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Tradizioni scomparse della festa di San Giovanni in Calabria: Cutro (KR) le “cummari du palijaiu”

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 di Maria Lombardo  Un tempo l’amicizia era tenuta molto in considerazione in Calabria! A Cutro, quando due donne erano molto amiche e volevano diventare ”cummari” a tutti i costi , anche se non avevano figli da battezzare o da cresimare, diventavano “cummari du palijaiu” per suggellare con un patto la loro amicizia. Quello che si faceva il 24 Giugno era importante una commare mandava all’altra   su un vassoio   “a nguantera” una specie di pupazzo “u pupulu” fatto con un’erba profumata che nasce spontaneamente nei campi. Quest’erba si chiama “ palijau!” Sulla testa del pupazzo veniva posto un anello d’oro e intorno i “cannellini” e una bottiglia di “rosoliu”. Il 15 Luglio , giorno della festa di San Vittore l’altra commare doveva assolutamente   ricambiare il dono e restituiva l’anello. Oggi questa tradizione non c’è più perché   bastano la stima e l’affetto tra due persone per continuare un rapporto d’amicizia. Ma è rimasto un detto “cummari du’ palijau qu...

Le Infiorate di Calabria questa stagione per il Corpus Domini vi porto ad Aprigliano (CS)

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  di Maria Lombardo  Nel giorno del Corpus Domini e in altre festività! Meravigliose opere floreali per le vie cittadine impreziosiscono alcuni borghi di Calabria. In Calabria si realizzano a: Verbicaro, Scalea, Santa Domenica Talao, Campora San Giovanni, Paola, Montalto Uffugo, Cetraro, Luzzi, Cosenza, San Marco Argentano, San Giorgio Albanese, Aprigliano, Tarsia, Potenzoni, S. Domenica Ricadi, Vallelonga, Dasà, Taurianova, Monasterace, San Luca, Bovalino borgo, Gallico, Palmi, Polistena, Anoia, Cittanova, Portigliola, Siderno sup., Bova, Ardore, Stilo, Cinquefrondi,   Bovalino Marina,   Crotone, Petilia Policastro. In prevalenza nel giorno del Corpus Domini, qualcuna alle Grazie, alla Pentecoste, al Carmine.   Nelle scorse stagioni vi ho consigliato di vedere quella di Potenzoni nel vibonese e di Monasterace nel reggino. Si rimane ovunque estasiati! Quest’anno vi porto ad Aprigliano, un piccolo borgo dell'altopiano della Sila dove resistono le tradizioni. Tra ...

Mia nonna Maria mi raccontava spesso “da linusa” che usava come antinfiammatorio

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 di Maria Lombardo  Il lino ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella coltivazione calabrese, coltivazione questa giunta a noi dalla Grecia ma col tempo ed il progresso certi metodi efficaci sono scomparsi. Io però memore dei racconti di mia nonna uso i semi di lino nelle insalate! Ma cos’è “a linusa” semplicemente i semi del lino che si trovano un po' ovunque in commercio, un tempo mia nonna li ricavava dalla fioritura. Il lino aveva bisogno per crescere rigoglioso di sole pianura e campi curati. A giugno si mieteva dopo che a novembre era a dimora. Il sole di giugno doveva essiccare i mazzoli di lino poi pestati e ne si ricavava il seme. Ebbene era davvero miracolosa si diceva! Curava foruncoli ascessi e vesciche diventando una specie di “pomata” si pestavano ben bene nel mortaio irrorati di poca acqua calda e si impastava. La si spalmava su un pezzuola e si metteva sul posto da trattare lasciando la benda per un giorno. Curava anche la gastrite ma stavolta la preparava in...

