Post

Gennaro Placco, il leone dell’Arberia Calabra: l’Unità d’Italia voluta dai Calabresi

Immagine
  di Maria Lombardo  Non si deve e non si può non conoscere la figura di Gennaro Placco, figura arberesh del Risorgimento che dopo aver lottato per la libertà non volle   onori e cariche. Amico di Settembrini Luigi che di lui ebbe a dire: « Un bel giovane, una faccia greca, occhi scintillanti, parlante con una certa enfasi albanese, con l’erre come la pronunciava Alcibiade. L’anima sua odora di tutta la freschezza, l’ingenuità, la spensieratezza, la candidezza di un fiorente giovinetto. Ingegno vivido e poetico, cuore caldissimo e saldo, amava la libertà e sentì che un’ignota potenza gli sollevava il cuore e la mente. Egli è rozzo nelle maniere, anzi talora è selvatico, come albanese e montanaro; ma a me piace assai quella durezza, segno di animo saldo e maschio, quei decisi No e Si senza quella convulsione civile che chiamasi sorriso, senza quelle cortesi parole che sono da intonaco sopra un muro fracido; sotto quella dura scorza palpita un cuore nobile e generoso ». Son...

Il Pecorello bianco è una rarissima varietà di uva coltivata solo in Calabria.

Immagine
  di Maria Lombardo    Tra le province di Catanzaro e Cosenza, sul versante tirrenico viene coltivato questo vitigno conosciuto dai Magno Graeci. E’ una varietà capace di generare vini dai sentori fruttati, pieni e morbidi al gusto. Proprio perché considerato un vitigno minore intendo parlarne ed invitare all’assaggio! Cultivar a bacca bianca presente soprattutto nella provincia di Cosenza e noto localmente a partire dalla fine del 1800. Tra i suoi sinonimi c’è anche “Pecorino“, ma questo non deve far pensare a parentele col vitigno Pecorino conosciuto in centro Italia, essendo una varietà completamente diversa. Il Pecorello è quindi un vitigno calabrese a tutti gli effetti, riconducibile con tutta probabilità al Greco della zona di Rogliano, in provincia di Cosenza. Il Pecorello viene descritto per la prima volta in Calabria a fine Ottocento, anche la sua presenza in zona forse è più datata.Il grappolo è medio, cilindrico o conico, semplice o alato, da spargolo a leggerm...

TOTO’ ED I “CORONEI” ARBERESHE DI CALABRIA.

Immagine
  di Maria Lombardo  Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, abbreviato in Antonio de’ Curtis, in arte conosciuto come Totò (1898-1967), dovette scontrarsi con una famigli di “coronei” calabresi! E sì, perché il “principe della risata”, vantava titoli principeschi su territori balcanici compresi la Dardania, il Peloponneso (antica Morea), conte di Cipro e d’Epiro nonché conte e duca di Drivasto/Drisht e Durazzo! Qualche anno dopo il riconoscimento legale dei titoli nobiliari, il nostro Totò dovette subire processi per “abuso di titoli nobiliari” intentati da altri nobili, compresa una famiglia calabrese“coronea”! Totò, che in fondo era una brava persona, lasciò perdere tutto ma se avesse voluto, i suoi avvocati avrebbero scoperto che la presunta nobiltà “coronea” di questa famiglia risaliva ai tempi di re Carlo III di Borbone e che quindi era fasulla perchè creata ad hoc da un notaio della zona compiacente! Questi nobili ...

Calabria: vi ricordate “a pezzara”?

