Post

I rigatoni alla Giancaleone sono in tutto e per tutto un piatto tipico della provincia di Cosenza.

Immagine
  di Maria Lombardo  Diffusissimo inizialmente nei ristoranti siti nelle vicinanze di Cosenza, questo piatto nell’ultimo decennio è diventato un tradizionale e irrinunciabile piatto del pranzo domenicale anche se non vi è alcuna fonte certa sulle sue origini né sulla derivazione del nome. C’è chi sostiene che la pietanza sarebbe stata creata dagli studenti dell’Università della Calabria che poi diffusero rapidamente la ricetta in tutta la regione, secondo altre fonti invece questa ricetta ha delle origini antichissime. I rigatoni alla Giancaleone sono un piatto economico, saporito e nutriente, ideale da servire durante il pranzo della domenica ma anche durante un pranzo estivo.Eccovi   ingredienti e procedimento Ingredienti   500 gr di rigatoni   500 gr di passata di pomodoro   100 gr di pancetta tesa   200 gr di scamorza affumicata   100 ml di panna da cucina   Qualche peperoncino fresco   olio di oliva ...

Sapete che a Palmi ( RC) giunse un Capello della Madonna

Immagine
  di Maria Lombardo  Correva l'anno 1575, era il mese di giugno, Messina veniva colpita da una tremenda epidemia di peste che durò complessivamente 30 anni. Furono i soldati messinesi che "importarono" la peste contraendola sui campi di battaglia sul fronte orientale che videro i cristiani contrapposti ai musulmani, la battaglia decisiva fu la famosissima Battaglia di Lepanto (1571). I palmesi che già da tanto tempo erano legati ai messinesi da saldi rapporti commerciali e sociali, non esistono ad andare in soccorso dei fratelli siciliani con ogni genere di aiuto.Fu così che il Senato della città di Messina deliberò, in segno di profonda gratitudine, di donare ai palmesi un Capello della Madonna, un capello della ciocca di capelli che, unitamente ad una lettera di ringraziamento, la Madonna morente nel 42 d.C. donò alla delegazione di messinesi che andò a visitarla e a porgere il saluto dell'intera città peloritana.Nel gennaio del 1582, l'11 secondo una certa inte...

Ricordatevi che c'è pure "l'amaro del peccato" dell'Altopiano Silano

Immagine
  di Maria Lombardo  L’Amaro del Peccato è una specialità calabrese realizzata con ingredienti semplici e genuini, e proprio nel 2016 la famiglia Belcastro ha deciso di imbottigliarlo, etichettarlo e distribuirlo al pubblico. Ciò che rende unico nel suo genere l’Amaro del Peccato sono proprio le erbe, i fiori e le radici di origine naturale che vengono raccolti in vari periodi dell’anno nei boschi incontaminati dell’altopiano silano.L’Amaro del Peccato si presenta in una bottiglia ad oblò scuro, e sin dal primo sorso si percepiscono gli aromi di fiori di arancio, rabarbaro e liquirizia.L’Amaro del Peccato è ideale da bere ghiacciato al termine di un pranzo o una cena in quanto è un ottimo digestivo.

INNOCENZO D’IPPOLITO, BIRRO DI CAMPAGNA di Serra Pedace (CS): Calabria ferox.

Immagine
  di Maria Lombardo    Non è una storia di briganti come il titolo lascia supporre, ma di un “birro di campagna”, ovvero, per essere più comprensibili, un cacciatore di briganti. Questa storia di cui esiste copiosa documentazione ci indica che il fenomeno del brigantaggio non emerge solo dopo l’unità d’Italia o in reazione all’invasione francese dei primi anni del 1800, come spesso si sente dire, ma è un fenomeno endemico. Il termine “endemico” è quello usato da Alexandre Dumas e riferito proprio ai Casali di Cosenza in un racconto in 7 capitoli sulla storia di Pietro Monaco e Ciccilla sul giornale L’Indipendente dal maggio 1864. Nel 1700 i conflitti con i briganti erano frequenti il birro di campagna Innocenzo D’Ippolito di Serra Pedace ha la peggio. Innocenzo viene colpito alla coscia da un colpo di archibugio che gli provoca la frattura della gamba. Rimane in pericolo di vita per un breve periodo e solo dopo una lunga degenza, durata oltre un anno, riesce a rimettersi ...

