piccole D’Onofrio perirono sotto il fuoco alleaato. La madre si riprese dallo stordimento ed appena vide lo scempio scorse le tre figlie devastate. Urla di dolore, la donna affranta cercava di mettere in piedi i cadaveri delle figlie senza risultati. La madre affranta tornò al paese e prese le casse dove custodiva i corredi delle bimbe e fu costretta ad adagiare i tre cadaveri devastati ed irriconoscibili. Furono 39 i morti di Mileto. Neanche una goccia nell’immondo scenario dei milioni di morti di quella Notte delle Coscienze che fu quella guerra. Ma sui 39 poveri morti di Mileto, come su di altri poveri morti e veramente tanti, calò il Silenzio – scrive Bartuli. Torniamo agli eventi storici, ribadisco che non fu errore ma ordine impartito ed eseguito questi tipi di eventi venivano chiamati Rabarbaro. Piloti dell’Aeronautica militare, hanno assicurato che, quando si vola radenti, si è in condizioni assolute di distinguere non solo l’obiettivo ma anche le persone. Quindi era chiaro che non erano militari ma operazioni Rabarbaro le cosidette “Operations Rhubarb”, ‘Operazioni Rabarbaro’ (il rabarbaro è una pianta di sapore amarissimo). “Gli attacchi “Rhubarb” erano quelli condotti su “obiettivi occasionali”, e non erano perciò progettati in anticipo. Se l’aeroporto di Vibo Valentia o la concentrazione di truppe nelle vicinanze fossero stati l’oggetto di un attacco “Rhubarb” il 16 luglio 1943, allora è possibile che aerei alleati venissero su questi obiettivi per caso, mentre volavano verso o da un obiettivo prestabilito e decisero al momento di attaccarli mentre vi passavano sopra.” Questa storia fu soltanto l’ennesima scia di sangue dimenticata nella nostra terra. Mileto. Vittime civili del bombardamento USA nella campagna alla periferia della città il 16 luglio 1943. (Nominativi estratti dagli atti di morte del Comune di Mileto). 1. Artusa Caterina, fu Antonio, nata a Scaliti di Filandari, a. 33. 2. Bertuccio Maria Cristina, fu Francesco, a. 52. 3. Bulzomì Raffaela, fu Raffaele, a. 29. 4. Chillemi Giuseppe, fu Francesco (nato a Gallico Marina), a. 54. 5. Cichello Antonio, di Nicola, a. 5. 6. Colloca Caterina a. 11. 7. Currà Pasquale, fu Raffaele, a. 89. 8. D’Onofrio Antonia, di Francesco, a. 4. 9. D’Onofrio Maria, di Francesco, a. 9. 10. D’Onofrio Maria Rosa, di Francesco, a. 6. 11. Calati Domenico, di Antonio, a. 13. 12. Ganzio Giuditta, fu Raffaele (nata a Gioia Tauro), a. 30. 13. La Torre Antonio, fu Francesco (nato a Taureanova), a. 59. 14. Lascala Antonino, fu Giuseppe, a. 20. 15. Lascala Fortunata, fu Nicola, a. 74. 16. Leopardi Luigi di Remolo (nato a Tripoli), a. 26. 17. Manduca Maria Caterina, fu Francesco, a. 36. 18. Mastruzzo Maria Teresa, fu Gregorio, a. 68. 19. Occhiato Carolina, fu Giuseppe, a. 69. 20. Pagnotta Fortunato, fu Fortunato, a. 13. 21. Pagnotta Santa Maia, fu Fortunato, a. 8. 22. Palmieri Maria, di Fortunato, a. 43. 23. Piraino Antonio fu Francesco, a. 2. 24. Pititto Maria Angela, di Domenico, a. 12. 25. Pititto Maria Angela Fortunata, di Antonino, a. 23 (incinta). 26. Pititto Pasquale, fu Antonino, a. 75. 27. Pititto Pasquale Giuseppe, di Antonino, a. 15. 28. Pititto Rosa, fu Francesco, a. 56. 29. Pititto Rosina, di Giuseppe, a. 37. 30. Pititto Stella, di Antonino, a. 12. 31. Raffaele Annunziato, fu Vincenzo, a. 55. 32. Romano Maria Carmela, fu Francesco Antonio, a. 43. 33. Solano Maria Angela, fu Giuseppe, a. 12. 34. Tavella Rosetta, di Salvatore, a. 12. 35. Valente Fortunata, di Nicola, a- 26 (incinta). 36. Vardaro Fortunata Maria, fu Rosario, a. 48. 37. Verducci Carmela, di Filippo (nata a Gallico), a. 37. 38. Vitrò Anna Maria, fu Giovanbattista, a. 67.

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