Durante il periodo pre-unitario l’intera penisola italica era sottosviluppata
di Maria Lombardo
Sono convintissima che bisogna ricordare al mondo neomeridionalista come eravamo tutti indistintamente prima di affermare il falso. Insomma bisogna osservare l’economia di tutti gli Stati italici e subito dopo dare un giudizio. Il mio è già pronto ed è conforme ai dati storici. Andiamo per gradi in modo che tutti anche i neofiti della storia del Risorgimento possano capire come si viveva economicamente in Italia. Al momento dell’unificazione il settore manufatturiero era poca cosa rispetto a tutti gli Stati Europei in questo settore come afferma Zamagni nella sua opera Dalla periferia al centro, La seconda rinascita economica dell’Italia 1861- 1981, Il Mulino Bologna 1990 pag 42:” le regioni più sviluppate erano Piemonte, Liguria e Lombardia e le aree meno sviluppate il Regno delle Due Sicilie e la Sardegna”. Il problema però non è il divario Nord e Sud ma il vero “quid” di questo articolo è il divario Europa Italia. Ebbene si l’Italia era davvero una periferia. Con queste premesse è chiaro che all’appuntamento con l’Unità fu di arretratezza sia al Nord che al Sud ed ogni storico sereno non può affermare il contrario. Lo stesso Pescosolido in una sua opera che rilegge il divario Nord e Sud oggetto dei miei studi universitari così sostiene:” era l’Italia intera che al momento dell’unificazione si presentava in una situazione che alla luce delle odierne teorie dello sviluppo va classificata come inequivocabilmente arretrata”. Entriamo ora nello specifico, il Nord aveva fatto progressi nell’industria tessile, metalmeccanica, chimica mentre in altri comparti non riusciva a decollare, mentre il resto d’Europa galoppava velocemente. Vi porto l’esempio lampante al Nord vennero impiantati 350.000 fusi per il cotone nelle 4 Regioni della Pianura Padana, la Francia 5.500.000 e 30.000.000 in Inghilterra. La Lombardia non superava il 7% dei fusi quindi appena si fece l’Unità la Lombardia non poteva eguagliare o competere con lo sviluppo europeo. La seta invece superava al Nord la produzione europea che veniva esportata grezza, solo pochi quantitativi rimanevano in Italia. Il settore metalmeccanico qui pregherei i lettori di stare attenti a cosa leggono, la ghisa in Inghilterra si superava i 3.772.000 tonnellate, in Francia 976.000,Germania 592.000, 312.000 il piccolo Belgio (…) la Toscana 8 mila tonnellate e 1500 la Calabria (Mongiana). Ecco quale era lo scenario ma c’è da aggiungere come ho chiaramente descritto in Sotto il Segno dei Borbone Bonfirraro Editore che la ghisa calabrese era di qualità migliore purtroppo questo non bastava a competere. Le macchine a vapore in Italia poi erano pochissime 50.000 HP metà di quelle Spagnole e Francesi, basti pensare che nel 1851 Milano aveva solo 9 stabilimenti con macchine a vapore troppo poche per intraprendere. Il Divario Nord- Sud era poca cosa contro il divario Italia-Europa. Divario chiaramente amplificato anche nelle strutture creditizie non riuscendo a tenere il passo europeo erano ridotte a fornire solo materie prime le industrie italiane e nessuna delle strategie attuate era riuscita a colmare questo divario. Il Congresso di Vienna tarpò le ali all’Italia e l’Inghilterra le tarpò al Regno delle Due Sicilie sulla questione degli zolfi. Il divario Italia- Europa era davvero un annoso problema più del divario Nord- Sud che anche senza l’unificazione avrebbe permesso al Sud di trovare la sua strada. Detto questo e sperando che il mio discorso fatto di note inoppugnabili sia stato chiaro (probabilmente non per i neomeridionalisti neofiti ed ottusi), l’Italia attuò dei metodi per cercare di colmare questo divario. Intervenne in modo incisivo con sostegno e sovvenzioni ai comparti più tenaci e che potevano decollare. Facilitando maggiormente l’afflusso dei capitali stranieri ne giovò di più la Sicilia già famosa per i zolfi e per gli agrumi e poi con le vendite estere sulla rotta degli emigrati. E’ chiaro che il “riarmo” del Settentrione serviva a recuperare il mercato perso mentre il Sud lo recuperò con gli emigrati che continuarono a mangiare Meridionale immettendo così moneta sonante in Italia. Solo così si è potuto godere negli anni ’80 del 6 posto tra i paesi industrializzati. Ci auguriamo che questa chiara lettura fatta sulle opere di noti storiografi dell’economia come Pescosolido ed ancora Cancila abbia fatto chiarezza!

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