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La ricetta delle graffe crotonesi con crema, tipica del periodo di carnevale

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 di Maria Lombardo  C’è da dire – le graffe morbide e fritte, ripiene di golosa crema, si consumano tutto l’anno, a patto   che non si abbiano troppi problemi con la bilancia. Sono molto simili alle graffe napoletane e si possono gustare farcite con crema o marmellata, oppure cosparse semplicemente di zucchero semolato. Il loro nome deriva quasi sicuramente da “krapfen”, un dolce di origine tedesca molto simile – per forma e preparazione – alle graffe napoletane e a quelle calabresi. Non è da escludere, infatti, che questa preparazione risalga ai tempi della dominazione sveva di tutto il meridione italiano. Gustosissime sia calde che fredde, semplici o con la tipica farcitura di crema, le graffe calabresi sono una vera tentazione per il palato e somigliano – per l’impasto con cui sono realizzate – alle tipiche crespelle. In Sicilia, ad esempio, si usa farcirle con ricotta di pecora zuccherata, mentre sia quelle napoletane che quelle calabresi vengono riempite solitamente ...

La Rota carnevalesca di Roccella Jonica (RC): Vi consiglio una volta di osservala

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 di Maria Lombardo In occasione del carnevale, a Roccella Jonica, un gruppo di attori dilettanti inizia a girovagare per il paese, richiamando l'attenzione dei passanti con un campanaccio. Una volta ottenuta una discreta audience gli attori iniziano a recitare la cosiddetta "rota", una farsa scherzosa, a sfondo satirico, declamando versi nel dialetto di cinquant'anni fa. Pur partendo da una base data, ed utilizzando personaggi, sono fissi, come "carnevalari" e "a veccja", la storia della rota si sviluppa in maniera sempre diversa e divertente. Insomma è l’equivalente delle farse del vibonese che hanno smesso di esistere negli anni ’50. Il nome rota deriva dal fatto che gli spettatoti si disponevano a cerchio i testi erano scritti in endecasillabi raccontano fatti accaduti veramente ma a lieto fine dando insegnamenti moraleggianti. La rota viene inscenata su un testo del rotaro roccellese per eccellenza ossia Giuseppe Mazzaferro detto 'U Cimbulu...

‘A pasta chjina, la mitica pasta calabrese per il Carnevale

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 di Maria Lombardo  In Calabria la pasta al forno, in dialetto ‘a pasta chjina, è il classico piatto delle feste. I giorni di Natale, Pasqua, Ferragosto e naturalmente le domeniche sono da sempre segnati da questa preparazione antica e gustosa, un vero scrigno che contiene il tesoro dei mille sapori della nostra terra. Ogni famiglia ha la sua ricetta ma ‘a pasta chjina è un piatto simbolo, da preparare con pazienza fin dal giorno prima, da mangiare in numerosa compagnia e ovunque, facile da trasportare a casa di amici e parenti o nelle gite fuori porta, segno dell’unità della comunità e della famiglia, abbondanza che propizia altra abbondanza come nei banchetti comunitari e le cerimonie religiose della tradizione magno-greca. ‘A pasta chjina è da considerare tra l’altro un must del Ferragosto e dell’estate in Calabria, periodo in cui, tra sagre e feste patronali e grazie all’arrivo di turisti ed emigranti, ogni occasione è buona per cucinare e mangiare insieme. Ingredi...

La città dell'amore Belvedere Marittimo (CS) e le reliquie di San Valentino

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 di Maria Lombardo Belvedere, infatti è Città dell’Amore! Nel convento in provincia di Cosenza i francescani conservano alcune importanti reliquie del santo degli innamorati. Le reliquie di San Valentino il 24 maggio 1700 vennero date in dono, per volontà del Papa, dal cardinale Gaspare del Carpine, Vescovo di Sabina, al sig. Valentino Cinelli, contenute in un’urna. Il 27 maggio 1710 il sig. Francesco Cipollina consegnò a Padre Samuele del convento dei Padri Cappuccini di Belvedere un’ampolla con sangue e frammenti di ossa di San Valentino. Il reliquiario è stato poi rinvenuto nel Convento nel 1969 da Padre Terenzio Mancina in seguito alla rimozione delle tele di San Francesco e San Daniele che si trovavano nella pala centrale. L'autenticità delle reliquie è confermata dalla lettera inviata dagli uffici papali dal cardinale Gaspare del Carpine datata 26 maggio 1700 inviata al sig. Valentino Cinelli. La storia di Belvedere e dei francescani si intreccia da secoli. E' ben anteced...

