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La bellissima spiaggia dell'Ajnella di Scalea (CS) e le sue scogliere

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 di Maria Lombardo     Se siete alla ricerca di una meta per le vostre vacanze al mare, vi consigliamo di visitare la spiaggia Ajnella, una delle più belle e suggestive di Scalea, in Calabria.Si tratta dell’ultima spiaggia della lunga costa sabbiosa e ciottolosa che caratterizza questo tratto di litorale, dove si possono ammirare degli scogli spigolosi e grigi che emergono dal mare azzurro, creando un paesaggio unico e affascinante.Tra i tanti scogli, ce n’è uno che attira l’attenzione per la sua forma particolare: si chiama “Giumenta” e ricorda la schiena di un maestoso cavallo. Secondo una leggenda locale, si tratterebbe di una vera giumenta che si sarebbe trasformata in pietra per sfuggire ai predatori.La spiaggia Ajnella è libera e abbastanza estesa, e offre la possibilità di fare delle belle passeggiate lungo la riva o sugli scalini che portano sulla distesa di scogli, da dove si può godere di una vista mozzafiato sul mare e sulle montagne circostanti.Ma la vera ...

Ecco a voi come si essicca e conserva il sambuco

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 di Maria Lombardo Questo è il periodo giusto per raccogliere i fiori della pianta del sambuco e conservarli, dopo una brevissima fase di essiccatura( che si può benissimo saltare se i fiorellini si staccano facilmente)   nei vasetti di vetro con sale ed olio. Il composto, secondo la nostra tradizione,   serve per fare   dei piccoli pani, detti "pitte cu maji", e veramente squisiti.  

Come nacque il Rosolio di rose diffuso in Calabria

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 di Maria Lombardo In un convento costiero un giorno un monaco zelante prese 50g di zucchero che pose assieme ai petali in un mortaio, li pesto’ per bene, li adagiò   in un contenitore con chiusura ermetica vi verso’ 1l. di alcool con lo zucchero pestato e le rose, sigillò il tutto ed attese dieci giorni, ogni tanto agitava il contenitore per permettere il rilascio delle essenze. Dopo i dieci giorni bolli’ un litro di acqua con l restante di zucchero ( 950g ), attese che si raffreddasse bene e verso il tutto nel contenitore ermetico unendolo all’alcool, risigillò il tutto ed attese una settimana dopo questo filtro’ il tutto e lo imbottigliò. Signori, era nato il rosolio, appena fatto è molto buono ma, una volta imbottigliato, se fatto riposare al buio per almeno due mesi sprigiona profumi e sapori piu intensi.    

L ' Aspromonte e la devozione al suo San Leo

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 di Maria Lombardo Le comunità di Bova ( 5 maggio) e di Africo (il 12 maggio) festeggiano il loro Santo Patrono: San Leo, un santo aspromontano.Vissuto probabilmente tra l'XI e il XII sec., San Leo (o, secondo alcuni studi, San Leone) fu un monaco di tradizione italto-greca formatosi, secondo la tradizione, presso il Monastero greco della SS Annunziata che si trovava presso Africo, all'epoca casale di Bova, tra le foreste dell'Aspromonte.La sua vita è narrata nella "raziuni di Santu Leu" (Orazione di San Leo), tramandata oralmente di generazione in generazione e recitata dai fedeli durante la preghiera in onore del Santo. Racconta di una vita trascorsa tra i boschi impervi dell'Aspromonte tra preghiera, penitenza e lavoro a servizio dei poveri.A quei tempi, era attività ancora molto praticata quella relativa all'estrazione della pece (resina) dai pini a cui si dedicava anche il nostro San Leo e a cui è legato il suo primo miracolo: la trasformazione di una...

