La festa dell’Epifania in Calabria: ‘A Befana i Bisignanu

 
di Maria Lombardo
Ogni bambino italiano aspetta la Befana ( poiché la vecchina buona che vola su una scopa è frutto di una leggenda italiana). Il termine Epifania che spiegherò nel corso dell’articolo nella tradizione popolare è storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l’arco dell’anno, molte nostre festività hanno un’origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. La Calabria terra carica di riti e tradizioni antichissime legano al mondo contadino anche questo giorno dedicato ai piccoli. Fin da bambina infatti ho ascoltato da nonni e zii strani racconti sulla notte che precede il 6 gennaio. Ma anche strani ritornelli:” fa’ a brava ca ti portra cinniri e carvuni a Befana”, mai visti però! Raccontavano che quella magica notte doveva essere illluminata da falò per le campagne, ovviamente un rito propiziatorio per l’anno che verrà, scacciando nel fuoco tutte le avversità e i cattivi pensieri che hanno accompagnato quello appena passato. Il termine Epifania è greco “Epiphàneia”, significa manifestazione, evento miracoloso, una venuta prodigiosa, divina, in poche parole! Ragion per cui i Cristiani ricordano “l’abbraccio” tra i Re Magi e Gesù. Il rito greco da cui si rifà la nostra festa cristiana riprende il solstizio invernale. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con u
na scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. Come nelle tradizioni pagane più antiche, il fuoco è usato per purificare e propiziare ed effettivamente il fuoco è importante in questa festa. Ma prima di illustrare i riti calabresi è importante spiegare chi erano i magi.

Nella tradizione Cristiana il magoi era uno studioso di astronomia, insomma una casta babilonese e persiana. Per questo motivo i calabresi vedono fin dalla notte dei tempi quella notte come propizia per eventi miracolosi. Addirittura si odono le bestie parlare! Riescono persino a maledire il proprio padrone se è il caso e permettere che la famiglia che non li cura bene di cadere in “vascia fortuna”!Per evitare ciò, la sera della vigilia, bisogna nutrirli in abbondanza. Inoltre a Bisignano c’è in uso di raccontare una “novella” curiosa: Il fattore di una masseria imprecisata era abbastanza scettico ma altrettanto curioso, così decise di appurare personalmente questo evento prodigioso. La notte della vigilia dell’Epifania decise di dormire nel pagliaio, dietro la mangiatoia dei buoi. A mezzanotte l’asino disse al bue “ Mangiàmu bùanu…ca dumani hàmu fatigàri. Hàmu portàri `u patrùni `ccù ru carru….”. Essendo la notte dei doni può succedere di tutto dalle fontane sgorga olio o vino nell’indifferenza, ovviamente anche qui si cita una novella si racconta a Bisignano è quella di una famiglia che la notte del 5 Gennaio, accorgendosi di avere vuoti i recipienti dell’acqua, andò alla vicina fontana per fare una scorta per la notte. Solo la mattina successiva, la moglie si accorse che i boccali erano pieni di olio. E che dire dei bimbi che si svegliano con le calze cariche di dolciumi! Regalare i dolciumi è segno di un futuro propizio che verrà, la vecchietta buona però alla fine della giornata viene bruciata, la morte è purificazione ed è preludio di una nuova rinascita.

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