Fra’ Diego da Careri scultore calabrese il suo legno diventò estasi mistica
di Maria Lombardo
Un puttino vergato con semplicità da mano veloce e sicura – che di nome faceva Giovanni Leonardo Giurato, al secolo Fra’ Diego, nato a Careri (Reggio Calabria) il 15 aprile del 1606. L'opera che incantò la corte di Napoli!Fra’ Diego, che si trovava a Napoli, dove lo aveva voluto proprio Padre Giovanni suo fratello che aveva intuito le mirabili potenzialità artistiche del fraticello calabrese, si era rivolto al suo Superiore affinché intercedesse presso il Viceré per avere il permesso di vedere il fratello un’ultima volta prima dell’esecuzione. Il fratello fu graziato proprio per intercessione dell'artista di Calabria che fece leva sulla sensibilità artistica del Duca di Medina. La sua ascesa iniziò proprio nella sua Calabria una serie di sculture lignee realizzate a Bovalino prima, dove, nel Convento di S. Maria del Gesù, aveva ricevuto l’ordinazione e le prime ispirazioni artistiche nella modellazione del legno, poi a Gerace, a Monteleone (oggi Vibo Valentia), a Catanzaro ed a Badolato. Realizzò tutta una serie di statue a grandezza naturale (un Cristo crocifisso, un S. Francesco, un S. Ludovico e, soprattutto, una stupenda Madonna degli Angeli) che avevano contribuito non poco a far nascere e circolare la voce sull’abilità artistica non comune del fraticello di Careri.Quello delle vesti dei Santi di Fra’ Diego è, insomma, una vera e propria antologia della raffinatezza che mai scade nell’ostentazione, lasciando sempre strettamente legati i propri personaggi al sentimento popolare, prima ancora che a quello di una Chiesa spesso votata allo sfarzo ed alla trasfigurazione in senso edonistico dei propri simulacri.Era, insomma, un artista schivo, Fra’ Diego, e umile, molto umile. Ed obbediente: quando, nel 1648, fu nominato Padre Generale dell’Ordine Daniele Cossonio da Dongo, non esitò a sottomettersi al comando di trasferirsi nel profondo Nord, stabilendosi a Lecco, da dove iniziò a fare la spola per Dongo e Como, e fino a Stabio e Capolago, in Svizzera. Nella capitale, Napoli,aveva già lasciato tutta una serie di opere, in parte andate perdute ed in parte ancora esistenti un Sant’Innocenzo, trafugato da Napoli è stato da poco rinvenuto in America come la Madonna degli Angeli nell’omonima Chiesa partenopea, ma è proprio in quel profondo nord, che peraltro gli fiaccò la salute con il clima freddo delle Alpi, che Fra’ Diego diede vita ai suoi più intensi capolavori.A Como, Diego stette per anni che debbono essergli sembrati lunghissimi; poi, forse a causa delle sempre più precarie condizioni di salute, fu chiamato a Roma (1654), dove lasciò traccia della sua arte nella bellissima statua di S. Francesco che sovrasta tuttora l’altare della Chiesa di S. Francesco a Ripa, che tra l’altro annovera anche, in una cappella laterale, la Beata Ludovica Albertoni del Bernini.Appena quattro anni nell’Urbe, e poi Diego viene ancora inviato dal nuovo Ministro dell’Ordine, Padre Michelangelo Bongiorno, a Sambuca in Lucina, nel profondo Sud siciliano, patria d’origine di Bongiorno. Erano i suoi ultimi anni: Diego spirò serenamente il 15 agosto 1661, volando in cielo leggero come un angelo, così come era arrivato in terra”.
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