Il culto di San Giorgio ad Oriolo (CS)

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 di Maria Lombardo Il 23 aprile la Chiesa di tutto il mondo celebra San Giorgio martire, patrono d'Inghilterra. Tra mito e leggenda, la sua fede è arrivata fino a noi ispirando generazioni di cristiani.Giorgio, il cui nome di origine greca significa “agricoltore”, nasce nella Cappadocia verso il 280 da una famiglia cristiana. Trasferitosi in Palestina si arruola nell’esercito di Diocleziano. Quando, nel 303, l’imperatore emana l’editto di persecuzione contro i cristiani, Giorgio dona tutti i suoi beni ai poveri e, davanti allo stesso Diocleziano, strappa il documento e professa la sua fede in Cristo. Per questo subisce terribili torture e alla fine viene decapitato. Innumerevoli e fantasiosi i racconti fioriti intorno alla figura di san Giorgio, fino all’episodio del drago e della fanciulla salvata dal santo che risale al periodo delle crociateI crociati contribuirono molto a trasformare la figura di san Giorgio martire in santo guerriero, volendo simboleggiare l’uccisione del drag...

La storia di Maria e Bice: le partigiane di Tropea (VV)

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 di Maria Lombardo E’ un lavoro di ricerca della Dott. Beatrice Lenti di Tropea, la quale con l’aiuto dei discendenti delle eroine tropeane così ci informa:”Bice e Maria di Tocco, erano le figlie maggiori di Ignazio e Aurora Scrugli, nati entrambi a Tropea a fine Ottocento, che, sposatisi nel 1921, si erano trasferiti a Torino dove Ignazio era ufficiale degli Alpini. Aurora volle far nascere nell’amata terra d’origine i quattro figli, così Beatrice, detta Bice, la primogenita, vide la luce a Reggio Calabria nel 1922; Maria a Vibo Valentia nel 1925; Orsola a Tropea nel 1926 e Antonio, unico maschio, anche lui a Tropea nel 1929.Durante i feroci bombardamenti su Torino, degli inizi del ‘43, la famiglia venne sfollata ad Agliano, a circa 19 km da Asti. Dopo l’8 settembre il colonnello di Tocco rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana per cui fu posto agli arresti domiciliari e, per una seria cardiopatia, aggravatasi a causa delle tensioni vissute, morì nel 1944. I suoi resti...

U Granitu: il dolce che racconta la storia di Gioiosa Ionica (RC)

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 di Maria Lombardo Chi ricorda U Granitu? Quel dolce antico, quasi magico, che profuma di tradizione e di feste di una volta. Un nome che dice tutto: “Granitu”, dal suo aspetto scintillante, granuloso, come se fosse stato catturato un frammento di neve colorata, cristallizzata dal sole del Sud. Nato dalle mani sapienti, questo dolce è un’opera d’arte dolciaria semplice ma preziosa: zucchero cristallizzato, mandorle tostate e un pizzico di colore – rosso, verde, azzurro, bianco – che lo rendono un vero e proprio arcobaleno da gustare. Ogni pezzo, irregolare e unico, sembra una piccola nuvola zuccherina con il sapore intenso e genuino della mandorla che si scioglie in bocca. Ma U Granitu non era solo un dolce: era un rito. Un tempo, a Gioiosa Ionica, quando si preparava un matrimonio in casa – quel momento di gioia collettiva, di famiglia e comunità riunite – questo dolce veniva preparato con cura e amore. E non solo per la tavola nuziale: era consuetudine accompagnarne l’invito ...

Frittata cresciuta di Pasqua delizia del Cosentino e dintorni

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 di Maria Lombardo . Si chiama frittata cresciuta perchè ci sono le uova, ma in realtà ha più la consistenza di una torta rustica, preparata con un impasto lievitato tipo pasta della pizza, a cui poi vengono aggiunte le uova e la farcitura di formaggi e salumi calabresi. Come tutte le ricette di famiglia, per giunta meridionale, la dose originale è per 10/12 persone, una bella famiglia numerosa che si riunisce intorno alla tavola per le feste pasquali, ma che io ho ridotto per me e mio marito. Se volete preparare la dose originale per 1 kg di farina dovete semplicemente aggiungere 6 uova medie e quadruplicare le dosi dei restanti ingredienti (in questo caso dovrete utilizzare una teglia più grande e cuocere per 10/15 minuti in più).  Ingredienti per 4 persone 250 g di farina forte 150 ml di acqua 6 g di sale 2 cucchiai di olio di oliva 5 g di lievito di birra fresco 2 uova piccole 2 cucchiai di  pecorino grattugiato 50 g di  caciocavallo o provola silana 50 g di...

