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Il Venerdì dell’Addolorata a Pallagorio (KR): Arberia Calabra

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 di Maria Lombardo Siamo a Pallagorio  –  Puhëriu  in arbëreshë – un comune italiano di 1.295 abitanti della provincia di Crotone, in Calabria. Sorge nella fascia collinare presilana a nord del Marchesato ed è un paese arbëreshë di Calabria che conserva la lingua, gli usi e le tradizioni proprie, ma non più il rito bizantino-greco.ll borgo e il territorio circostante hanno una storia antichissima. L’area territoriale infatti risulta abitata sin dal neolitico; ne sono testimonianza le numerose grotte sparse nel territorio, in particolare assume interesse paleontologico la cosiddetta “Grotta di S. Maurizio”. Pallagorio oggi presenta tanti monumenti degni di nota, tra i quali ricordiamo per tutti La Chiesa di S. Antonio, a pochi Km dal centro abitato, con strutture murarie originarie di età bizantina: fu piccolo convento abitato da monaci basiliani. La Chiesa di S. Filomena, del XIX s...

Paese che vai tradizione che trovi, per San Giuseppe a Tropea (VV): gli sciù

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 di Maria Lombardo  Ogni anno per la  festa di San Giuseppe anche a Tropea vi è la  tradizione dolciaria  legata agli  sciù . La ricetta classica di derivazione napoletana consiste nel versare d’un sol colpo, in 250 ml d’acqua bollente, con l’aggiunta di 100 gr di burro e un pizzico di sale e di zucchero, 150 gr di farina. Si rigira e si amalgama l’impasto, fuori dal fuoco, finché non si stacca dalle pareti, quando è raffreddato si aggiungono 4 uova intere, una alla volta, mescolando energicamente. Il composto, con l’ausilio di una tasca da pasticcere, si depone, a formare dei bastoncelli con un doppio giro, su una teglia imburrata e si cuoce in forno a 180 gradi per 20 minuti. Per la crema si mescolano 4 tuorli con 120 gr di zucchero, 40 gr di farina e 40 gr di amido, la buccia di un limone e 1 lt di latte. Sul fuoco si fa addensare la crema, di poi si divide in due scodelle ed in una si aggiunge abbondante cacao amaro. Tra le pasticcerie storiche di Trop...

Prelibatezze calabresi: il salato di Crotone

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 di Maria Lombardo Il “Salato di Crotone” denominato nella sua Regione d’appartenenza “salatu ‘e cutrone”, è un salume appartenente allìantichissima tradizione culinaria crotonese prodotto in tutto il territorio della provincia calabra. Il salato di Crotone ad oggi fa parte della lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Calabria (PAT).Solitamente, per la produzione del salato di Crotone vengono impiegati solo suini allevati nella regione Calabria. La produzione del salato di Crotone, come vuole la tradizione avviene in piena stagione invernale, tra i mesi di dicembre e febbraio.Gli ingredienti necessari per la preparazione del salato di Crotone sono: fianco di suino, sale, pepe nero, pepe rosa e budello di maiale.Il salato di Crotone si consuma come un comune affettato, magari accompagnato da formaggi calabresi, olive, pane appena sfornato e un buon calice di vino rosso e corposo, prettamente calabrese. Alcune ricette regionali prevedono il salato di Crotone t...

A Rossano, “U mmit e san Giusepp”: tra storia e tradizione

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 di Maria Lombardo Ci sono tradizioni che bisogna ripercorrere, affinchè non muoiano mai. E come si suol dire “Paese che vai Tradizione che trovi”,a Rossano nel giorno della Vigilia di San Giuseppe in molte famiglie rivive una ricorrenza che affonda le sue radici nella storia.” U mmit e San Giusepp “, l’Invito di San Giuseppe, è un rito tradizionale. Ed allo stesso tempo una rievocazione storica.  U mmit  è   l’offerta di  taddjarin e cicer,  tagliolini e ceci, che la tradizione vuole rigorosamente fatti a mano. E poi donati per devozione al vicinato o alle persone più indigenti. A Rossano il primo invito risale al periodo del primo conflitto mondiale. Quando tra povertà e carestia,una mamma chiese la grazia a San Giuseppe. Il ritorno del suo amato figlio dalla Prima Guerra. San Giuseppe è particolarmente venerato nella nostra terra di Calabria, considerato il padre putativo di Gesù. A lui si devono prodigi e protezioni e non c’è paese, rione,  c...

Una storia calabrese fantastica: Sant’Angelo della Pietra Gagliato (CZ)

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 di Maria Lombardo Circa 1300 anni or sono l’imperatore Leone III° Isaurico prima ancora di varare l’editto contro le sacre immagini perseguitava a morte i monaci greci come i basiliani perché temeva la loro influenza sulla gente del popolo perché essi vivevano come i poveri popolani basti pensare che il loro Egumeno, cioè il capo, a parte i pochi momenti dedicati all’uffici sacri, zappava la terra e curava l’orto come un normale contadino. Anche i suoi confratelli, fatta eccezione per i momenti di preghiera, svolgevano umili mestieri come calzolaio, falegname, sarto, ecc.. Inoltre aiutavano e istruivano come potevano quanti a loro si rivolgevano formando piccole comunità praticamente autosufficienti ed isolate che in qualche modo sfuggivano al controllo delle istituzioni governative adorando le immagini dei santi e della madonna, tutte cose che all’imperatore bizantino non piacevano per niente. Perciò essi furono costretti a fuggire rifugiandosi nel Salento dove, come a Viggiano,...

ARENA (VV) visitatela merita!

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 di Maria Lombardo « Il territorio di Arena fu habitato anticamente dai Greci, conservandone hoggi giorno molte voci nella paesana favella, la latitudine del Polo è di gradi trentanove, la natura con prodigalità l'arrichisce d'ogni genere di frutta, e le sue montagne non sono molto sterili, ma coltivate... » (Francesco Natoli, 1654) Fu colonia greca contemporanea ad Ipponio e successivamente municipium romano all'epoca delle guerre puniche. In epoca medievale fu capoluogo di un feudo molto esteso appunto da meritare il nome di Stato di Arena. Primo signore fu Matteo d'Arena dei Conclubet. Questa famiglia tenne il feudo fino al 1678. I Culchebret (o Conclubet di Arena) furono una famiglia normanna molto potente e influente nelle vicende storiche, culturali, politiche ed economiche dell'Italia meridionale e della Sicilia, a partire dall'XI secolo. Nel seicento il feudo passò ai Caracciolo di Gioiosa. Interessanti sono gli edifici e i monumenti che rimangono: Cast...

Frittelle di cime di rapa

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 di Maria Lombardo  Per 4 pers. Un chilo e 200 gr. di cime di rapa, 6 cucchiai di parmigiano o grana grattugiati.Tre cucchiai colmi di farina 00 Tre uova. Mezzo spicchio di aglio. Sale e pepe. Olio per friggere PROCEDIMENTO Pulire e lavare le cime di rapa, lessarle in acqua salata, scolarle e lasciarle intiepidire, tagliuzzarle grossolanamente. In una ciotola sbattere le uova con un pizzico di sale, pepe e parmigiano, aggiungere a poco a poco la farina, poi l’aglio tritatissimo e infine le cime di rapa, mescolare bene. Far scaldare olio in una padella e friggere a cucchiaiate. Mettere su carta cucina a perdere l’unto in eccesso, poi trasferire su piatto di portata e servire le frittelle di cime di rapa calde, accompagnate con un’insalata di pomodori. BUON APPETITO.