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Visualizzazione dei post da luglio, 2026

“A FADDA”: L'ANTICA USANZA CALABRESE CHE LEGAVA LA FEDE AL FILO DEL TEMPO

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 di Maria Lombardo Nel cuore della Calabria esiste un'usanza quasi dimenticata ma profondamente radicata nella memoria collettiva: “a fadda” . Un rito devozionale semplice nella forma, ma straordinario nella sua forza spirituale — una pratica che univa la fede, la pazienza e la costanza in un filo di cotone puro, intrecciato giorno dopo giorno, nodo dopo nodo. Il termine “fadda” si suppone derivi da faddàli , che significa “grembiule”, a sua volta derivato dallo spagnolo fardo   traducibili come “fardello”. Ma cos’è la fadda realmente?Una lunga striscia di filo di cotone , intrecciata con cura, su cui ogni giorno le fedeli annodava un grano recitando un'Ave Maria . Non un rosario qualsiasi, ma un'opera di devozione che richiedeva un anno intero di dedizione. In realtà era una devozione che non si indossava!Ogni mattina, ogni sera, una preghiera, un nodo. Un gesto ripetuto, quasi rituale, che scandiva il tempo come un orologio sacro. Alla fine dell'anno, il filo si trasf...

Conoscete la leggenda sulla morte di Cristo sembra che furono i Bruzi a crocifiggerlo

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 di Maria Lombardo   Domenico Luigi Costa, nelle sue  “Memorie Storiche Calabresi”, edite nel 1994 , di fronte ai continui disastri ed alle immani sciagure di ogni genere cui è stata soggetta la Calabria, si chiedeva quale maledizione potesse gravare su questa terra, peraltro così ricca di bellezze naturali ed artistiche. Alla luce di quanto i calabresi in ogni tempo siano stati martoriati , soggiogati da invasioni, terremoti, incursioni barbaresche, epidemie, alluvioni, brigantaggio, ndrangheta e malaffare, la leggenda secondo cui sulla Calabria pesi la maledizione divina per essere stati nostri antenati i soldati romani  che materialmente attuarono la passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Nel capitolo dedicato ai Crocifissori di Cristo, Costa si rifà allo storico ed umanista di Francica,  Gabriele Barrio, vissuto nel XVI secolo, il quale, nella sua monumentale “De antiquitate et situ Calabriae”, edita nel 1571, smentisce  nel modo più catego...

Il cane corso calabrese: ecco a voi il bucirriscu

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 di Maria Lombardo La foto che vi mostro è di più di un secolo fa! Raffigura   un pastore col suo fedele bucirriscu. Mio padre ne parla spesso di questo cane il suo bisnonno lo possedeva. E lo teneva per fare una buona guardia ai campi che possedeva copiosi dopo una vita da emigrato in America. Questa rara razza proviene dalla Calabria. Spesso chiamato il cane corso calabrese, rispetto al corso è un cane più pesante, più largo nel corpo e con cranio più tondo, rispetto al suo cugino. Il bucirriscu è stato utilizzato per una serie di funzioni, come proteggere il bestiame, la proprietà, oltre che per il combattimento. Un altro nome che porta la razza è Cane Macellaio, perché questo cane era utilizzato per accompagnare i macellai ai mercati e per fare la guardia alla mercanzia. Incuteva paura! Purtroppo i vari incroci col cane corso italiano ha diminuito il numero di esemplari puri, causando la scomparsa del Bucciriscu Calabrese. Atletico, intelligente e obbediente, questo è un c...

FESTA DELLA BEATA VERGINE DEL MONTE CARMELO A Scalea (CS)

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 di Maria Lombardo Secondo tradizione, il culto della Vergine SS. del Monte Carmelo fu portato nel sec. XIII dai crociati di Scalea, reduci dalle spedizioni degli Svevi di Federico II. Il popolo scaleoto divenne sempre più devoto alla Beata Vergine del Carmelo.Fu importata una pregevole statua da Napoli, che più volte, per la sua bellezza è stata chiesta dalla chiesa del Carmine di quella città, ma il popolo di Scalea ha sempre ricusato qualsiasi offerta in cambio della miracolosa immagine.Anche la famiglia principesca degli Spinelli di Scalea, per attaccamento alla fede cristiana e devota alla Vergine del Carmine, offrì una grande tela alla chiesa di S. Nicola in Plateis, ove fu installata al centro della parete, retrostante l’Altare Maggiore. Nella vecchia tela è raffigurata la Vergine SS. del Carmine in mezzo a S. Nicola e S. Carlo Borromeo e ai suoi piedi in ginocchio due giovanetti (i principi Spinelli) in abito principesco dell’epoca. La tela, verso gli anni ’70, in cattive c...