Il “tamburru” è una tradizione esclusiva di Borgia (CZ) della notte tra mercoledì e giovedì santo

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 di Maria Lombardo Voglio ricordare  una delle tradizioni più antiche di Borgia: U TAMBURRU , sperando di fare cosa gradita. Nella notte, fra mercoledì e giovedì, per le strade passa “u tamburru” (tamburo), fatto di pelle di zimburu (maschio della capra). Una ritualità per far partecipare la comunità all’evento in forma di ufficialità, decisamente pagana, la cui funzione è quella di rendere pubblico «il fatto», cioè l’azione dei pagani che cercano Gesù per imprigionarlo e che troveranno nell’orto di Getsemani. Ogni anno si cambiava e si cambia la pelle, perché alla fine del giro per il paese davanti alla chiesa la pelle si sfondava e si sfonda. La pelle, si comprava dai pastori di Caraffa, si puliva e si stendeva fissandola a due chiodi alla finestrella del proprio magazzino per farla asciugare per parecchi giorni. Una volta asciutta, ancora oggi, si sistemava e si sistema sulla struttura rotonda a botte e si incassava (incassa) con un cerchio sempre di legno per tenerla in t...

E’ lei la dimenticata di Calabria: Santa Theodora da Rossano.

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 di Maria Lombardo   Il Martirologio Romano ci dice che è  nata a Rossano in Calabria, è stata badessa, discepola di san Nilo il Giovane e maestra di vita monastica e che si ricorda il 28 novembre.   Theodora nasce intorno alla fine del secolo IX , «da nobili e onesti ma non troppo agiati genitori Eusebio e Rosalia», a Rossano, dove trascorre tutta la sua vita, fino al “28 novembre 980”, anno della sua morte. Sappiamo che, inizialmente, è, in qualità di monaca, consigliera e guida materna di Nilo, infatti, il “Bìos” ci informa che: ella «amava il santo Padre Nilo, sin da quand’era giovanetto, quasi un proprio figliuolo».  Ma, quando Nilo si fa monaco e acquista fama di saggezza e santità, accetta, con umiltà, di diventare discepola del suo discepolo. La cosa strana è che in Calabria in pochi la conoscono ma è molto famosa in Spagna e nei paesi latinos. Le poche infor...

Il Castello di Squillace (CZ)

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 di Maria Lombardo Domina il borgo dal punto più alto del colle. Fu edificato dai Normanni nel 1044 nel luogo dove era presente prima il monastero castellense di Cassiodoro e poi un kastron bizantino. In epoca normanna costituisce il caposaldo amministrativo, politico e religioso più importante della costa ionica. È qui che Ruggero d’Altavilla dona a San Bruno di Colonia i territori dove costruirà la sua Certosa. Sotto Federico II il castrum Squillacii è tenuto da un "castellanus non habens terram e da dieci servientes". La situazione sembra la medesima in epoca angioina. Dal 1256 il castello viene infeudato sotto diverse famiglie: i Lancia, i Monfort, i Del Balzo, i Marzano, fino al 1485, momento in cui il castello torna sotto il controllo di Federico d’Aragona, futuro re di Napoli. Nel 1494, passa per matrimonio alla famiglia Borgia, di cui troneggia lo stemma in marmo sul portale d’entrata. La famiglia dei Borgia reggerà il castello fino al 1729, quando per mancanza di ere...