Immagine
  di Maria Lombardo  La mia bisnonna era molto agile nel confezionarla tanto è vero che c’era in tutti i corredi delle figlie e nuore. Arte delle vecchie “majistre” oramai dimenticata! Donne queste che erano totalmente analfabete ma capaci di rammentare e tramandare sequenze molto difficili per far passare duemila fili nei licci del telaio, donne capaci di fare necessità virtù non buttando nulla. Così nasceva “ a pezzara”! Era ed è un’esplosione di colori e nasceva dal recupero di vecchie stoffe che anziché essere buttate venivano ridotte   a striscioline e lavorate al telaio. Usata poi come tappeto come copriletto pesante o si faceva tovagliame quotidiano. Ebbene cari lettori non dimentichiamo da dove proveniamo quelle donne dal nulla producevano grandi capolavori e contribuivano a loro insaputa a salvaguardare il pianeta.

Confettura di giuggiole: Delizia dell’autunno calabrese

Immagine
  di Maria Lombardo  La confettura di giuggiole è un composto spalmabile molto dolce e gustoso, adatto per consumare colazioni ricche di vitamine e frutta. E' inoltre l'ingrediente ideale per farcire crostate e altri dolci secchi. Si abbina perfettamente anche a formaggi freschi o poco stagionati. Ingredienti 1 kg di giuggiole mature 1/2 bicchiere d'acqua 500 gr di zucchero semolato o usarne di meno se desiderate. una scorzetta di limone Preparazione Versare in una casseruola le giuggiole precedentemente snocciolate insieme a una mela renetta tagliata a pezzettini e mezzo bicchiere di acqua.   Cuocere a fuoco vivo la frutta aggiungendo lo zucchero semolato ed la scorzetta di limone. Raggiunta la consistenza desiderata, togliere dal fuoco e versare la marmellata bollente in recipienti di vetro precedentemente fatti bollire in acqua; chiuderli ermeticamente con tappi sterilizzati e capovolgerli per cinque minuti, poi rigirare i vasi e coprirli con panni per co...

Antico villaggio minerario in località "Chiesa Vecchia" della Ferdinandea, Stilo (RC).

Immagine
  di Maria Lombardo  Si presume che il villaggio sia sorto nel periodo aragonese, intorno al 1300. La prima attestazione documentata di questo villaggio risale al 1602. Esistono i ruderi di una fornace di fusione, di una chiesa dedicata a San Giovanni Battista del 1700 con cripta e costruita su una precedente chiesa di legno, ed infine, un palazzo amministrativo del 1600, rimaneggiato nel 1700, che era a due piani. Il piano superiore era riservato all'amministratore, i vani di sotto erano adibiti a magazzino per il ferro dolce, carcere e zona per l'artiglieria. Per giungere sul posto, adiacente alla Ferdinandea, si percorre il bosco di Stilo con alberi maestosi dove è possibile scorgere, come è capitato a noi di Viviamo la Calabria, qualche lepre che saltella, qualche falco che volteggia, il tutto avvolto da un silenzio interrotto solamente dai rumori del bosco.

FRANCESCO DE LUCA DA CARDINALE (CZ): L’UNITà D’ITALIA VOLUTA DAI CALABRESI

Immagine
  di Maria Lombardo  Francesco De Luca, è nato a Cardinale nel 1811 da Martino farmacista e da Maria Carello e morto a Napoli nel 1875. Studiò in primis a Catanzaro poi nel ’32 partì per Napoli dove si laureò sia in Scienze fisiche e nel 1835 quella in Diritto civile. Fu avvocato del Ministero delle Finanze presso la Gran Corte civile delle Calabrie e poi Decurione al comune di Catanzaro. Tornato a Napoli si specializzò in questioni economico-finanziarie e patrocinatore presso la Corte di Cassazione. Amico fedele di   Camillo De Meis, Carlo Poerio, Luigi Settembrini e Francesco De Sanctis “condividendone la passione per la libertà e l’amor di patria”. Allo scoppio dei moti del ’48 saggiò le carceri borboniche col fratello Vincenzo! La sua cattura però fu una conseguenza dei suoi scritti e di una pubblicazione intitolata “Della educazione politica de’ popoli del regno di Napoli”, in cui condannava la la monarchia assoluta e auspicava un governo di uomini onesti e preparati...