Post

“I viscottini”: antichi biscotti calabresi

Immagine
 di Maria Lombardo Non sono i classici dolci che si fanno a Pasqua anche se l'aspetto è simile. I viscottini cu lavatu in origine si preparavano tutto l'anno aggiungendo all'impasto del pane olio e zucchero e lasciandoli lievitare tutta la notte per poi infornarli nella mattinata. Non avendo uova nell'impasto le massaie li realizzavano anche durante la settimana santa, in questo modo si rispettava il digiuno e l'astinenza quaresimale. Come per il pane veniva utulizzato "u lavatu", un pezzetto di pasta di pane messo da parte, fatto lievitare e poi rinfrescato che passava da famiglia a famiglia creando così un circuito di condivisione che includeva anche il forno a legna, che non era presente in tutte le abitazioni. L'aiuto reciproco era alla base di quella vita vissuta con semplicità e rispetto. Questi viscottini sono preparati con il lievito di birra. Ingredienti 1 kg di farina 00 200 ml di olio di girasole 350 gr di zucchero scorza...

Sapete che grazie Pietro Milone esisteva la Zanichelli di Palmi

Immagine
 di Maria Lombardo Nacque a Palmi (Rc) il 20 novembre del 1857 Pietro ,   da una modesta famiglia, e poté compiere soltanto pochi anni di studio data la necessità di intraprendere l’arte del libraio-legatore in un negozio di un suo parente il quale, tra un’indicazione ed un’altra circa l’attività del lavoro, gli impartì pure i fondamentali insegnamenti della grammatica.   E' qui che iniziò a comporre   qualche brano dialettale molto gradito ed apprezzato dagli amici che frequentavano la bottega.Fu così che essa diventò un vero laboratorio d’arte, non a caso chiamata la Zanichelli di Palmi, tanto che poi diventò il ritrovo abituale di artigiani, medici, avvocati e gente di qualsivoglia rango, dove si trascorrevano piacevolmente intere giornate ad ascoltare battute, versi e poesie in vernacolo composte ed improvvisate dal giovane Milone. Lo spunto era dato dagli avvenimenti più o meno vari o dai fatti che accadevano nella zona e che in questa bottega trovavano sfogo e...

“U VERBUMCARO”: antichi mestieri

Immagine
 di Maria Lombardo Era un vecchio cieco, robusto, calvo e di buon appetito, accompagnato da un ragazzo, andava in giro a pregare casa per casa, raccomandando con orazioni, a nostro Signore, l’anima del defunto.I suoi servigi erano a pagamento, e venivano barattati con formaggio, ricotta e grano; si racconta che mangiò in una sola volta 2 Kg di peperoni fritti e 15 uova. Era ricercato da tutti perché con le sue preghiere raccomandava l’anima del defunto a Dio ed abbreviava l’espiazione dei peccati per quelle anime che ancora non erano in paradiso. Ognuno lo voleva a casa propria; quando entrava in una casa si sedeva e subito incomiciava a recitare preghiere e litanie per tutti i morti di quella casa o per l’anima di un solo defunto, a seconda di quello che gli veniva richiesto. Incominciava così: “a chi dobbiamo dire stu Verbumcaro?” Proseguiva, dopo aver appreso il nome del defunto, con la preghiera di suffragio per quell’anima. “ U  verbumcaro  ‘i Ddij vulimï. ...

Ragatelle e Verginelle di Sant’Antonio.

