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L’ alluvione del Reggino del secolo scorso: 12-18 ottobre 1951

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di Maria Lombardo Nell ' ottobre del 1951 il basso Jonio fu interessato da un grandissimo evento alluvionale di catastrofiche alluvioni che mai colpirono la Calabria con tanta forza provocando morte e distruzione. Sono bastate 100 ore di piogge con 1770 mm di pioggia, una quantità superiore alle medie annuali. La quantità di acqua caduta risulta essere elevata con conseguenze disastrose per i territori compresi fra l’Aspromonte e la Serra di San Bruno. Bombe d’acqua che hanno colpito 67 comuni, in particolare Nardodipace, Africo, Canolo, Careri e Platì, provocando il crollo di 1700 abitazioni e facendo restare 4500 persone senza un tetto sulla testa. Fu l’apocalisse i torrenti scesero a valle ingrossati trascinando tutto, notevoli le frane e gli smottamenti da Reggio Calabria fino a Catanzaro . Le comunicazioni stradali e telegrafiche saranno interrotte in oltre quindici località. La linea ferroviaria tra Soverato...

La Torre cavallara di Sant'Antonio a Santa Caterina allo Jonio (CZ)

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di Maria Lombardo Questo meraviglioso monumento che sto per presentarvi è la Torre di Sant'Antonio, torre cavallara del XIII secolo, edificata ancora prima delle disposizioni di Carlo V per la protezione delle coste di tutto il Regno di Napoli. Se la datazione è precisa, la Torre è la prima sulla costa ionica meridionale, e precede le torri angioine e durazzesche similari, della fine del secolo XIV. A ridosso del mare le due guardie a cavallo ( per questo detta cavallara) perlustravano senza sosta tutto il litorale a turno. Inoltre quando avvistavano i famosi “pirati” (Balcanici, Greci e Anatolici) provenienti dal lato ionico facevano partire dei segnali di fumo al castello approfittando del fuoco che di notte era sempre acceso. Collegata visibilmente anche con Torre Manno e con la Torre Castillace oggi ricordate in alcuni testi ma di cui non rimangono vetusta. Come tutte le torri cavallare è a forma cilindrica in modo da favorire la partenza degli equini. Il tempo però ...

Un pane calabrese:” pani i castagni”

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di Maria Lombardo Era un pane che ha sfamato davvero generazioni di calabresi in tempo di magra, oggi è un prodotto di nicchia che si consuma solo in questo periodo. Un tempo il grano era privilegio solo di nobili e ricchi  al popolo si dava solo cereali inferiori e dovevano accontentarsi.  Oggi si assiste al fenomeno inverso ci cibiamo di farine raffinate e si tenta di valorizzare di nuovo le farine di una volta. Il pane di castagne è uno dei prodotti tradizionali della Calabria. Veniva preparato e poi conservato per essere consumato prevalentemente nei periodi invernali, quando i paesini di montagna si ritrovavano isolati per via delle nevicate abbondanti. Sia nelle zone silane e presilane è ancora commerciato ma in pagnotte di piccolo taglio perché è una nicchia. La farina di castagne si produce tramite macinazione delle stesse dopo averle essiccate, ma molti usavano invece lessarle e ridurle in purea per poi aggiungerle nell'impasto. E' un prodotto privo di glutin...

Un rituale dal fascino antico: il Malocchio

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di Maria Lombardo L’origine etimologica di “affàscinu” va ricercata nel temine catalano “fascinar” che significa malia, affatturare;  la pratica, ancora in uso, invece, è facilmente rintracciabile in diverse zone della Calabria Furono gli spagnoli a portare nel Mezzogiorno questo antico rito, di cui le donne calabre ne hanno acquisito la sapienza. Il Malocchio è una pratica carica di invidia che può colpire l'ignara persona solo con uno sguardo "malo occhio" o addirittura con complimenti falsi. Ragion per cui ci si deve proteggere! Una locuzione legata alla pratica è quella di “fòra affàscinu”, utilizzata quando si vuole fare un complimento, per esempio ad un neonato, in modo da raggiungere lo scopo, ossia quello di fare degli apprezzamenti, allontanando, nello stesso tempo, qualsiasi inconscio sentimento di invidia o malocchio. A proposito di neonati, le mamme attente erano pratiche nel fare i sacchettini con incenso e foglie di ulivo benedetto. In ...

