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Dalla tradizione natalizia Reggina : I petrali.

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di Maria Lombardo  Ecco l’altro dolce famoso nel Reggino sotto Natale, naturalmente come” i nacatuli” veniva offerto al fidanzamento. L’origine etimologica del nome indicava "le offerte prenuziali" portate al tempio dai genitori della promessa sposa. Effettivamente nell’antica Grecia esisteva una festa ateniese detta protelia. Ebbene la tesi quindi è suffragata abbondantemente. Inoltre vi era la gamélia, che cadeva nel mese di gennaio, il mese delle nozze. Protélia: È questo il nome del giorno in cui i genitori conducono alla dea sull'acropoli la fanciulla in procinto di sposarsi, e compiono dei sacriflci . Chiaro che questi riti sono giunti fino a noi con la scoperta di frutta votiva in terracotta, le raffigurazioni di dolci antropomorfici che hanno per soggetto bambini, nonché la cerimonia misterica del “corredo della sposa” nelle pìnakes locresi. Ecco che questi dolci diventano il simbolo del Natale cristiano. Per la preparazione di questo dolce serve: Per la ...

Un prodotto tipico Natalizio della Riviera dei Cedri: I PANICELLI CALABRESI

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di Maria Lombardo Il giorno di Natale nella Riviera dei Cedri Calabrese il pranzo alquanto luculliano si conclude con i “panicilli i San Nicola”, dolcetti tipici intensi e profumatissimi. Profumato di cedro, il profumo di questo agrume era conosciuto fin dall’antichità. E proprio quest’ultimo è l’ingrediente principale impiegato in uno squisito dolce tipico calabrese preparato durante i mesi autunnali Ottobre-Novembre, poiché è questo il periodo della potatura e quindi della raccolta delle foglie. Le foglie infatti vengono conservate poi per l’utilizzo sotto Natale. I Panicelli piacevano molto a D’Annunzio che li descrisse minuziosamente nella Leda senza cigno, e perciò molti li chiamano Panicilli di D’Annunzio. Di per sé, l’aspetto dei Panicelli è molto semplice: cinque foglie di cedro, disposte in modo tale da formare un fagottino legate da un filo di ginestra selvatica, contenenti uva passa e scorza di cedro. Per fare i panicilli ci vuole innanzitutto la materia prima, l’uva...

Un formaggio della tradizione calabrese: “a filicèta”di Morano Calabro ( CS)

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di Maria Lombardo La felciata di Morano Calabro è un prodotto solo del comprensorio di Morano, quindi per assaggiarla dovete fare come me, recarvi in questo borgo meraviglioso. Questo sublime prodotto viene chiamato “ Pane degli Angeli” come dare torto! Ha origini remotissime che sono legate alla tradizione della locale pastorizia che solevano consumare il formaggio appena fatto e caldo. Prende il nome dalle felci nel quale viene avvolto e da cui ne prende gli aromi, la sua pasta resta umida morbida e prelibata. Questo prelibato formaggio, fresco e tenero, con superficie liscia, è stato sempre presente sulle tavole dei contadini e delle famiglie nobili del luogo.Si racconta, inoltre, che gli artigiani del legno usavano barattare con i pastori locali un caratteristico secchiello fatto con legno di gelso (specifico per la felciata) in cambio del gustosissimo formaggio. La sua tipicità è nella lavorazione prodotta con l’80% di latte caprino e solo il 20% ovino, la Felciata viene ...

Leggende Nicoteresi : U fujeiettu!

