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I "vampugghji" (dolci tipici) per Carnevale del Vibonese

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 di Maria Lombardo È una ricetta antica calabrese, povera ma ricca di sapore, tramandata da mamma a figlia. Si preparava quando arrivava il Carnevale. Io propongo la ricetta di Franca Crudo Presidentessa di Asfalantea. Pochi ingredienti,  dice   la stessa“chiddi veri”, quelli autentici: "ova nostrani, farina ‘i granu teneru Rosìa, zzuccheru grossu e finu, ogghjiu bbonu extravergini d’aliva calabrisi". “Si frìa nta padeda, a focu vivu”: si friggono in padella a fuoco vivo. Sono dolci semplici e veloci, tanto che da noi si dice “frìa e mbucca”: frìggi e mangia, ancora caldi caldi, “comu facevanu i nanni”, come facevano i nonni . Ebbene sono dolci di casa quindi si impasta tutto insieme e senza grammature, Franca fa tutto ad occhio. Impasta ben bene fin quando crea una pasta solida che stende col mattarello. Dopo aver tirato la pasta taglia con una rotella tante strisce di pasta di un centimetro che intreccia a mò di treccia. Si appresta poi a cuocerle sul fuoco ed è un...

«’A ROTA D’ ’U VRASCERI ».

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 di Maria Lombardo Era un'istituzione, non mancava in nessuna casa, la si trovava in quelle delle famiglie ricche, che abitavano grandi, vecchi palazzi e che disponevano di caminetti, a volte monumentali, in quelle della borghesia, in quelle del popolo, soprattutto nei «bassi» umidi e freddi, una vergogna cittadina che non si è riusciti ad eliminare radicalmente. Ogni casa era dotata di uno o più bracieri di ottone, a seconda del numero dei vani, alimentati a carbone. Bisognava saper predisporre adeguatamente l'accensione del «vrasceri» e conoscere e seguire le «modalità d'uso», come si dice oggi: disporre nel fondo uno strato di cenere, mettere uno strato di carbone, seguito da altro di «terra 'e carvuni» (carbone in polvere) poi uno strato di "carvuneddhu" (qualità di carbone più leggero del normale, ricavato da particolari qualità di legna) e, in fine, uno strato di «terra 'e carvuneddhu». L'accensione avveniva immettendo qualche brace incandescente...

LE MADDAMME di Gemma INCORPORA

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 di Maria Lombardo Se siete capitati in vacanza nella bella Calabria, avrete sicuramente visto tra i souvenir quelle belle statuette che i profani chiamano   “Calabriselle”. Effettivamente vogliono rappresentare quello! In realtà hanno una storia di tutto punto. Sono le antiche donne gioiosane che indossavano il costume tradizionale ('a saja) ed erano chiamate "Maddamme". La Saja è composta da una lunga camicia di lino o di cotone ('a cammisa) e impreziosita da un colletto di pizzo fatto a mano ('u cullarettu), dopo veniva la sottoveste ('a suttana), in cotone scuro a fiori chiari, coperta dalla saja vera e propria ( una sopraveste di seta color piombo per ogni giorno, più colorata per le cerimonie e nera per il lutto). Completano l'abito il grembiule ('u fardàli) di seta, il corpetto ('u 'mbustinu) di velluto operato in seta stretto da un nastro (vitta). Le maniche che sono attaccate al corpetto con spille, hanno i polsini di velluto e, soltan...

La risicoltura nella piana lametina. Sapevate fosse praticata?

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 di Maria Lombardo   Sotto i Fascisti si praticavano svariate bonifiche in Italia. La Calabria non fece ecccezione! Nacque così una nuova borgata detto di  S. Eufemia. La nuova realtà agricola nella piana bonificata doveva avere, nel disegno della politica fascista, un ruolo di primaria importanza. Essa era destinata a diventare “sede di tutte le industrie agrarie che la vasta fertilissima plaga, allorché sarà dotata di acqua irrigua, esigerà”. Il Fascio fece giungere in queste zone dei coloni  in base alla loro abilità nell’arte della coltivazione dei campi e di quelle colture specializzate autarchiche, come il ricino, il cotone, la soia. Esse, provenienti dal Polesine, dalla Sicilia e da altre regioni, dovevano lavorare nelle nuove terre bonificate ed operare la trasformazione agricola della zona che trovava nell’agricoltura e nella lavorazione dei suoi prodotti la principale fonte di ricchezza. Per dare maggiore impulso al territorio, il governo fascista avvertì...

Bresaola di Pesce Spada dello Stretto

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 di Maria Lombardo La tradizione della pesca del pesce spada, nello Stretto di Messina fra Sicilia e Calabria ancora vive fra aprile e settembre, una parte del pesce pescato viene venduto fresco una piccola parte trasformata.Ed ecco che dal filetto del pesce spada salato, aromatizzato è lasciato ad asciugare nasce la la bresaola o prosciutto di pesce spada. Bresaola di pesce spada a tranci, viene aromatizzata esternamente con salvia , pepe rosa e rosmarino ed il suo sapore viene esaltato è stata veramente una bella esperienza gastronomica! Ovviamente il filetto da cui è ricavata è il più pregiato del pesce spada salato a mano e stagionato. Oltre a un sapore fresco, delicata e leggermente salato al palato ha una consistenza morbida. Può essere servita da sola con un filo d’olio e qualche goccia/zesta di limone, o come arricchimento di un’insalata o verdure grigliate e mozzarella.Non contiene conservanti e altre sostanze aggiuntive.

Quando Sant'Antonio Abate fermò l'alluvione nel gennaio 1953 a Montebello Jonico( RC)

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 di Maria Lombardo Questa stagione per la festa di Sant’Abate vi porto a Montebello nel Reggino per portarvi nel 1953.Tra l’altro nel passato, e gli anziani di Montebello lo ricordano, Sant’Antonio è stato pregato incessantemente dal popolo perché intercedesse presso Dio perché finisse l’alluvione del 1953. Sotto la pioggia, che ormai durava da oltre otto giorni, la statua del Santo venne portata fuori dalla Chiesa mentre dal cielo cadevano imponenti millimetri di pioggia. Giunti a pochi passi dalla Chiesa, e ancora oggi gli anziani lo ricordano, è spuntato l’arcobaleno mentre cessava la pioggia. Eventi questi che appartengono ad un passato vicino e trasmetto ai più piccoli da chi è avanti negli anni. Un Santo molto venerato a Montebello Jonico e non solo. Don Giovanni, dopo il suo ingresso nella parrocchia ha voluto subito ripristinare l’antica tradizione con la processione che avviene giorno 17 gennaio e la benedizione degli animali. Intanto ogni mattina alle 5.45 i fedeli si rit...

IL SANGIERE CALABRESE

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 di Maria Lombardo Il Sangiere, detto localmente Sangieri, è un caratteristico sanguinaccio prodotto in Calabria nel periodo della maialatura. COME SI REALIZZA IL SANGIERE CALABRESE 1 - Aromatizzate il sangue di maiale con: scorza di arancia tritata, borragine, pinoli, gherigli di noce tritati, grasso di budello suino, prezzemolo fresco tritato, un pizzico di sale, cannella e chiodo di garofano.   2 - Cucite la trippa del porco e versate all'interno il sangue aromatizzato.   3 - Fate cuocere in una miscela di acqua e sangue di maiale a fuoco lento.   4 - A cottura ultimata, impiattate il Sangiere tagliato a fette con liquido di cottura.