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Ecco i gioielli dei Borbone: Fu grazie a Francesco II che si persero per sempre.

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di Maria Lombardo Nulla rimase in mano ai Borbone dei magnifici gioielli della Corona Napoletana, gioielli che la bellissima Regina d’origine Bavarese indossava nelle feste fatte a corte. Per conoscere questi gioielli ci sono solo giunti i disegni tramite l’ausilio di documenti provenienti dai fondi archivistici di Casa Reale (come il disegno della corona ideato per la incoronazione di Carlo di Borbone a Palermo nel 1735) . Un vero peccato si sarebbe potuto ammirare l’artigianato napoletano in tutta la sua maestosità. Purtroppo rimangono solo note che ricostruiscano quel tempo. ” tracciate dagli stessi creatori, dagli orefici e sarti che operavano a Napoli per la Corte e per le elite. Abiti, uniformi, decorazioni e monili, connessi con scrupolo alle mode imperanti nell’Europa continentale, attraversano il gusto Rococò del Settecento per raggiungere quello Neoclassico ottocentesco. Tornano a splendere i diamanti a taglio inglese, le rose d’Olanda e le perle che ornarono monili...

Surjiaca cotta al fuoco con la bottarga di Pizzo: in Calabria la terra incontra il mare!

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di Maria Lombardo Un tempo era la carne dei poveri! Ma a dir il vero ad avercelo un buon piatto di “surjiaca” magari di Drapia cotta” n’ta pigna o focuni”, anche un tempo se non avevi la terra desideravi anche il piatto di fagioli. Nella piana di Drapia sul Poro questa varietà di fagioli detta” a surjiaca i Drapia” si coltiva benissimo e cucinata diventa una vera leccornia! Cucinarli e facilissimo e non richiedono l’attenzione della massaia che può dedicarsi ad altro. La vita di campagna è dura sul Poro. La sera prima quando la massaia ha deciso che il giorno dopo delizierà la sua famiglia con quest piatto, mette ammollo in acqua questi piccoli gioielli del Poro per ammorbidirli e facilitare la cottura. Il giorno dopo accende il fuoco ed adagia “a pignata” colma di fagioli ed acqua vicino i “vrasci” incandescenti ed un pentolino di acqua a parte per versarla quando quella di cottura si sarà consumata. Una cottura lunga ma un piatto succulento! Gli aromi locali alloro e timo ed...

L'ultimo viaggio di S. M. Ferdinando II a Mongiana (VV)

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di Maria Lombardo Gli storici locali tacciono su molte situazioni che invece andrebbero chiarite. E' chiaro dalle proficue fonti che Ferdinando II Re delle Due Sicilie, viaggiò tre volte in Calabria solo per vedere la fabbrica statale di Mongiana, e lo fece specialmente per visitare i Reali Opifici Metallurgici che la Corona possedeva in Calabria. Tuttavia dopo questa breve ma significativa premessa, dipanerò una situazione storica datata 1852; Sua Maestà, conscio dei suoi possedimenti e tronfio solo di buoni propositi, si portò durante il suo lungo regno ben tre volte nelle nostre contrade visitando in quel periodo paesi e città della Calabria: il primo viaggio lo compì nel 1833 a pochi anni dall’ascesa al trono, poi nel 1844, ed infine nel 1852. Racconterò qui dell’ultimo dei viaggi Calabresi di Ferdinando, puntando l’attenzione solo a quel di Mongiana. Nell’autunno del 1852, il Re decide a sorpresa di ispezionare la Fabbrica Statale di Mongiana sita nel cuore delle Se...

Ricette antiche di Calabria: Ravioli di” patati duci”.

