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Come nacque il Rosolio di rose diffuso in Calabria

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 di Maria Lombardo In un convento costiero un giorno un monaco zelante prese 50g di zucchero che pose assieme ai petali in un mortaio, li pesto’ per bene, li adagiò   in un contenitore con chiusura ermetica vi verso’ 1l. di alcool con lo zucchero pestato e le rose, sigillò il tutto ed attese dieci giorni, ogni tanto agitava il contenitore per permettere il rilascio delle essenze. Dopo i dieci giorni bolli’ un litro di acqua con l restante di zucchero ( 950g ), attese che si raffreddasse bene e verso il tutto nel contenitore ermetico unendolo all’alcool, risigillò il tutto ed attese una settimana dopo questo filtro’ il tutto e lo imbottigliò. Signori, era nato il rosolio, appena fatto è molto buono ma, una volta imbottigliato, se fatto riposare al buio per almeno due mesi sprigiona profumi e sapori piu intensi.    

L ' Aspromonte e la devozione al suo San Leo

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 di Maria Lombardo Le comunità di Bova ( 5 maggio) e di Africo (il 12 maggio) festeggiano il loro Santo Patrono: San Leo, un santo aspromontano.Vissuto probabilmente tra l'XI e il XII sec., San Leo (o, secondo alcuni studi, San Leone) fu un monaco di tradizione italto-greca formatosi, secondo la tradizione, presso il Monastero greco della SS Annunziata che si trovava presso Africo, all'epoca casale di Bova, tra le foreste dell'Aspromonte.La sua vita è narrata nella "raziuni di Santu Leu" (Orazione di San Leo), tramandata oralmente di generazione in generazione e recitata dai fedeli durante la preghiera in onore del Santo. Racconta di una vita trascorsa tra i boschi impervi dell'Aspromonte tra preghiera, penitenza e lavoro a servizio dei poveri.A quei tempi, era attività ancora molto praticata quella relativa all'estrazione della pece (resina) dai pini a cui si dedicava anche il nostro San Leo e a cui è legato il suo primo miracolo: la trasformazione di una...

Il culto di San Giorgio ad Oriolo (CS)

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 di Maria Lombardo Il 23 aprile la Chiesa di tutto il mondo celebra San Giorgio martire, patrono d'Inghilterra. Tra mito e leggenda, la sua fede è arrivata fino a noi ispirando generazioni di cristiani.Giorgio, il cui nome di origine greca significa “agricoltore”, nasce nella Cappadocia verso il 280 da una famiglia cristiana. Trasferitosi in Palestina si arruola nell’esercito di Diocleziano. Quando, nel 303, l’imperatore emana l’editto di persecuzione contro i cristiani, Giorgio dona tutti i suoi beni ai poveri e, davanti allo stesso Diocleziano, strappa il documento e professa la sua fede in Cristo. Per questo subisce terribili torture e alla fine viene decapitato. Innumerevoli e fantasiosi i racconti fioriti intorno alla figura di san Giorgio, fino all’episodio del drago e della fanciulla salvata dal santo che risale al periodo delle crociateI crociati contribuirono molto a trasformare la figura di san Giorgio martire in santo guerriero, volendo simboleggiare l’uccisione del drag...

La storia di Maria e Bice: le partigiane di Tropea (VV)

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 di Maria Lombardo E’ un lavoro di ricerca della Dott. Beatrice Lenti di Tropea, la quale con l’aiuto dei discendenti delle eroine tropeane così ci informa:”Bice e Maria di Tocco, erano le figlie maggiori di Ignazio e Aurora Scrugli, nati entrambi a Tropea a fine Ottocento, che, sposatisi nel 1921, si erano trasferiti a Torino dove Ignazio era ufficiale degli Alpini. Aurora volle far nascere nell’amata terra d’origine i quattro figli, così Beatrice, detta Bice, la primogenita, vide la luce a Reggio Calabria nel 1922; Maria a Vibo Valentia nel 1925; Orsola a Tropea nel 1926 e Antonio, unico maschio, anche lui a Tropea nel 1929.Durante i feroci bombardamenti su Torino, degli inizi del ‘43, la famiglia venne sfollata ad Agliano, a circa 19 km da Asti. Dopo l’8 settembre il colonnello di Tocco rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana per cui fu posto agli arresti domiciliari e, per una seria cardiopatia, aggravatasi a causa delle tensioni vissute, morì nel 1944. I suoi resti...

