FESTA DELLA BEATA VERGINE DEL MONTE CARMELO A Scalea (CS)


 di Maria Lombardo

Secondo tradizione, il culto della Vergine SS. del Monte Carmelo fu portato nel sec. XIII dai crociati di Scalea, reduci dalle spedizioni degli Svevi di Federico II. Il popolo scaleoto divenne sempre più devoto alla Beata Vergine del Carmelo.Fu importata una pregevole statua da Napoli, che più volte, per la sua bellezza è stata chiesta dalla chiesa del Carmine di quella città, ma il popolo di Scalea ha sempre ricusato qualsiasi offerta in cambio della miracolosa immagine.Anche la famiglia principesca degli Spinelli di Scalea, per attaccamento alla fede cristiana e devota alla Vergine del Carmine, offrì una grande tela alla chiesa di S. Nicola in Plateis, ove fu installata al centro della parete, retrostante l’Altare Maggiore. Nella vecchia tela è raffigurata la Vergine SS. del Carmine in mezzo a S. Nicola e S. Carlo Borromeo e ai suoi piedi in ginocchio due giovanetti (i principi Spinelli) in abito principesco dell’epoca. La tela, verso gli anni ’70, in cattive condizioni,  è stata tolta per essere restaurata e riposizionata. Al posto della tela, dietro l’altare, è stata sistemata un’immagine raffigurante un Cristo.Negli anni 1836 e 1837 accadde l’evento che segnò l’elezione della Vergine SS del Carmelo a Patrona e Protettrice di Scalea. In tutto il Regno scoppiò una terribile epidemia di colera che fece moltissime vittime. Come risulta dai registri della chiesa S. Maria d’Episcopio, morirono in un solo giorno quattordici persone. La media dei decessi per la durata del morbo era di quattro morti al giorno. La popolazione di Scalea, vedendosi colpita così duramente, fece voto alla Madonna del Carmine ed ebbero scampato pericolo.Da allora la statua della Madonna è ritenuta miracolosa e venerata solennemente. Il popolo scaleoto commemorò l’evento del 1955, donando alla Vergine una corona d’oro tempestata di smeraldi ed altre pietre preziose. La corona fu ricavata con l’oro, offerto dalla popolazione, che si fuse nella Piazza Maggiore De Palma alla presenza delle autorità civili e religiose con una singolare e suggestiva cerimonia. Nei momenti più difficili della vita, il cittadino scaleoto che ha stretto al petto il miracoloso abitino, è stato premiato dalla Celeste Patrona, che con infinita pietà ha eseguito la grazia richiesta, e non pochi sono stati quelli che si sono rivolti a Lei, trovandosi in difficoltà nelle trincee ed altrove durante gli ultimi conflitti mondiali.   Oggi il culto si ripete secondo gli accordi presi  nel 1855, in seguito all’elezione di Santa Patrona e protettrice di Scalea. La festa si tiene nei giorni 15 (vigilia) e 16 luglio di ogni anno.  La processione parte dalla Chiesa di S. Maria d’Episcopio (chiesa madre) e si snoda le vie principali del paese. Nella processione è uso di tanti devoti di Scalea portare in testa i c.d. “ex voto” (o cinte), cioè fasci di candele sistemate in un castelletto o telaio ligneo di forma cubica, cilindrica o a barchetta, addobbata con nastri, fiori, campanelli e palline. Altri seguono con cesti riempiti di basilico, segno di regalità, coincidente col fatto che l’accezione “basilico” deriva dal latino “basilius” che significa “regale”. Si racconta anche che questo uso sia nato per effetto del fatto che in seguito ad un periodo di siccità il basilico fu l’unica pianta a resistere, facendo così pensare ad un miracolo della madonna.Altra caratteristica è il baldacchino di colore bianco segno di religiosità, mentre fino a qualche anno fa si usava farlo seguire da uno stendardo, al quale i devoti appendevano dei soldi come offerta.   Oggi vi è anche l’uso secondo il quale i devoti appendono oggetti in oro alle mani della madonna.La festa religiosa è completata poi dalla festività civile con una fiera, animazioni musicali che si tengono in P.zza A. Moro e fuochi d’artificio. Ogni 21 novembre poi i fedeli scaleoti ripetono la festa con la processione della Vergine SS. in gratitudine per esser stati liberati dalle piogge che impedivano la semina nei campi. Se fossi in voi ci andrei!

Fonti bibliografiche 

– Opere, Carmine Manco, a cura di Alfonso Mirto, ed. Salviati, 2007;

– Scalea e il suo dialetto tra cultura e tradizioni, di Carmelina Stummo, ed. Salviati;


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