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di Maria Lombardo E’ una delle ricette della mia infanzia, “ i patati duci” nei campi della mia famiglia non mancavano mai. Deliziose mangiate lesse o sotto la brace sublime nei dolci. Eh si a casa mia si facevano e si fanno dei dolcetti con le patate dolci. In realtà non sono proprio delle patate ma una specie botanica della  Ipomea batatas , una radice tuberosa dal sapore dolce e ricco di amido.   La patata americana non appartiene infatti alle Solanacee ma alle  Convolvulaceae . Un tubero tropicale che ha attecchito bene in tutto il Sud Italia, sfamando intere generazioni. Il colore della buccia può variare dal rosso-aranciato, al marrone al bianco mentre la parte interna può essere gialla, arancione e anche violacea. Ora vi illustro ingredienti e ricetta: Ingredienti : per la sfoglia : 1 kg di farina 0, 1 kg di farina 00, 1 bicchiere di vino bianco, 1 bicchiere d’olio, sale, olio e strutto q.b. per il ripieno : 2 patate dolci, 1 cucchiaio di miele, ...

Quando i templi greci erano a colori…anche in Calabria.

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di Maria Lombardo Siamo a Monasterace Marina dove era collocata l'antica Kaulon, una delle più belle e potenti polis Magno Greche oggi incuria e scarsa protezione stanno distruggendo questo gioiello. La città sorse nell' VIII secolo inutile ribadire che le origini si perdono tra mito e verità, c’è chi la vuole fondata da Klete, la nutrice di Pentesilea, regina delle Amazzoni uccisa da Achille, chi da suo figlio Kaulon, chi invece la considera solo una sub colonia di Crotone. Nel volume Notizie degli scavi di antichi (1922) appartenente agli Atti della Regia Accademia dei Lincei, insieme a tre disegni di Rosario Carta tratti invece dal “Caulonia. IIa Memoria”, propongo uno stralcio del testo pubblicato da Paolo Orsi, in cui dice che un tempo in cui i templi greci non avevano il pallore del marmo e la scabra superficie della terracotta a cui ci ha abituati l’azione abrasiva dei millenni, ma gli sgargianti colori ottenuti col cinabro, l’ocra o il solfuro di mercurio, sol...

Meraviglie di Calabria: l'acqua ferrosa di Pizzo alla funtana Garibaldi.... quando anche l'acqua cittadina era fonte di guadagno!

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di Maria Lombardo  Ci fu un tempo nella nostra Regione in cui quasi ogni cosa veniva commerciata per sbarcare il lunario. Sicuramente erano tempi difficili e ragion per cui si cercava di adoperarsi in ogni modo possibile. La storia che andrò a narrare oggi riguarda il borgo Napitino nota meta turistica della Costa degli Dei ma che probabilmente sarà una storia, uguale a molte altre nella storia dei borghi calabresi. Indubbiamente il mio compito qui è quello di raccogliere il più possibile la memoria storica della Calabria al fine di valorizzarla. Per questo motivo ogni cosa è degna di racconto e ricerca. Nel cuore di Pizzo Calabro è ubicata una fontana di acqua molto particolare conoscono queste informazioni i napitini e probabilmente tutti gli extraurbani del comprensorio di Pizzo. Sto parlando di "Fontana vecchia" - È un simbolo per la città di Pizzo. Sicuramente uno dei tanti simboli di storia e cultura di cui si fregia la città Murattiana. La storia mi insegna ch...

E’ arrivato l’autunno in Calabria quando le sposine di San Giovanni in Fiore tessevano l’ozaturu.

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di Maria Lombardo  In ogni casa tra San Giovanni in Fiore e Longobucco vi era un telaio, le donne e le sposine del comprensorio tessevano per i corredi meravigliose coperte coloratissime. Coperte che richiamano simbologie greche orientali, simboli geometrici accurati che rendevano allegra la povera camera nuziale. La contaminazione ha creato un mescuglio meraviglioso per queste pesanti coperte che proteggono le membra negli inverni silani. Il progresso però ha portato i popoli silani a “vergognarsi “di questa loro bellissima tradizione che si è affievolita quando i Florensi iniziarono ad emigrare ed a preferire i più sobri piumoni. Prima in tutte le vie si udiva la massaia lavorare al telaio per intere giornate usando modi e metodi “meccanici”. Le tessitrici di San Giovanni in Fiore, come quelle di Longobucco e di Castelsilano, erano rinomate in tutta la Calabria ed era un lavoro che incrementava il povero bilancio delle famiglie. Il lavoro per un corredo era lungo urgeva...