Immagine
 di Maria Lombardo Nel giorno della ricorrenza della festa del Santo di Padova, 13 giugno, un tempo nei nostri paesi, erano numerose le persone che offrono al Santo il “voto delle Ragatelle” ovvero i “Rafhatiedhi” cioè i trascinamenti in ginocchio. La manifestazione di devozione e di fede a Sant’Antonio era quella di vestire, in quel giorno, alla monacale, con il saio marrone , i capelli tagliati a coroncina e sandali marrone ai piedi. Così conciato il fedele, in genere anche donna, faceva voto di trascinarsi ginocchioni per tutto il percorso della navata centrale della chiesa , con partenza dalla porta ed arrivo davanti la statua del Santo; poi il ritorno lento e composto, a piedi, fino all’entrata e, daccapo lo stesso sacrificio, per il numero di volte che si era “promesso” al Santo, per la grazia ricevuta, o meglio di cui si era in attesa. Il voto si “pagava” anche col pranzo rituale delle “Verginelle”, in dialetto, ”i Veginiedhi” invitando a casa propria 13 giovani ragaz...

13 giugno:Panicelli di Sant'Antonio:tradizioni calabresi

Immagine
 di Maria Lombardo I panicelli di Sant'Antonio sono dei deliziosi panini di semola che si preparano in occasione del 13 giugno, festa sentitissima in Calabria per Sant'Antonio di Padova.La tradizione dei panicelli si perde nella notte dei tempi. Un tempo i bambini girano di casa in casa la mattina presto per prendere il loro panicello. Chi decideva di offrirli, in passato, era perché aveva ricevuto grazia dal Santo o per proteggere la propria famiglia. E nonostante siano passati tantissimi anni, la tradizione, quella di Sant'Antonio, ancora vive nel cuore dei piccoli borghi.I panicelli oggi vengono ordinati ai forni del paese per poi essere benedetti in chiesa. PANICELLI DI SANT'ANTONIO 550 g di farina di semola rilasciata 250 g di farina 0 600-650 g di acqua a temperatura ambiente 220 g di pasta madre appena rinfrescata 60 ml di olio evo 12 g di sale Mettete la farina 0 e la semola sopra la spianatoia e mescolatela.Unite la pasta madre appe...

I fioroni i fichi del mese di giugno: i "ficazzani"

Immagine
 di Maria Lombardo Estate, tempo di fichi. In verità i primi deliziosi frutti del fico li stiamo gustando dalla tarda primavera: grandi e succosi, sono conosciuti con il nome di fioroni, o fiori di fico. Proprio così: quelle piccole puntine bianche che costellano l'interno del fico, visibilissime quando lo tagliamo in due, ma impossibili da contarsi per quanto sono vicine e numerose, sono dei fiori. Ognuna è la terminazione di un fiore. Questa cosa - valida per tutti i tipi di fico - ci stranisce ma certo non ci trattiene dal gustarli. Quindi, ricapitolando, non è che quelli di giugno siano fiori e quelli di agosto frutti: è solo che maturando in due momenti diversi, il senso comune che sa come il fiore preceda il frutto, ha attribuito questi nomi. Fico fiorone o fior di fico il primo, fico  fornito  il secondo. Il fiorone è solitamente di dimensioni medio grandi, anche se questo dipende dalle singole varietà, ed è carico di vitamine e altri micronutrienti. È più buono de...

L'antico rito di Amantea (CS): “U ciucciu i San Giuvanni”

Immagine
 di Maria Lombardo  Erano vagabondaggi estivi di cui soprattutto i ragazzi approfittavano per riempire le strade di colore, di allegrie, di speranze, di baldorie, ma anche occasioni per mostrare chi sapeva organizzare meglio quelle feste. La  Festa di S. Giovanni Battista  si articolava in due giornate: - il  23 giugno  era dedicato allu  “ciucciu” ; - il  24  al  Battesimo delle bambole , alla processione solenne, ai fuochi pirotecnici. Così comincia la festa  “du ciucciu ’i S. Giuvanni”  fatta di onori, di balli, di canti, ma anche di dolci e di frutta ciliegie, albicocche,  “primifiori”  e  “pirilli ’i San Giuvanni” . “’ U ciucciu”  era un fantoccio, a forma d'asino, costruito con canne e cartapesta. Ai lati, sulla coda, nelle orecchie, in bocca, erano messi moltissimi bengala che venivano accesi durante la processione. Sotto era cavo ed una persona si alternava infilandosi sotto il “ci...