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Torte antiche di S. Marco Argentano (CS): Lagana pane e sanguinaccio.

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di Maria Lombardo Oggi per Viviamo la Calabria siamo a San Marco Argentano bellissimo borgo del Cosentino. Centro urbano di antica storia, sito lungo la  Valle del Crati  in zona collinare, dal clime mite e temperato, è fra i più importanti centri artistici e culturali della  provincia di Cosenza . Ebbene siamo qui per parlarvi di un dolce molto antico che si preparava in concomitanza con l’uccisione del maiale, che qui come in tutta la Calabria è una vera istituzione .   Per prima cosa nel momento che si uccide un maiale   il sangue caldo viene raccolto in una bacinella mescolando continuamente mentre sgorga fino a che non ne esce più e facendolo raffreddare, una volta raffreddato si filtra per eliminare qualche grumo di sangue e si conserva in frigo aggiungendo a circa 2 litri di sangue un pizzico di sale, tipo cucchiaino da tè e 2 arance. Poi si prende un pane intero da circa kg 1,5 si taglia a pezzi e si mette a bagno in acqua come se si volesse p...

Organtino maschera di Castrovillari (CS)

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di Maria Lombardo Ebbene si Castrovillari la “Capitale” calabrese del Carnevale ha una sua maschera riscoperta dal prof. Giulio Palange, studioso di teatro dialettale calabrese, Organtino nacque, a Castrovillari, nel 1635, e fu il primo testo teatrale in dialetto calabrese. La maschera viene ripresa dalla farsa che venne rappresentata in piazza San Giuliano, antico cuore della città, l’evento coincise anche con la nascita del Carnevale di Castrovillari, oggi considerato uno dei dieci maggiori carnevali della penisola. Quel manoscritto rimase nell’oblio per 3 secoli e mezzo fin quando Palange nel 1990 lo riscrive. Lo studioso castrovillarese per primo riuscì a delineare i lineamenti psicologici di questa maschera tratta dal mondo pastorale arcaico della nostra regione, una regione nella quale, ancora più di oggi, la miseria rendeva cattivi, e il successo, oggetto di invidia. Organtino era un pastore ma la fortuna lo volle massaro dimenticando arrogantemente le sue origini. Sf...

Minestra con salame pezzente : “minestra ca nnuglia” cosentina.

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di Maria Lombardo Un tipo di minestra invernale molto deliziosa e confortante vi consiglio di provarla! Ingredienti 1 kg di verdure miste: cicoria, scarola, bieta porcellana e quello che vi aggrada 4 patate medie 2 salsicce del pezzente 1 spicchio d'aglio peperoncino piccante secco pecorino grattugiato sale q.b. olio evo Preparazione Sbollentate in abbondante acqua salata le salsicce per ben due volte in acqua pulita.Questo procedimento serve per scaricare una parte del loro sapore intenso. Scolatele, tagliatele a rondelle e tenetele da parte. Lavate bene la verdura e lessatela insieme alle patate pelate in acqua salata. Scolatele, conservando qualche mestolo dell'acqua di cottura. Fate imbiondire in una padella con l'olio d'oliva uno spicchio d'aglio e un peperoncino piccante. Spegnete. Adesso fate uno strato di verdure e patate, uno di salame pezzente e infine date una solverata di pecorino. Continuate ancora con verdura, salame e pecorino....

C’era una volta San Sosti (CS) … e il suo Carnevale …

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di Maria Lombardo Il Carnevale di San Sosti nel cosentino era caratterizzato dalle serate danzanti “i festini” ed erano davvero molto attesi , queste serate si prolungavano fino al sabato dopo Carnevale chiamato «Carnevaletto». Le feste attesissime come detto in calce si svolgevano nelle spoglie e piccole case dei San Sostenesi   si ballava fino a stancarsi al suono delle fisarmoniche e delle chitarre e di tanto in tanto un’interruzione consentiva di rifocillarsi con qualche bicchiere di vino e dolci caserecci. Ci si divertiva davvero con poco! Ma succedeva anche qualcosa di unicum il «Corteo dei Mesi dell’anno», di cui gia’ parlava Giovanni De Giacomo nel suo libro “Popolo di Calabria” pubblicato nel 1886, dicendo a proposito:  “Siamo a San Sosti in provincia di Cosenza:“ è Carnevale e tredici uomini, camuffati miseramente in maschera, in mezzo a molti monelli escono in piazza e cominciano «li parti»   ” . Certo ci si vestiva usando quello che si aveva ma ...