Venerdì di Quaresima: Baccalà alla marinara come prepararlo in modo gustoso

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 di Maria Lombardo Ingredienti per 4 persone: 750 g di baccala 1 piatto di pomodori datterino 3 spicchi d'aglio 3 ciuffi di prezzemolo origano 1 peperoncino olio d'oliva extravergine olive schiacciate capperi di Pantelleria farina 0 Preparazione: Tagliare il baccalà e disporlo in un piatto, fare lo stesso coi pomodorini, col prezzemolo e sbucciare l'aglio e dividere gli spicchi in due. Passare il baccalà nella farina. Preparare in una padella dell'olio, riscaldarlo e mettere a cuocere il baccalà. Una volta cotti disporli in un piatto. Mettere in una padella aglio e peperoncino (rimuoverlo successivamente), versare i pomodori, aggiungere le olive, i capperi, l'origano e il prezzemolo, poi mescolare. Cuocere per 10 minuti, aggiungere i filetti di baccalà, e lasciar cuocere per almeno 6-7 minuti. Impiattare e servire.

SPUTÒ CON DISPREZZO VERSO GLI AGUZZINI, GRIDANDO "VIGLIACCHI!". STORIA DI CIPRIANO SCARFÒ, ARTIGIANO LIBERTARIO, FUCILATO PER RAPPRESAGLIA DAI NAZISTI

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 di Maria Lombardo Il 25 agosto 1943 un uomo, incatenato al tronco di un grande albero d'ulivo, guarda negli occhi i suoi aguzzini già schierati nel plotone d'esecuzione, sputa con disprezzo verso di loro e gli urla “Vigliacchi!”. Poi, una scarica di proiettili mette fine alla sua vita. Il suo nome è Cipriano Scarfò, 54 anni, di professione artigiano armaiolo, libertario e frequentatore del Comitato di concentrazione antifascista di Taurianova, grosso borgo rurale della piana di Gioia Tauro nella Calabria reggina.Taurianova è "fascistissima", una città nelle mani di agrari e possidenti di fondi immensi dove tutt'intorno braccianti e raccoglitrici d'olive sopravvivono in condizioni disumane. Qui da vent'anni spadroneggiano le camicie nere e il paese spesso è stato teatro dello squadrismo più aggressivo e violento della provincia. Tuttavia, Cipriano non fece mai mistero del suo disprezzo verso le prepotenze dei fascisti e il militarismo del regime: “Eravamo ...

Carnevale a Lungro (CS): Parata Storica dedicata a Skanderbeg

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 di Maria Lombardo  Non distante da Castrovillari, un carnevale speciale da non perdere è quello di Lungro.La rievocazione storica Skanderbeku Prindi i Arbërisë, è un ritorno del passato. La mattina della domenica di carnevale le donne indossano il costume festivo  arbëreshë.  Il rito della vestizione è molto importante per le donne perché ci vuole molta attenzione nell’indossarlo. La coda della gonna, ad esempio, viene cucita una volta indossata e scucita quanto tolta. Il costume viene tramandato di generazione in generazione.Gli abitanti di Lungro iniziano i festeggiamenti ricordando l’eroe Giorgio Castriota in una parata storica con musica e canti. Il corteo è composto da Scanderbeg a cavallo e i suoi sottoposti guerrieri che partono dalla Chiesa di Costantinopoli per percorrere le vie storiche del paese fino alla Piazza XVI Luglio 1859. La comunità li attende nella piazza principale dove è stato allestito un piccolo “villaggio”, un luogo di ristoro dov...

I "vampugghji" (dolci tipici) per Carnevale del Vibonese

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 di Maria Lombardo È una ricetta antica calabrese, povera ma ricca di sapore, tramandata da mamma a figlia. Si preparava quando arrivava il Carnevale. Io propongo la ricetta di Franca Crudo Presidentessa di Asfalantea. Pochi ingredienti,  dice   la stessa“chiddi veri”, quelli autentici: "ova nostrani, farina ‘i granu teneru Rosìa, zzuccheru grossu e finu, ogghjiu bbonu extravergini d’aliva calabrisi". “Si frìa nta padeda, a focu vivu”: si friggono in padella a fuoco vivo. Sono dolci semplici e veloci, tanto che da noi si dice “frìa e mbucca”: frìggi e mangia, ancora caldi caldi, “comu facevanu i nanni”, come facevano i nonni . Ebbene sono dolci di casa quindi si impasta tutto insieme e senza grammature, Franca fa tutto ad occhio. Impasta ben bene fin quando crea una pasta solida che stende col mattarello. Dopo aver tirato la pasta taglia con una rotella tante strisce di pasta di un centimetro che intreccia a mò di treccia. Si appresta poi a cuocerle sul fuoco ed è un...

