Operazione Baytown: gli anglocanadesi bombardano la Calabria
di Maria Lombardo
Alle ore 4 e 30 del 3 settembre 1943 inizia in Calabria l’operazione Baytown, i primi sbarchi si svolsero tra Catona e Villa San Giovanni, da parte della V Divisione Britannica e dalla I Divisione Canadese. Nel mentre si svolgeva lo sbarco la nostra Regione era sotto responsabilità del XXXI Corpo d’Armata, con Comando a Soveria Mannelli. Il corpo d’armata aveva 4 divisioni costiere la “Mantova” che stava a Taurianova, e le Divisioni “Panzergrenadier” tedesche XXVI e XXIX, dislocate sull’Aspromonte e nella zona di Rosarno-Polistena-Siderno la prima, e intorno alle strozzature di Catanzaro e Castrovillari la seconda. Iniziò la ritirata dei tedeschi lasciando dietro loro solo terra bruciata! Strade dissestate ma senza scontri se non sporadici come a Pizzo. Tra il 7 e l’8 settembre non riescea sbarcare a Gioia Tauro la Brigata Malta per avverse condizioni meteo e si diressero verso Lamezia. Proprio qui intercettarono il grosso della truppa tedesca! Anche dal punto di vista dell’aviazione, le operazioni di contrasto dell’Asse furono quasi sempre intempestive, inefficaci e fallimentari. Questo perché la maggior parte degli aeroporti e campi di volo erano stati distrutti dai terribili bombardamenti aerei degli angloamericani che dalla fine del giugno 1943 fino all’inizio di settembre tempestarono la Calabria, provocando non solo enormi danni ma anche numerosi morti e feriti, sia militari che civili. Purtroppo nella storiografia di quel periodo il vuoto è enorme e solo da poco si sta cercando di colmarlo.Il lavoro fondamentale quello condotto da Filippo Bartuli, che ha recentemente dato alle stampe il saggio Le incursioni aeree anglo-americane del 1943 su 60 città e località calabresi (Laruffa Editore, pp. 132), uno studio di taglio divulgativo-documentaristico riguardante l’intera regione. 150 le incursioni subite dalla nostra terra tra giugno e luglio del ’43, immani le perdite sia umane che in beni. Possiamo affermare, sfogliando i dati raccolti, che la provincia più colpita, anche per ovvie ragioni geografiche, è stata quella di Reggio Calabria (non solo il capoluogo – martoriato da 24 bombardamenti – ma anche centri minori quali Villa San Giovanni, Bagnara, Gioia Tauro, Palmi, Locri, Roccella Jonica). Ma subirono durissimi attacchi anche gli altri territori: in particolare, tonnellate di bombe su Vibo Marina e Vibo Valentia, Catanzaro e Catanzaro Marina, Sant’Eufemia Lamezia, Crotone, Isola Capo Rizzuto. Meno intensi gli attacchi nel cosentino, non per questo meno dannosi: Cosenza, Castrovillari, Paola, Trebisacce e Sibari patirono diverse incursioni. Riportiamo le parole di Bartuli per quel che riguarda gli accadimenti della notte dello sbarco, quella, come già ricordato, tra il 2 e il 3 settembre 1943: «Nella notte, un vulcanico bombardamento navale e aereo durato parecchie ore senza interruzione, tempestò la costa calabrese da Melito a Reggio. […] da Malta e dai porti di Siracusa e Catania occupati dagli angloamericani, unità della Marina inglese, tra cui le corazzate Nelson e Rodney (con cannoni da 406), due incrociatori e altre 11 navi (cacciatorpediniere, corvette e spazzamine) spararono su un tratto della costa calabrese di 15 chilometri una tempesta di ferro e di fuoco. Tra l’altro fu colpito un deposito di 50 tonnellate di esplosivo che rase al suolo diversi isolati di via Galvani a Reggio. Un’ingente forza navale, protetta da migliaia di aerei, sbarcò sulle coste di Catona, Gallico Marina, Calamizzi e Pentimele a nord di Reggio e all’alba occupò la città». Non c’è da stupirsi se si ribadisce che nel mirino angloamericano vi erano gli aereoporti e tutti i luoghi adibiti alla comunicazione. Senza dimenticare le industrie belliche! Gli angloamericani volevano scongiurare qualsiasi possibilità di sostegno, in primis aereo, proveniente dalla regione in opposizione all’avanzata in Sicilia (Operazione “Husky”), iniziata con lo sbarco sulle coste dell’isola nella notte tra il 9 e il 10 luglio. E’ chiaro il perchè l’aereoporto di Vibo “Luigi Razza” venne ripetutamente crivellato dal cielo. I bombardamenti sono datati 10, 11, 13, 15, 16 e 20 luglio. Particolarmente duro fu l’attacco del 16 luglio: ci furono ben 207 incursioni (tra le 10.58 e le 11.30), in cui furono coinvolti 113 bombardieri e 94 caccia dell’aereonautica angloamericana, decollati dalle basi tunisine della Nasaf (Northwest African Strategy Air Force) di Dar El Koudia e Souk El Arba, con lo sganciamento di centinaia di bombe sull’obiettivo militare (dove erano parcheggiati 78 aerei). Ma quel giorno accadde anche un fatto tragico, finito nel dimenticatoio la strage di Mileto di cui ne parleremo in diversa sede.

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