Il culto di San Giorgio ad Oriolo (CS)


 di Maria Lombardo

Il 23 aprile la Chiesa di tutto il mondo celebra San Giorgio martire, patrono d'Inghilterra. Tra mito e leggenda, la sua fede è arrivata fino a noi ispirando generazioni di cristiani.Giorgio, il cui nome di origine greca significa “agricoltore”, nasce nella Cappadocia verso il 280 da una famiglia cristiana. Trasferitosi in Palestina si arruola nell’esercito di Diocleziano. Quando, nel 303, l’imperatore emana l’editto di persecuzione contro i cristiani, Giorgio dona tutti i suoi beni ai poveri e, davanti allo stesso Diocleziano, strappa il documento e professa la sua fede in Cristo. Per questo subisce terribili torture e alla fine viene decapitato. Innumerevoli e fantasiosi i racconti fioriti intorno alla figura di san Giorgio, fino all’episodio del drago e della fanciulla salvata dal santo che risale al periodo delle crociateI crociati contribuirono molto a trasformare la figura di san Giorgio martire in santo guerriero, volendo simboleggiare l’uccisione del drago come la sconfitta dell’Islam, più precisamente ai tempi della battaglia di Antiochia. Accadde ancora che, nell'anno 1098, durante una delle più furiose battaglie, i cavalieri crociati e i condottieri inglesi vennero soccorsi dai genovesi, i quali ribaltarono l'esito dello scontro e consentirono la presa della città, ritenuta inespugnabile. Secondo la leggenda, il martire si sarebbe mostrato ai combattenti cristiani in una miracolosa apparizione, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere, nelle quali campeggiavano croci rosse in campo bianco.Riccardo Cuor di Leone lo invocò come protettore di tutti i combattenti. San Giorgio è considerato il patrono dei cavalieri, dei soldati, degli scout, degli schermitori, degli arcieri; inoltre è invocato contro la peste e la lebbra, contro i serpenti velenosi e nei paesi slavi contro le streghe. San Giorgio è onorato anche dai musulmani che gli diedero l’appellativo di ‘profeta’. In mancanza di notizie certe sulla sua vita, nel 1969 la Chiesa declassò la festa liturgica di san Giorgio a memoria facoltativa non intaccando però il culto a lui dedicato. Le reliquie del falde del Pollino. Come mai si trovano in Calabria? Il culto di S. Giorgio venne importato ad Oriolo nel periodo normanno e si consolidò soprattutto nel ‘600. La famiglia Pignone del Carretto, che dominava Oriolo dal 1552, aveva una salda devozione al Santo di Cappadocia e, in occasione della festa annuale, mandava gli uomini del “Battaglione ”di scorta al Santo.La tradizione della scorta al Santo è stata conservata nel tempo e, ancora oggi, il giorno della festa patronale, la ” Guardia ” di S. Giorgio marcia davanti la statua per l’intera processione.La festa di S. Giorgio ha tradizionalmente richiamato molti devoti soprattutto di origine italo-albanese, che partecipavano ai riti e alla processione vestendo i loro preziosi costumi tradizionali.Una delle tradizioni più solide è la presenza dei “sunacchiari” (suonatori di cornamuse) che seguono costantemente la statua del Santo, diffondendo nenie che ricordano il passato e i monti coperti di neve.La processione, che si snoda innanzitutto per le vie del Centro storico (la Terra) ed annunciata dalla Guardia dell’ Ottocento, è aperta dal “giocatore del Palio”. Un dèvoto riesce a fare piroette con una pertica di quattro metri, ricoperta da un panno, una volta con l’immagine di S. Francesco da Paola, sormontata da un globo su cui svetta una Croce barocca. Dopo la banda e a ridosso della statua settecentesca, una volta d’argento (1695), marcia il secondo gruppo di “guardie” indossanti l’uniforme spagnola tipica del 1595.Adiacente al bellissimo castello di Oriolo si trova la chiesa madre del paese dedicata proprio al Santo citato in calce. La sua devozione venne importata nel periodo delle Crociate e la tradizione vuole che siano di questo Santo i resti del cranio, oggi venerati e conservati in un reliquiario di argento settecentesco. Di origine normanna, di cui rimangono due leoni del 1264 a guardia dell’ingresso, la chiesa venne ampliata e adornata nel Settecento. Proprio in questo luogo nel 1530 fu redatto l’atto con il quale il re Ferdinando dava a Roberto Sanseverino poteri giurisdizionali sulle terre circostanti. Nel 1860 venne "nominato" nuovo patrono san Francesco di Paola e proprio in questo luogo è conservato l’alluce del Santo. Molto caratteristico è il bassorilievo del 1400 sulla facciata centrale con la visione di S. Francesco adorante un Cristo alato che poggia sul teschio di Adamo. La rimozione del pavimento durante i lavori di restauro ha dato alla luce i resti della vecchia chiesa, in particolare si ritrovarono i pilastri basali medievali e le tracce perimetrali di età coeve e d'epoca successiva e alcune cripte tombali di notevole ampiezza.  NON vi resta che scoprire Oriolo e la sua festa!


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