«’A ROTA D’ ’U VRASCERI ».

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 di Maria Lombardo Era un'istituzione, non mancava in nessuna casa, la si trovava in quelle delle famiglie ricche, che abitavano grandi, vecchi palazzi e che disponevano di caminetti, a volte monumentali, in quelle della borghesia, in quelle del popolo, soprattutto nei «bassi» umidi e freddi, una vergogna cittadina che non si è riusciti ad eliminare radicalmente. Ogni casa era dotata di uno o più bracieri di ottone, a seconda del numero dei vani, alimentati a carbone. Bisognava saper predisporre adeguatamente l'accensione del «vrasceri» e conoscere e seguire le «modalità d'uso», come si dice oggi: disporre nel fondo uno strato di cenere, mettere uno strato di carbone, seguito da altro di «terra 'e carvuni» (carbone in polvere) poi uno strato di "carvuneddhu" (qualità di carbone più leggero del normale, ricavato da particolari qualità di legna) e, in fine, uno strato di «terra 'e carvuneddhu». L'accensione avveniva immettendo qualche brace incandescente...

LE MADDAMME di Gemma INCORPORA

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 di Maria Lombardo Se siete capitati in vacanza nella bella Calabria, avrete sicuramente visto tra i souvenir quelle belle statuette che i profani chiamano   “Calabriselle”. Effettivamente vogliono rappresentare quello! In realtà hanno una storia di tutto punto. Sono le antiche donne gioiosane che indossavano il costume tradizionale ('a saja) ed erano chiamate "Maddamme". La Saja è composta da una lunga camicia di lino o di cotone ('a cammisa) e impreziosita da un colletto di pizzo fatto a mano ('u cullarettu), dopo veniva la sottoveste ('a suttana), in cotone scuro a fiori chiari, coperta dalla saja vera e propria ( una sopraveste di seta color piombo per ogni giorno, più colorata per le cerimonie e nera per il lutto). Completano l'abito il grembiule ('u fardàli) di seta, il corpetto ('u 'mbustinu) di velluto operato in seta stretto da un nastro (vitta). Le maniche che sono attaccate al corpetto con spille, hanno i polsini di velluto e, soltan...

La risicoltura nella piana lametina. Sapevate fosse praticata?

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 di Maria Lombardo   Sotto i Fascisti si praticavano svariate bonifiche in Italia. La Calabria non fece ecccezione! Nacque così una nuova borgata detto di  S. Eufemia. La nuova realtà agricola nella piana bonificata doveva avere, nel disegno della politica fascista, un ruolo di primaria importanza. Essa era destinata a diventare “sede di tutte le industrie agrarie che la vasta fertilissima plaga, allorché sarà dotata di acqua irrigua, esigerà”. Il Fascio fece giungere in queste zone dei coloni  in base alla loro abilità nell’arte della coltivazione dei campi e di quelle colture specializzate autarchiche, come il ricino, il cotone, la soia. Esse, provenienti dal Polesine, dalla Sicilia e da altre regioni, dovevano lavorare nelle nuove terre bonificate ed operare la trasformazione agricola della zona che trovava nell’agricoltura e nella lavorazione dei suoi prodotti la principale fonte di ricchezza. Per dare maggiore impulso al territorio, il governo fascista avvertì...