Quando con “ la Canzone di Zesa” i Napoletani durante il Carnevale ridicolizzavano i calabresi

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 di Maria Lombardo Non è la prima volta che vi parlo di questi temi! Quando il Carnevale Napoletano raggiunse il periodo di maggiore splendore, che la “Canzone di Zeza” iniziò a diffondersi per le strade della città, recitata da attori improvvisati e accompagnata dal suono del trombone.   La storia è quella dell’amore tra la figlia di Pulcinella, Tolla (o Vicenzella) con Don Nicola, studente calabrese, le cui nozze sono fortemente contrastate dal padre di lei che teme di essere disonorato, mentre sua moglie Zeza, che è di ben altro avviso, vuole far divertire la figlia "co’ ‘mmilorde, signure o co’ l'abbate". Pulcinella sorprende gli innamorati e reagisce violentemente, ma, punito e piegato da Don Nicola, alla fine si rassegna. Anche se si tratta di un testo “popolare”, si affrontano comunque, seppure in chiave grottesca, tematiche universali quali il conflitto tra le generazioni, la ribellione all’autorità paterna - rappresentata da Pulcinella - e la risoluzione dello sc...

Involtini catanzaresi: "i vrascioli"

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 di Maria Lombardo  Gli involtini catanzaresi, una ricetta molto antica che ora vi spiegherò. Ingredienti : 8 fettine di vitellone molto sottili 4 fettine di prosciutto crudo 4 fettine sottilissime di lardo 100 gr. strutto/lardo battuto erbe miste pepe noce moscata in polvere mezzo bicchiere di uvetta ammollata in acqua formaggio fresco a dadini, cipolla steccata con due chiodi di garofano e una foglia di alloro sale 50 gr. burro mezzo bicchiere di vino rosso una manciata di farina brodo vegetale con l’aggiunta di poca passata di pomodoro spago da cucina. Preparazione : battere le fettine di vitellone e spalmarvi su ognuna un po’ dell’impasto preparato con lo strutto/lardo, le erbe e le spezie, l’uvetta e i dadini di formaggio. Arrotolare gli involtini e legarli con lo spago. Poggiare su una padella tutte le fettine di prosciutto e lardo, gli involtini, la cipolla steccata, il burro, poco sale coprire con il coperchio e cuocere fino a doratura degli involtini. A questo p...

3 febbraio: festa di San Nicola Saggio da Longobardi (CS)

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 di Maria Lombardo Nacque a Longobardi (CS), il 6 Gennaio 1650. A 20 anni fu ammesso nell’Ordine dei Minimi ed un anno dopo ne professò l’austera Regola. Ben presto divenne modello di perfezione, e negli uffici più di cuoco, portinaio, sagrestano e questuante, rifulse oltre che la sua semplicità, anche una grande pietà, per cui il Signore lo investì dei sui carismi e spesse volte fu rapito in estasi. Ebbe il dono dei miracoli, delle profezie e della scrutazione dei cuori, ricevendo profonde rivelazioni sul mistero della SS. ma Trinità. La sua dimora nei conventi di Longobardi, Paola, Montalto e S. Marco, fu missione pacifica e benefica. Per circa due anni fu a Cosenza e vi operò prodigi strepitosi. È testimoniato nel processo canonico che fra le tante esperienze frà Nicola visse la “transverberazione” da parte di un angelo con dardo infuocato e si vide porgere da Gesù l'anello sponsale dei mistici. Nella positio si legge: "così come si presentava, umilissimo e discreto, e come...