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Venerdì di Quaresima: Baccalà alla marinara come prepararlo in modo gustoso

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 di Maria Lombardo Ingredienti per 4 persone: 750 g di baccala 1 piatto di pomodori datterino 3 spicchi d'aglio 3 ciuffi di prezzemolo origano 1 peperoncino olio d'oliva extravergine olive schiacciate capperi di Pantelleria farina 0 Preparazione: Tagliare il baccalà e disporlo in un piatto, fare lo stesso coi pomodorini, col prezzemolo e sbucciare l'aglio e dividere gli spicchi in due. Passare il baccalà nella farina. Preparare in una padella dell'olio, riscaldarlo e mettere a cuocere il baccalà. Una volta cotti disporli in un piatto. Mettere in una padella aglio e peperoncino (rimuoverlo successivamente), versare i pomodori, aggiungere le olive, i capperi, l'origano e il prezzemolo, poi mescolare. Cuocere per 10 minuti, aggiungere i filetti di baccalà, e lasciar cuocere per almeno 6-7 minuti. Impiattare e servire.

SPUTÒ CON DISPREZZO VERSO GLI AGUZZINI, GRIDANDO "VIGLIACCHI!". STORIA DI CIPRIANO SCARFÒ, ARTIGIANO LIBERTARIO, FUCILATO PER RAPPRESAGLIA DAI NAZISTI

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 di Maria Lombardo Il 25 agosto 1943 un uomo, incatenato al tronco di un grande albero d'ulivo, guarda negli occhi i suoi aguzzini già schierati nel plotone d'esecuzione, sputa con disprezzo verso di loro e gli urla “Vigliacchi!”. Poi, una scarica di proiettili mette fine alla sua vita. Il suo nome è Cipriano Scarfò, 54 anni, di professione artigiano armaiolo, libertario e frequentatore del Comitato di concentrazione antifascista di Taurianova, grosso borgo rurale della piana di Gioia Tauro nella Calabria reggina.Taurianova è "fascistissima", una città nelle mani di agrari e possidenti di fondi immensi dove tutt'intorno braccianti e raccoglitrici d'olive sopravvivono in condizioni disumane. Qui da vent'anni spadroneggiano le camicie nere e il paese spesso è stato teatro dello squadrismo più aggressivo e violento della provincia. Tuttavia, Cipriano non fece mai mistero del suo disprezzo verso le prepotenze dei fascisti e il militarismo del regime: “Eravamo ...

Carnevale a Lungro (CS): Parata Storica dedicata a Skanderbeg

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 di Maria Lombardo  Non distante da Castrovillari, un carnevale speciale da non perdere è quello di Lungro.La rievocazione storica Skanderbeku Prindi i Arbërisë, è un ritorno del passato. La mattina della domenica di carnevale le donne indossano il costume festivo  arbëreshë.  Il rito della vestizione è molto importante per le donne perché ci vuole molta attenzione nell’indossarlo. La coda della gonna, ad esempio, viene cucita una volta indossata e scucita quanto tolta. Il costume viene tramandato di generazione in generazione.Gli abitanti di Lungro iniziano i festeggiamenti ricordando l’eroe Giorgio Castriota in una parata storica con musica e canti. Il corteo è composto da Scanderbeg a cavallo e i suoi sottoposti guerrieri che partono dalla Chiesa di Costantinopoli per percorrere le vie storiche del paese fino alla Piazza XVI Luglio 1859. La comunità li attende nella piazza principale dove è stato allestito un piccolo “villaggio”, un luogo di ristoro dov...

