“A FADDA”: L'ANTICA USANZA CALABRESE CHE LEGAVA LA FEDE AL FILO DEL TEMPO


 di Maria Lombardo

Nel cuore della Calabria esiste un'usanza quasi dimenticata ma profondamente radicata nella memoria collettiva: “a fadda” . Un rito devozionale semplice nella forma, ma straordinario nella sua forza spirituale — una pratica che univa la fede, la pazienza e la costanza in un filo di cotone puro, intrecciato giorno dopo giorno, nodo dopo nodo. Il termine “fadda” si suppone derivi da faddàli , che significa “grembiule”, a sua volta derivato dallo spagnolo fardo  traducibili come “fardello”. Ma cos’è la fadda realmente?Una lunga striscia di filo di cotone , intrecciata con cura, su cui ogni giorno le fedeli annodava un grano recitando un'Ave Maria . Non un rosario qualsiasi, ma un'opera di devozione che richiedeva un anno intero di dedizione. In realtà era una devozione che non si indossava!Ogni mattina, ogni sera, una preghiera, un nodo. Un gesto ripetuto, quasi rituale, che scandiva il tempo come un orologio sacro. Alla fine dell'anno, il filo si trasformava in una corona lunghissima — centinaia di grani — che rappresentava 365 Ave Maria , una per ogni giorno dell'anno. Quando però l’anno veniva completato  la fadda doveva essere recitata tutta d'un fiato: 365 Ave Maria consecutive , in ginocchio, davanti alla statua della Madonna, in chiesa o in casa, in un momento di preghiera intensa che poteva durare ore. Dopo la recita veniva avvolta con cura in un pezzo di stoffa — talvolta di seta, talvolta di lino — e custodita come un'eredità preziosa. Non si gettava via, non si smontava. Era sacra. Si presentava al momento della morte  la fadda accompagnava la fedele nella tomba. Era un simbolo di continuità: ciò che aveva legato la sua anima a Dio durante la vita, sarebbe rimasto con lei nell'aldilà. Un ultimo nodo, un'ultima preghiera, un ultimo viaggio.Oggi, però è usanza dimenticata. poche persone ancora ricordano questa usanza. “A fadda” non è solo un'antica usanza calabrese. È un messaggio. È un invito a rallentare, a fermarsi, a fare qualcosa con le proprie mani.


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