In passato a Nicotera (VV) spopolava la storia di Giufà… Ecco cosa mi raccontò mia nonna


 di Maria Lombardo

Un  retaggio dell’epoca dei contatti con la cultura araba è riscontrabile poi anche attraverso la ricorrente presenza nei racconti dei Nicoteresi più anziani delle vicende di Giufà. Personaggio leggendario, presente soprattutto in Sicilia e nell’Africa settentrionale, Giufà riproduce il prototipo del ragazzo tonto e maldestro, che però riesce spesso a cavarsela fortunosamente, pure con una sua personale arguzia e un suo specialissimo spirito. Reso celebre anche dalla raccolta delle Fiabe Italiane di Italo Calvino, Giufà rappresenta in realtà una delle figure più piacevoli e divertenti di quella cultura comune che nei secoli passati ha unito le varie genti delle diverse sponde del Mediterraneo; ritrovandosi le sue storie, con i necessari adattamenti, sia in ambiente musulmano, sia in quello cristiano, sia anche nella cultura delle comunità ebraiche della Diaspora. E se a Nicotera c’è chi giura della reale presenza in quel paese di Giufà, magari solo qualche generazione addiietro di fronte a qualche sprovvedutezza altrui sono ricorrenti le esclamazioni: "Allura fa’ com’a Giufà ?" oppure “Ca mi pari Giufà !”.Una delle versioni Nicoterese della leggenda vuole che Giufà fosse sì uno sciocco e uno scombinato, ma pure un ragazzo dalla figura imponente, quasi gigantesca: “Giufà era altissimo, ma turduni; anzi, tant’era ‘autu, tant’era turduni, ‘nu veru stortu!”. La mamma di Giufà era ovviamente disperata per questa balordaggine del figlio e passava le sue giornate implorando Domineddio che le facesse la grazia di farlo diventare una persona assennata. E ogni domenica,  recandosi alla messa, supplicava il ragazzo di accompagnarla, per unirsi a lei in quella sua speciale richiesta all’Altissimo. Ma Giufà non ne voleva sapere: “No mamma, non ci vegnu ‘a missa… non sacciu… m’incrisciu!”, rispondeva ogni volta con la sua voce querula. Tuttavia, tante furono le insistenze della povera donna, che una domenica Giufà si decise finalmente ad andare in chiesa. Si avviò però da solo e quasi di nascosto. E così entrando nella chiesa non si avvide che l’ingresso non era abbastanza alto per lui e vi sbatté contro con la testa, inopinatamente e rovinosamente… Da ciò il detto Nicoterese: “A quando a quando avìa jutu ‘a missa, Giufà si ruppìu ‘a testa!”. Volendo intendere sia che una incombenza mille volte rimandata è comunque destinata a rimanere senza esito; sia, soprattutto, che quando un incapace si prova a fare qualcosa, il risultato non può che essere disastroso !


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