I "vampugghji" (dolci tipici) per Carnevale del Vibonese

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 di Maria Lombardo È una ricetta antica calabrese, povera ma ricca di sapore, tramandata da mamma a figlia. Si preparava quando arrivava il Carnevale. Io propongo la ricetta di Franca Crudo Presidentessa di Asfalantea. Pochi ingredienti,  dice   la stessa“chiddi veri”, quelli autentici: "ova nostrani, farina ‘i granu teneru Rosìa, zzuccheru grossu e finu, ogghjiu bbonu extravergini d’aliva calabrisi". “Si frìa nta padeda, a focu vivu”: si friggono in padella a fuoco vivo. Sono dolci semplici e veloci, tanto che da noi si dice “frìa e mbucca”: frìggi e mangia, ancora caldi caldi, “comu facevanu i nanni”, come facevano i nonni . Ebbene sono dolci di casa quindi si impasta tutto insieme e senza grammature, Franca fa tutto ad occhio. Impasta ben bene fin quando crea una pasta solida che stende col mattarello. Dopo aver tirato la pasta taglia con una rotella tante strisce di pasta di un centimetro che intreccia a mò di treccia. Si appresta poi a cuocerle sul fuoco ed è un...

«’A ROTA D’ ’U VRASCERI ».

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 di Maria Lombardo Era un'istituzione, non mancava in nessuna casa, la si trovava in quelle delle famiglie ricche, che abitavano grandi, vecchi palazzi e che disponevano di caminetti, a volte monumentali, in quelle della borghesia, in quelle del popolo, soprattutto nei «bassi» umidi e freddi, una vergogna cittadina che non si è riusciti ad eliminare radicalmente. Ogni casa era dotata di uno o più bracieri di ottone, a seconda del numero dei vani, alimentati a carbone. Bisognava saper predisporre adeguatamente l'accensione del «vrasceri» e conoscere e seguire le «modalità d'uso», come si dice oggi: disporre nel fondo uno strato di cenere, mettere uno strato di carbone, seguito da altro di «terra 'e carvuni» (carbone in polvere) poi uno strato di "carvuneddhu" (qualità di carbone più leggero del normale, ricavato da particolari qualità di legna) e, in fine, uno strato di «terra 'e carvuneddhu». L'accensione avveniva immettendo qualche brace incandescente...

LE MADDAMME di Gemma INCORPORA

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 di Maria Lombardo Se siete capitati in vacanza nella bella Calabria, avrete sicuramente visto tra i souvenir quelle belle statuette che i profani chiamano   “Calabriselle”. Effettivamente vogliono rappresentare quello! In realtà hanno una storia di tutto punto. Sono le antiche donne gioiosane che indossavano il costume tradizionale ('a saja) ed erano chiamate "Maddamme". La Saja è composta da una lunga camicia di lino o di cotone ('a cammisa) e impreziosita da un colletto di pizzo fatto a mano ('u cullarettu), dopo veniva la sottoveste ('a suttana), in cotone scuro a fiori chiari, coperta dalla saja vera e propria ( una sopraveste di seta color piombo per ogni giorno, più colorata per le cerimonie e nera per il lutto). Completano l'abito il grembiule ('u fardàli) di seta, il corpetto ('u 'mbustinu) di velluto operato in seta stretto da un nastro (vitta). Le maniche che sono attaccate al corpetto con spille, hanno i polsini di velluto e, soltan...

La risicoltura nella piana lametina. Sapevate fosse praticata?

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 di Maria Lombardo   Sotto i Fascisti si praticavano svariate bonifiche in Italia. La Calabria non fece ecccezione! Nacque così una nuova borgata detto di  S. Eufemia. La nuova realtà agricola nella piana bonificata doveva avere, nel disegno della politica fascista, un ruolo di primaria importanza. Essa era destinata a diventare “sede di tutte le industrie agrarie che la vasta fertilissima plaga, allorché sarà dotata di acqua irrigua, esigerà”. Il Fascio fece giungere in queste zone dei coloni  in base alla loro abilità nell’arte della coltivazione dei campi e di quelle colture specializzate autarchiche, come il ricino, il cotone, la soia. Esse, provenienti dal Polesine, dalla Sicilia e da altre regioni, dovevano lavorare nelle nuove terre bonificate ed operare la trasformazione agricola della zona che trovava nell’agricoltura e nella lavorazione dei suoi prodotti la principale fonte di ricchezza. Per dare maggiore impulso al territorio, il governo fascista avvertì...