PATATE APPARECCHIATE ricetta di Calabria.

Immagine
  di Maria Lombardo  E' una ricetta estiva facile e squisitissima è un contorno o piatto unico. Lo consiglio vivamente! Ingredienti: 160 gr di olive verdi 50 ml di aceto di vino bianco 15 gr di capperi sotto sale 4 patate medie 2 cucchiaini di zucchero 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva 1 cipolla bianca Sale fino q.b. Preparazione: Iniziate la preparazione delle vostre patate apparecchiate sbucciando, tagliando a cubetti le patate e mettendole all'interno di una ciotola con dell'acqua. Sbucciate e tagliate adesso la cipolla a fette e trasferitela all'interno di una padella con l'olio. Versate anche le patate, spostate sul fuoco e salate. Non appena l'olio inizierà a sfrigolare coprite con un coperchio e cuocete per 15 minuti. Nel frattempo dissalate i capperi e scolate le olive. All'interno di una ciotola versate l'aceto e aggiungete lo zucchero e mescolate fino a quando quest'ultimo si sarà sciolto. Trascorsi i 1...

Quando la Calabria non era un luogo marginale.

Immagine
  di Maria Lombardo  "La Chanson d'Aspremont" è considerata una delle principali opere della letteratura medievale. Composta da 18 canti, è una chanson de geste, un poema epico cavalleresco appartenente al ciclo carolingio, che narra la spedizione di Carlo Magno nel Sud Italia contro il re dei Saraceni Agolante, in difesa della fede e dell’Europa. L’opera, che fa da prologo alla più nota Chanson de Roland, e dunque all'Orlando Innamorato e all'Orlando Furioso, risale alla metà del XII secolo, da un autore ignoto che sperimenta l’intreccio narrativo dei cantastorie con frequenti passaggi di scena, ripreso e perfezionato poi dall’Ariosto. Trae il titolo e l’ambientazione nell’Aspromonte da una narrazione orale del periodo normanno. È caratterizzato dai classici valori dell’onore, l’eroismo in battaglia, la lealtà verso il re, la fede in Cristo e nella Chiesa contrapposti all’Islam. Essa canta anche della storia d'amore tra Ruggero e la musulmana Gallicella   e l...

Tradizioni arbëreshe scomparse a S. Lorenzo del Vallo sul giorno di San Giovanni: “U pupullu i San Giuannu”

Immagine
  di Maria Lombardo    Quando nel   XV sec. giunsero gli Albanesi, un gruppo si stanziò nel Casale de Spizano ripopolandolo, mentre un altro, più consistente, proseguì stabilendosi nel “Casale de Sanctu Laurenctu” dove da secoli esistevano un nucleo ed una struttura urbani ben consolidati. Qui gli albanesi si misero a dimora in un quartiere alle falde settentrionali del colle di Serralta, dove edificarono la chiesa di S. Nicola per celebrare le proprie funzioni secondo il rito bizantino, professione di fede che praticarono ben oltre la soppressione violenta del rito avvenuta nella vicina Spizano nel 1668.La presenza degli Albanesi in S. Lorenzo terminò quando il Marchese Marcello Pescara, attorno al 1572, imponendo esose gabelle a tutti i sudditi, determinò la loro fuga   verso   la vicina Spizano, allora sottoposta ai Principi Sanseverino di Bisignano.Della presenza arbëreshe   in S. Lorenzo del Vallo rimangono alcuni cognomi mentre due rituali, pra...