U Granitu: il dolce che racconta la storia di Gioiosa Ionica (RC)

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 di Maria Lombardo Chi ricorda U Granitu? Quel dolce antico, quasi magico, che profuma di tradizione e di feste di una volta. Un nome che dice tutto: “Granitu”, dal suo aspetto scintillante, granuloso, come se fosse stato catturato un frammento di neve colorata, cristallizzata dal sole del Sud. Nato dalle mani sapienti, questo dolce è un’opera d’arte dolciaria semplice ma preziosa: zucchero cristallizzato, mandorle tostate e un pizzico di colore – rosso, verde, azzurro, bianco – che lo rendono un vero e proprio arcobaleno da gustare. Ogni pezzo, irregolare e unico, sembra una piccola nuvola zuccherina con il sapore intenso e genuino della mandorla che si scioglie in bocca. Ma U Granitu non era solo un dolce: era un rito. Un tempo, a Gioiosa Ionica, quando si preparava un matrimonio in casa – quel momento di gioia collettiva, di famiglia e comunità riunite – questo dolce veniva preparato con cura e amore. E non solo per la tavola nuziale: era consuetudine accompagnarne l’invito ...

Frittata cresciuta di Pasqua delizia del Cosentino e dintorni

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 di Maria Lombardo . Si chiama frittata cresciuta perchè ci sono le uova, ma in realtà ha più la consistenza di una torta rustica, preparata con un impasto lievitato tipo pasta della pizza, a cui poi vengono aggiunte le uova e la farcitura di formaggi e salumi calabresi. Come tutte le ricette di famiglia, per giunta meridionale, la dose originale è per 10/12 persone, una bella famiglia numerosa che si riunisce intorno alla tavola per le feste pasquali, ma che io ho ridotto per me e mio marito. Se volete preparare la dose originale per 1 kg di farina dovete semplicemente aggiungere 6 uova medie e quadruplicare le dosi dei restanti ingredienti (in questo caso dovrete utilizzare una teglia più grande e cuocere per 10/15 minuti in più).  Ingredienti per 4 persone 250 g di farina forte 150 ml di acqua 6 g di sale 2 cucchiai di olio di oliva 5 g di lievito di birra fresco 2 uova piccole 2 cucchiai di  pecorino grattugiato 50 g di  caciocavallo o provola silana 50 g di...

Il “tamburru” è una tradizione esclusiva di Borgia (CZ) della notte tra mercoledì e giovedì santo

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 di Maria Lombardo Voglio ricordare  una delle tradizioni più antiche di Borgia: U TAMBURRU , sperando di fare cosa gradita. Nella notte, fra mercoledì e giovedì, per le strade passa “u tamburru” (tamburo), fatto di pelle di zimburu (maschio della capra). Una ritualità per far partecipare la comunità all’evento in forma di ufficialità, decisamente pagana, la cui funzione è quella di rendere pubblico «il fatto», cioè l’azione dei pagani che cercano Gesù per imprigionarlo e che troveranno nell’orto di Getsemani. Ogni anno si cambiava e si cambia la pelle, perché alla fine del giro per il paese davanti alla chiesa la pelle si sfondava e si sfonda. La pelle, si comprava dai pastori di Caraffa, si puliva e si stendeva fissandola a due chiodi alla finestrella del proprio magazzino per farla asciugare per parecchi giorni. Una volta asciutta, ancora oggi, si sistemava e si sistema sulla struttura rotonda a botte e si incassava (incassa) con un cerchio sempre di legno per tenerla in t...