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La lungimirante Caterina Gagliardi di Monteleone di Calabria

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 di Maria Lombardo   Oggi vi regna il degrado ma il giardino di palazzo Gagliardi a Vibo Valentia era un cenacolo di arte e cultura. Ivi tra bellezza e cultura, amava passeggiare la  marchesa Caterina Gagliardi,  moglie di  Enrico  che aveva sposato in seconde nozze e con la dispensa papale (era il fratello della madre) il 18 aprile 1860. Monteleone viveva una profondo crisi economica ed carestia “tagliente” .  E proprio quando Enrico divenne sindaco,  lo convinse a ricostruire il palazzo della casata  su quello che era il corso Vibonese, con tanto di villa sul retro. Fu un’opera definita “colossale” che vide impegnati dal 1870  ben 300 operai . Donna lungimirante! La villa fu iniziata nel 1783 , quando il marchese acquistò pregiate piante da vivai di  Champvert a pochi chilometri da Lione , in Francia. Allora per adornare completare i parchi e i giardini delle prestigiose città d’Italia occorreva rivolgersi oltralpe. Sua amica ed o...

Il caso dimenticato del bambino di Neanderthal scoperto a San Calogero (VV) dal Nicoterese Achille Solano

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 di Maria Lombardo   Siamo nel 1978 Achille Solano compie una campagna di scavi a San Calogero, sotto l’egida dell’Università di Venezia, di cui era collaboratore. Solano scopre   frammenti ossei di un bambino di Neanderthal, risalenti a più di 30mila anni fa.I reperti rinvenuti in contrada Iannì, la località a cavallo tra Piana delle Querce, Calimera e Nicotera Marina, sono oggi conservati al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. Una scoperta, quella di Solano, su cui è inspiegabilmente calato l’oblio da parte delle istituzioni, e che meriterebbe tutt’altro approccio. Sul prezioso ritrovamento esiste una pubblicazione scientifica del 1986, apparsa su una rivista americana di antropologia, frutto del lavoro corale di Solano, della palentologa Laura Bonfiglio e di altri studiosi provenienti da diversi istituti di ricerca e atenei. L’archeologo Nicoterese portò alla luce i resti del cranio  di...

“Turruni di Zziti – l’essenza artigiana culinaria di Gioiosa Ionica”

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 di Maria Lombardo  Gioiosa Ionica custodisce un segreto di mandorle e zucchero, tramandato di generazione in generazione: il Turruni di Ziti.Non un semplice torrone, ma un simbolo di festa, identità e amore, capace di racchiudere in ogni morso il sapore autentico di un territorio fiero delle proprie radici.Il nome stesso, Turruni di Ziti, richiama la tradizione nuziale calabrese: questo dolce veniva preparato e offerto in occasione dei matrimoni, come augurio di dolcezza e prosperità agli sposi.Ingredienti semplici, gusto straordinario. Mandorle selezionate, zucchero cristallino e un pizzico di chiodi di garofano: pochi ingredienti, ma capaci di creare un’esplosione di profumi e sapori.La dolcezza intensa si fonde con la croccantezza delle mandorle e il tocco aromatico della spezia, regalando una sensazione avvolgente e persistente al palato. È la prova che la vera eccellenza nasce dalla semplicità, quando accompagnata da mani esperte. Dal 2013 il Turruni di Ziti è protetto d...

Il pane di Pellegrina (RC)

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 di Maria Lombardo Prodotto a Pellegrina, una frazione di Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria.   Si tratta di un pane prodotto con la farina locale. Si prepara con farina di frumento tenero coltivato e molito localmente, lievito naturale e, eventualmente, birra, sale e acqua. Oggi riconosciuto come prodotto agroalimentare a Denominazione  Comunale d’Origine (De.Co.).  Ha una forma tonda e leggermente allungata. Il peso è compreso tra 0,5 e 2 kg; la crosta è ruvida e croccante. La mollica ha un colore che va dal bianco avorio al nocciola, è compatta ad alveolazione irregolare. Per preparare questo pane occorre lavorare a mano la farina tipo 00 e la ‘cranza’ (cruschello) aggiungendo l’acqua, il sale ed infine il lievito (in parte di pasta acida e in parte lievito di birra). La totale assenza di lieviti artificiali e additivi, contribuisce a mantenere inalterato il suo sapore e profumo rustico.   Si lascia lievitare e si cuoce poi nel forno a legna. ...

