LA CONCA DEL PATIRION: UN TESORO CALABRESE ESPOSTO A NEW YORK da scoprire
di Maria Lombardo
Quel piccolo gioiello di arte normanna di matrice bizantina citato in calce noto come "Conca del Patirion", oggi custodito presso il Metropolitan Museum di New York dove è visibile nella Galleria 304 dedicata all’arte dell’Europa medievale. Si tratta di un fonte battesimale in marmo pentelico che era dato per perduto, almeno fino a quando nel 1985 la storica dell’arte Emilia Zinzi, studiosa calabrese docente al Politecnico di Milano e all’Università di Reggio Calabria, non lo ha identificato fra le collezioni del museo americano.Come molti oggetti d’arte antica del nostro patrimonio, collocati in giro per il mondo a causa di un collezionismo privato spesso fautore di razzie di ogni genere, la Conca del Patìrion, dalla chiesa allora appartenente ai Baroni Compagna di Corigliano, è approdata nel grande museo newyorchese nel 1917 a seguito della donazione di John Pierpont Morgan celebre banchiere statunitense di origine ebraica nonché uno degli uomo più ricchi di tutti i tempi. Di questo oggetto, sessant’anni prima dell'identificazione, aveva già parlato, fra gli altri, il grande archeologo Paolo Orsi nella rivista Bollettino d’Arte (1923 – XII) in cui scrive della sua scomparsa e che era stato portato a Parigi per poi perdersi le sue tracce. Ma già nel 1811 si conosceva questo tesoro in quanto fu raffigurata dal pittore prussiano Franz-Ludwig Catel il quale accompagnò in Italia Aubin-Louis Millin, archeologo e conservatore del Cabinet des Médailles della Bibliothèque impériale che aveva l’incarico di disegnare i paesaggi attraversati e i monumenti visitati. Giunto in Italia, Millin scelse di spingersi ben oltre Napoli e di esplorare la Calabria dove fino ad allora solo pochi visitatori avevano fatto qualche incursione e tra i disegni di quel viaggio se ne conservano appunto alcuni riferibili al Patìrion di Rossano, tra cui quello raffigurante la conca marmorea con la sua iscrizione.Gli studiosi ritengono che la vasca battesimale del Patírion, così come quella analoga del SS. Salvatore di Messina (oggi al Museo Regionale di Messina) e altri pezzi conservati nella città siciliana, possa ricondursi all’opera di Gandolfo, scultore il cui nome è espressamente citato sulla vasca del SS. Salvatore e della sua bottega. Entrambe le vasche presentano eloquenti iscrizioni che alludono alla committenza del rossanese Luca I, discepolo di Bartolomeo di Simeri e successivamente l’archimandrita [termine che indica il superiore in un monastero, soprattutto nelle chiese cristiane orientali] prima del Patírion di Rossano, e poi del SS. Salvatore di Messina, così come la datazione, 1135 per quella siciliana, 1137 per quella di Rossano, nella quale è menzionato anche il re Ruggero II.Il Fonte Battesimale, ricavato da un unico pezzo di marmo bianco, è di forma emisferica allungata su base unica circolare e misura 67,31 cm di altezza e un diametro di 62,23. La profondità del bacino è di cm 35 e lo spessore del labbro è di cm 4,5.Sull’orlo superiore è incisa in caratteri greci un’iscrizione che recita: "Ai tempi del potente re Ruggero, quando il venerabile Luca ottenne il governo dei monaci, fu realizzato questo vaso, a 6645 anni dall' inizio dei tempi". Sull’esterno del Fonte predomina un gusto prevalente di fasce ornate con perizia disegnativa ed esecutiva e ci sono decorazioni bidimensionali disposte in forma di fascia formata da due nastri ondulati e bisolcati, desinenti in spighe e fogliami stilizzati, mentre in basso è presente una croce patente. Il tutto si collega a una cultura scultorea medievale legata alle grandi tematiche teologiche e simboliche del battesimo, morte e rinascita dell’uomo in Cristo.
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