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di Maria Lombardo Che la Calabria sia la terra del mito e della leggenda oltre che della storia questo è risaputo. Esistono così tanti miti tramandati da generazioni in generazioni da poter riempire pagine e pagine di libri. Alcuni sono davvero singolari. Tra le tante leggende che hanno popolato i racconti fatti dai calabresi davanti al focolare, quella più incredibile riguarda il “Fajettu”, ovvero un simpatico e burlone omino che abitava le nostre montagne e che durante le notti di pioggia s’introduceva furtivamente nelle stalle, dove si dilettava a intrecciare le chiome ai muli e ai cavalli. Si dice però che l'esserino non facesse solo questo, che viveva in nutrite comunità difficili da vedere perché attive esclusivamente durante le ore notturne. Uomini e “fajetti” vivevano, quindi, in un mondo separato da una sottile barriera diacronica. Una barriera che delimitava non solo il giorno dalla notte ma il mondo della realtà da quello della fantasia. A parlarci di loro sono s...

LA MARMELLATA DELLE NONNE CALABRESI: CONFETTURA DI NESPOLE SELVATICHE E MELE.

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di Maria Lombardo Le mie ave sapevano davvero fare tutto in cucina!Trasformavano i prodotti della terra in delizie luculliane.  La  marmellata di nespole selvatiche e mele   era una di quelle cose che si aspettava di mangiare nella crostata.    Il nespolo selvatico (Mespilus germanica) che fiorisce in maggio e perde le foglie all’arrivo dell’autunno, mentre maturano i frutti. Le nespole vanno raccolte entro la fine di ottobre con grande cura, vista la facilità con cui la polpa si ammacca. Non sono immediatamente edibili: devono   maturare, in una cassetta al buio e al fresco. Come dice il proverbio: “col tempo e con la paglia, maturano anche le nespole”. Per preparare la marmellata con questo frutto antico ecco cosa urge: dalle 5 ai 10 kg di nespole per ottenere circa 3 kg e mezzo di polpa 5 mele 1 kg di zucchero  2 bicchieri d’acqua 2 limoni Procedimento: Dopo un breve lavaggio alle nespole e dopo aver pelato le mele e tagliate si ...

PRODOTTI CALABRESI: LA PATATA DELLA SILA.

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di Maria Lombardo Prodotta in 13 comuni della provincia di Cosenza e Catanzaro, dagli anni ’50 c’è un sistema forte economicamente e ben 200 aziende producono questa meraviglia di Calabria.La patata della Sila possiede una percentuale maggiore di amido è questa la caratteristica che rende unico il tubero silano. Nutriente e soprattutto più saporito delle altre patate italiane! A conferirle questa caratteristiche è l'area di produzione situato sopra i 1000 metri di altezza dal livello del mare. È una patata di alta qualità con forti connotazioni organolettiche, caratteristiche date dall'essere l'unico prodotto di alta montagna coltivato nel centro del Mediterraneo. Un vero primato non c’è che dire. Inoltre la coltivazione di questo tubero  è da sempre un'attività tradizionale e ha un ruolo importante nell'economia locale. A metà degli anni ‘50, per porre un certo ordine nella coltivazione del tubero, venne fondato il "Centro silano di moltiplicazione e s...

Quest’autunno vi porto in visita in Aspromonte.

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di Maria Lombardo  Perché parlare di Aspromonte solo in termini storici visto che l’acroco ospitò alcuni episodi del Risorgimento o parlarne solo con parole dispreggiative e cariche di pregiudizi fino a ricordare questo luogo come “santuario della malavita”. Nulla di più sbagliato! Questa meravigliosa montagna non ha nulla da invidiare ai parchi più belli del mondo. Oggi l’Aspromonte si fregia del titolo di “parco nazionale”. Posto al centro della punta estrema della Calabria si può godere la vista dei due mari calabresi sul mar Tirreno ad ovest e sullo Jonio ad est, una notevole varietà di paesaggi partendo dai 1950 metri di Montalto fino a giungere sulle incantevoli spiagge. Certamente è ancora un’area poco conosciuta quindi per fare trekking in queste zone urge una guida ben preparata. Il suo nome sicuramente non deriva dall’asperità del luogo come cata la vulgata ma dal greco Monte Bianco per via di alcune rocce bianche visibili nella parte orientale. . Dal punto di ...