La Calabria ha un nuovo Santo è il turno del beato Angelo da Acri (CS).

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di Maria Lombardo "Era il lontano 18 dicembre 1825 quando, a conclusione di un lungo iter iniziato il 10 ottobre 1744 a cinque anni dopo la sua morte con il processo di “non culto”, al quale seguirono i processi informativi di Bisignano (1748-1759) e di Cosenza (1764-1769), e quelli celebrati a Cosenza (1786-1789; 1791-1792; 1793-1795) e a Bisignano (1793-1796), papa Leone XII celebrava il rito della beatificazione. Da allora sono passati oltre 190 anni e la fama di santità del beato Angelo, specialmente tra gli acresi ma non solo, non è mai venuta meno. L’Ordine dei Frati Minori Cappuccini gioisce per questo nuovo santo, testimone di Cristo, predicatore instancabile del Vangelo, discepolo fedele della croce, grande difensore dei poveri e degli esclusi, confessore della misericordia di Dio. Il Santo beato Angelo, lasciandosi sorprendere dall’irrompere del Signore nella sua vita, ha saputo essere l’umile lavoratore nella vigna del Signore."  Lo ha annunciato ormai già...

DOMENICO TARSITANI DA CITTANOVA (RC) UN GRANDE MEDICO DEL REGNO DELLE DUE SICILIE.

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di Maria Lombardo Nacque a Cittanova, cittadina che si trova ai piedi dell’Aspromonte, il 18 agosto 1817. Nel… 1834, si recò a Napoli per intraprendere gli studi Filosofici e Matematici in quanto propedeutici allo studio della medicina, disciplina verso cui si sentiva naturalmente inclinato. Il 4 novembre 1835, a 18 anni, entrò nel Collegio Medico Cerusico Napoletano, scuola di medicina annessa all’ospedale degli incurabili. Nello stesso anno, fu bandito un concorso per una mezza piazza franca, ovvero, un sussidio per lo studio da conferirsi al candidato che fosse risultato primo nelle lettere latine ed italiane; Tarsitani, molto istruito, vinse il premio e ciò gli valse d’incitamento a proseguire gli studi medici. Divenne un punto di riferimento per i compagni e acquistò simpatia agli occhi dei professori. Terminata la laurea in Medicina e Chirurgia, iniziò un periodo di praticantato nella Clinica Civile, e successivamente presso l’Ospedale degli Incurabili, dove ebbe come maest...

Il pane di patate alla calabrese: un pane antico.

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di Maria Lombardo E’ un pane di “miscitura” consumatissimo fino agli anni ‘ 50 in tutto il Sud Italia specialmente nelle Calabrie.  Oggi si produce ancora ma è cambiato il modo di consumarlo  si fa in pitte ovoidali da mezzo chilo perché è un pane di nicchia attualmente. Un tempo doveva riempire la pancia ragion per cui non era un pane per ricchi.  Ai ricchi era riservato il pane di farine “nobili” l’aggiunta della patata sopperiva la mancanza  la poca disponibilità di frumento, ma era suggerita anche dalla considerazione delle caratteristiche della patata, che essendo un buon conservante di morbidezza permetteva di cuocere il pane una sola volta alla settimana. Originariamente il pane di patate era fatto con la farina semiscura integrale, macinata a pietra: usando questa farina il pane risulta oggettivamente più gustoso, autentico e anche più salubre. Vi illustro gli ingredienti :   2 chili di farina di grano tenero tipo 0 8 etti di patate lesse 6...