Anicini calabresi: ricetta semplice e gustosa della cucina calabrese

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 di Maria Lombardo  Gli anicini rappresentano non soltanto un dolce ma una peculiarità della tradizione calabrese. Preparati con ingredienti semplici, rimandano alla povertà della materia prima ed alla ricchezza del gusto. Ingrediente fondamentale è l’anice. Una tradizione che è resistita al tempo ed alle nuove tendenze gastronomiche. In passato, si usava omaggiare con gli anicini i familiari di un defunto, onorando con la preziosità del dolce il sacro rito del funerale. Tuttavia, era facile trovare questi biscotti anche sulle tavole dei pranzi di nozze che un tempo si festeggiavano in casa. Gli anicini racchiudono un universo di emozioni, ricordi e sapori. Ingredienti : - 150 g di farina 00; - 50 g di fecola; - 150 g di zucchero semolato; - 30 gr di mandorle amare; - 3 uova + 1 tuorlo; - 30 g di semi di anice o liquore di anice. Procedimento : Montare bene le uova con lo zucchero aggiungere la farina setacciata, la fecola setacciata, le mandorle tritate grossolanament...

La "casetta blu" di Pellaro (RC) diventa patrimonio culturale

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Crediti foto: www.ilreggino.it di Maria Lombardo  La “Casetta Blu” presente sulla S.S. 106 a Pellaro, a Reggio Calabria, diventa patrimonio culturale: il Ministero della Cultura per la Calabria, finalmente si è espresso per tutelarla. Vi invito a visitarla ne rimarrete senza parole. Le forme nitide e il colore azzurro sgargiante dell’edificio, incastonato nel versante agricolo modellato a terrazzi, ha da sempre colpito l’osservatore e alimentato la curiosità tanto da divenire parte dell’immaginario collettivo delle comunità. Ed è anche per questo che riveste valore di identità storico-culturale e rappresenta rara testimonianza del rapporto armonico tra attività umana e paesaggio. In realtà è una casa colonica degli anni Venti e Trenta del 1900 nelle campagne reggine. Il fabbricato ha una superficie coperta di circa 200 metri quadrati e si presenta con forme compatte semplici tipiche della “casa recinto” o “italica”. Si sviluppa su due livelli addossati al pendio è collegati e...

13 giugno 1799- Un calabrese di Bagnara Fabrizio Ruffo inneggia a "Sant'Antonio gluriuso" ponendo fine a Napoli all’occupazione francese.

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  di Maria Lombardo  Si narra che ci fu lo “zampino” di Sant’Antonio da Padova se il Cardinale Ruffo, alla testa dell'Armata Cristiana e Reale della S. Fede in Nostro Signore Gesù Cristo   entra in Napoli, ponendo fine alla effimera Repubblica partenopea e all'occupazione francese del Regno di terraferma che, dal gennaio di quell'anno aveva causato, nelle varie provincie, circa 20.000 morti con episodi di inaudita e gratuita violenza, provocando l'insurrezione popolare di intere plaghe   dai "lazzari" a Napoli, ai "montanari" in tutto l'Abruzzo, ai "contadini" nella Terra di Lavoro. E’ chiaro che il porporato di Calabria usò ogni mezzo per ripristinare la triste dittatura dei Borbone, pensò anche di incamerare nel suo esercito queste fazioni citate in calce. Avrebbe scritto a metà Novecento Benedetto Croce, nella sua "Storia del Regno di Napoli": «La monarchia napoletana, senza che se lo aspettasse, senza che l'avesse mess...

E se vi dicessi che a Cosenza si può mangiare il tartufo da passeggio

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 di Maria Lombardo  In genere lo servono così come in foto, è un gelato al piatto del genere pezzu duru. A Cosenza presso L’Etoile di Mario Lanzillotta si può mangiare con soddisfazione il Tartufo da Passeggio Calabrese. In questi tempi di pandemia permette di degustare questo magnifico prodotto nei luoghi dove si preferisce. “La preparazione non vuole essere una copia del celeberrimo tartufo di Pizzo – ha sottolineato Davide Destefano, responsabile Nazionale Conpait Gelato – anzi sfrutta la fama della preparazione napitina presentando una declinazione del prodotto inserito all’interno di una fragrante cialda Babbi”. Insomma una sfera di nocciola con cuore al cioccolato in una cialda fragrante! Ed allora provatelo e poi ditemi ...