Il 3 febbraio a Serra San Bruno (VV) si festeggia un rito legato a San Biagio ed al biscotto dell’amore.

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di Maria Lombardo La festa di San Biagio è presente tutt’ora nel calendario di Serra San Bruno. Una festa molto singolare legata al fatto che San Biagio fu patrono di Serra, senza ombra di dubbio possiamo affermare che il culto di San Biagio è bizantino ma nulla più è dato sapere se non notizie nebulose. Il culto, dopo aver percorso le accidentate e tortuose vie della fede, nella cittadina bruniana deve essersi diffuso con una certa rapidità, al punto tale che la chiesa Matrice è vocata, proprio, a san Biagio. La tradizione liturgica è molto antica intanto si svolgeva una processione davvero partecipata dove per tre volte di faceva il perimetro della Chiesa madre, inoltre si pratica ancora un tradizione dolciaria. Ieri, come, oggi, infatti, i fedeli si recano in chiesa per far benedire gli “abbaculi”, tipici biscotti dall’inconfondibile forma del pastorale, il bastone usato dai vescovi durante le funzioni. Ma cos’è l’abbaculo? Ebbene è un pegno d’amore un dolce che suggellava u...

PROVERBI CALABRISI SULLA CANDILORA..

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di Maria Lombardo dicenu antichi... a Candilora u mbernu è fora, rispundiu a vecchia arraggiata ca u mbernu dura finu Annunziata, rispundi a vecchia du furnu, belli mei u mbernu dura finu a giugnu! Da Candilora l'orzu caccia a testa fora; se voliti e se non voliti n'atri coranta jorna i mbernu aviti. Della Candelora l'orso mette la testa fuori; se volete e se non volete altri quaranta giorni di inverno avrete.  Alla Candilora `a vernàta è menza intra e menza fore. Pa Candelora cu non avi carni 'mpigna a figghiola" Candelora, tra mito e leggenda La festa della Candelora era un appuntamento atteso anche dai pastori calabresi, i quali traevano da essa pronostici meteorologici dal modo di comportarsi dei lupi. I pastori scrive Antonio Francesco Angarano: “ (...) si appostavano al mattino della festa nei pressi della spelonca e attendevano che il lupo si affacciasse: se questo usciva nei campi, allora la stagione sarebbe stata piovosa, se invece si ritir...

La famiglia Brenner, dall'Austria a Cosenza passando per il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia

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DI Maria Lombardo Gustav Brenner era nato a Vienna il 4 giugno 1915. Di religione ebraica , cercò di sfuggire all’ira di Hitler contro gli ebrei, rifugiandosi prima a Trieste e poi a Milano. Nel 1940 anche in Italia imperversava la “caccia all’ebreo” e, mentre lavorava a Milano presso una casa editrice, fu arrestato ed internato a Ferramonti di Tarsia. Nel campo calabrese egli conobbe ancora, anche se non con i tratti violenti e ignobili delle esperienze vissute nei campi tedeschi, il dolore dell’internamento e dello sradicamento dalla propria vita personale e professionale, la malaria, il freddo, gli stenti e la paura dei bombardamenti e del futuro. In questa terra, tuttavia, il suo destino volse alla vita e non alla morte, come ci si sarebbe potuti aspettare. Nessun atto di crudeltà fu mai attribuito a chi ha comandato a Ferramonti, a chi ha controllato la vita degli internati: il direttore Paolo Salvatore, il commissario di Pubblica Sicurezza, il frate cappuccino Callisto Lo p...