Caccuri (KR) e le grotte della "Timpa dei Santi"
di Maria Lombardo
“C’è
un’altura dalle pareti scoscese, vera e propria “timpa”, sempre
più erosa dal vento, dalla pioggia e dagli
interventi dell’uomo. E ci sono i santi, sempre più illeggibili,
con il Santo dei santi, la dolce Madre e il forte ed elegante angelo
Michele che protegge e si mostra a noi sollevando, con un leggero
movimento delle ali, il vento della vita che giunge e ritorna da un
armonioso edificio dall’aspetto più celeste che terreno. E poi
altre figure, forse, quasi scomparse. Il tutto è richiamato da
ignoti viaggiatori del Seicento che ne hanno riproposto i tratti più
schematici e infantili con un semplice sottile
carboncino.
Tutt’intorno
è roccia, ciottoli su ciottoli cementati da sabbia, sentieri e
arbusti, e grotte ancora più in basso, con nicchie e ripiani.
In
alto, sulla sommità dell’altura, sepolture violate e un’infinità
di ceramiche del tempo in cui quella terra non conosceva il greco,
quello antico. Da lassù, così si dice, pare che provenga una moneta
dell’età in cui l’universo cristiano si aspettava la fine del
mondo; ma non si sa che fine abbia fatto.
Forse
è solo leggenda, come le tante altre che avvolgono i luoghi in cui
l’uomo, scavando grotte o miniere, sfida le barriere
dell’esteriorità per spingersi oltre. Ma da lassù, ancora, si
gode una delle più straordinarie vedute della valle del
Neto.
Guardare
è già contemplare, ritornare indietro nel tempo e volgersi verso
l’alto, verso l’alto, verso l’alto ancora, fino a fondersi per
un istante con l’intensità dei pensieri, in verità del Pensiero,
di quanti in umiltà, fra tanti disagi, hanno vissuto quei
luoghi.
Per
gli altri, per noi, per chi verrà.
Le
preghiere dei monaci sono oggi il silenzio, il soffio del vento, il
belare di ardite capre, il rotolare di minuscoli ciottoli scalzati
dalle frenetiche zampette delle lucertole. Andiamo dunque insieme a
sederci, ad ascoltare, a guardare. Ma in fretta. Le “timpe”
scivolano a valle, scompaiono, e i santi ritornano in cielo...”.
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