“A Conzata du lettu” : il rito calabrese che preparava il nido d'amore ai novelli sposi. Dalle interviste fatte alla buon anima di mia nonna Maria

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 di Maria Lombardo Un antico rito tenero, vivace e profondamente simbolico: la “Conzata du lettu” , ovvero l'aggiustare il letto per gli sposi. Non era un semplice atto domestico, ma un momento collettivo, carico di affetto, ironia, superstizione e benedizioni silenziose. Un rito che, insieme al “portare il corredo”, rappresentava il passaggio simbolico della sposa dalla casa paterna a quella coniugale, accompagnato dall'abbraccio della comunità familiare. Prima delle liste nozze c'era il corredo nuziale : un baule di lenzuola ricamate a mano, coperte di lana, cuscini, tovaglie, vestiti e persino pentole, tutto preparato con cura dalla famiglia della sposa, spesso fin dall'infanzia. Portarlo verso la nuova casa era un gesto pubblico, un'esibizione di dignità, operosità e amore materno. Il corredo non era solo un insieme di oggetti: era la promessa di una casa accogliente, il seme di una nuova famiglia. Ma se il corredo rappresentava il “che cosa”, la “Conzata du let...

L'antica pesca sanguinella calabrese rara e succosa

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 di Maria Lombardo  Diffusa in tutto il sud Italia, veniva riprodotta per lo più da seme e quindi si diversificava per l’intensità di colore e per l’epoca di maturazione. In Calabria che matura verso il 25 agosto è tipica delle Presila Catanzarese. Molto rustica, è poco esigente soprattutto per quanto riguarda i terreni. Il frutto è di piccola pezzatura, rotondo, leggermente appuntito. La buccia è di colore rosso violaceo, ricoperta di intensa peluria grigia La polpa è di base bianca o gialla con diffuso colore rosso più intenso verso il nocciolo. E’ succosa e molto profumata, liquescente a maturità, leggermente amarognola e semiaderente al nocciolo. La linea di sutura è poco profonda, e l’umbone è medio. Viene raccolta fino   settembre, insieme all’uva, per il consumo immediato o per la conservazione essiccata o altro. Il pesco della vigna( altro nome per indicare questo frutto scomparso) faceva in passato parte del nostro paesaggio. Esso produce delle pesche profumate,...

“A FADDA”: L'ANTICA USANZA CALABRESE CHE LEGAVA LA FEDE AL FILO DEL TEMPO

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 di Maria Lombardo Nel cuore della Calabria esiste un'usanza quasi dimenticata ma profondamente radicata nella memoria collettiva: “a fadda” . Un rito devozionale semplice nella forma, ma straordinario nella sua forza spirituale — una pratica che univa la fede, la pazienza e la costanza in un filo di cotone puro, intrecciato giorno dopo giorno, nodo dopo nodo. Il termine “fadda” si suppone derivi da faddàli , che significa “grembiule”, a sua volta derivato dallo spagnolo fardo   traducibili come “fardello”. Ma cos’è la fadda realmente?Una lunga striscia di filo di cotone , intrecciata con cura, su cui ogni giorno le fedeli annodava un grano recitando un'Ave Maria . Non un rosario qualsiasi, ma un'opera di devozione che richiedeva un anno intero di dedizione. In realtà era una devozione che non si indossava!Ogni mattina, ogni sera, una preghiera, un nodo. Un gesto ripetuto, quasi rituale, che scandiva il tempo come un orologio sacro. Alla fine dell'anno, il filo si trasf...