Bresaola di Pesce Spada dello Stretto

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 di Maria Lombardo La tradizione della pesca del pesce spada, nello Stretto di Messina fra Sicilia e Calabria ancora vive fra aprile e settembre, una parte del pesce pescato viene venduto fresco una piccola parte trasformata.Ed ecco che dal filetto del pesce spada salato, aromatizzato è lasciato ad asciugare nasce la la bresaola o prosciutto di pesce spada. Bresaola di pesce spada a tranci, viene aromatizzata esternamente con salvia , pepe rosa e rosmarino ed il suo sapore viene esaltato è stata veramente una bella esperienza gastronomica! Ovviamente il filetto da cui è ricavata è il più pregiato del pesce spada salato a mano e stagionato. Oltre a un sapore fresco, delicata e leggermente salato al palato ha una consistenza morbida. Può essere servita da sola con un filo d’olio e qualche goccia/zesta di limone, o come arricchimento di un’insalata o verdure grigliate e mozzarella.Non contiene conservanti e altre sostanze aggiuntive.

Quando Sant'Antonio Abate fermò l'alluvione nel gennaio 1953 a Montebello Jonico( RC)

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 di Maria Lombardo Questa stagione per la festa di Sant’Abate vi porto a Montebello nel Reggino per portarvi nel 1953.Tra l’altro nel passato, e gli anziani di Montebello lo ricordano, Sant’Antonio è stato pregato incessantemente dal popolo perché intercedesse presso Dio perché finisse l’alluvione del 1953. Sotto la pioggia, che ormai durava da oltre otto giorni, la statua del Santo venne portata fuori dalla Chiesa mentre dal cielo cadevano imponenti millimetri di pioggia. Giunti a pochi passi dalla Chiesa, e ancora oggi gli anziani lo ricordano, è spuntato l’arcobaleno mentre cessava la pioggia. Eventi questi che appartengono ad un passato vicino e trasmetto ai più piccoli da chi è avanti negli anni. Un Santo molto venerato a Montebello Jonico e non solo. Don Giovanni, dopo il suo ingresso nella parrocchia ha voluto subito ripristinare l’antica tradizione con la processione che avviene giorno 17 gennaio e la benedizione degli animali. Intanto ogni mattina alle 5.45 i fedeli si rit...

IL SANGIERE CALABRESE

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 di Maria Lombardo Il Sangiere, detto localmente Sangieri, è un caratteristico sanguinaccio prodotto in Calabria nel periodo della maialatura. COME SI REALIZZA IL SANGIERE CALABRESE 1 - Aromatizzate il sangue di maiale con: scorza di arancia tritata, borragine, pinoli, gherigli di noce tritati, grasso di budello suino, prezzemolo fresco tritato, un pizzico di sale, cannella e chiodo di garofano.   2 - Cucite la trippa del porco e versate all'interno il sangue aromatizzato.   3 - Fate cuocere in una miscela di acqua e sangue di maiale a fuoco lento.   4 - A cottura ultimata, impiattate il Sangiere tagliato a fette con liquido di cottura.

La maledizione del Vescovo…Il Vescovo Cesareo e l’anatema su Nicotera (VV).

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 di Maria Lombardo E' "Vox Populi" che su Nicotera ci sia stata una "maledizione". Si narra sia ad opera di un ecclesiastico. Tra l’884-902 la diocesi è governata da Cesareo, il quale rimase ucciso durante una incursione saracena, in cui la stessa città rimase distrutta. Quando nell’anno 902 i saraceni distrussero totalmente la città, uccisero il vescovo Cesareo che fu legato alla coda di un cavallo e trascinato per l’intero perimetro delle mura cittadine. Da quel momento lì non crebbe più l’erba.  Se come i prosperevoli casi così sono da ricordare anche i tristi avvenimenti di una città  e  di un popolo perchè se ne conoscano le vicende diverse, trascriviarno quanto ritrovasi in Arnolfo nella Cronica Cavense presso Pratillo, ed in Goffredo Malaterra. “   Nicotrum urbs noctu ex improviso a Saracenis captafuit  -- Nel 943:  Saraceni cum Corum rege Akemelech pugnaverunt cum Longobardis et fugati sunt. Multa loca ceperant Graeci in Calauria de Saraceni...