Post

La notte di San Silvestro come la festeggiavano nel mondo agro-pastorale calabrese.

Immagine
di Maria Lombardo La Vigilia di Capodanno di un tempo non era proprio come la festeggiamo oggi. La tradizione non prevedeva sontuosi banchetti come facciamo ora, il menù prevedeva un solo piatto di lenticchie con o senza carne.   Si favorivano inoltre le occasioni d’incontro intorno alle “fhocare”. Inutile dire che quest’occasione ha origini antichissime gli uomini preistorici per esempio il momento del cambio dell’anno, era un avvenimento importante, segnalato da monumenti quali i megaliti. Nel mondo agro-pastorale calabrese usanza giunta fino a noi si sceglieva la carne di maiale  è sicuramente tra le più nutrienti, proprio per questo, mangiare lo zampone e il cotechino a capodanno promette un anno ricco e fortunato. La tradizione vuole, poi, che si consumino cereali simbolo di ricchezza, abbondanza e prosperità. Già i Romani pensavano che la lenticchia, simboleggiava l’abbondanza, il denaro. Ogni lenticchia è una moneta, quindi più ne mangeremo e più soldi avremo. ...

Superstizioni e riti di Capodanno. I calabresi li praticano?

Immagine
di Maria Lombardo Tra pochi giorni anche la Calabria si appresta a festeggiare il nuovo anno, anche tra superstizioni e riti.   Quasi tutti sono legati a riti scaramantici per l’auspicio di un futuro prospero, sereno, ricco   e la maggior parte deriva da antiche tradizioni pagane. Fu Giulio Cesare, nel 46 a.C., a creare quello che ancora oggi è conosciuto come il calendario Giuliano, che fissava l’inizio del nuovo anno il primo gennaio . In quel giorno i Romani usavano invitare a pranzo gli amici e scambiarsi il dono di un vaso bianco con miele, datteri e fichi, il tutto accompagnato da ramoscelli d’alloro, detti “strenne” come augurio di fortuna e felicità. Insomma quello che facciamo noi! Le usanze che caratterizzano la notte di Capodanno sono tutte legati alla eliminazione del male, fisico e morale, accumulatesi nell’anno trascorso. Bruciare, strappare, lanciare sono i termini che ricorrono nei vari rituali, mirati a cancellare i ricordi sgraditi, le amarezze, i rim...

I "buffeddi" della Calabria Grecanica: la cucina tradizionale dei contadini.

Immagine
di Maria Lombardo Fin ’ ora vi ho parlato dei dolci tradizionali natalizi che venivano preparati nelle famiglie benestanti fatti con spezie e frutta secca. Oggi però sposto l ’ attenzione sui dolci natalizi dei poveri che non volevano rinunciare alla tradizione. Pare infatti che un tempo, fossero uno dei piatti preferiti delle famiglie meno abbienti, per via della loro preparazione abbastanza semplice e dei loro ingredienti nutrienti. I “ buffeddi ” sono dei panzerotti dolci, di pasta sfoglia a forma di mezzaluna, farciti con patate dolci e fritti nell'olio. Ecco cosa serve per confezionarli Ingredienti per la pasta : 300 gr di farina tipo “0”,   3 uova,   50 gr di zucchero,   olio di oliva o strutto, 1 pizzico di sale ,   1 bustina  di lievito o ammoniaca per dolci , 1 bicchiere di vino bianco liquoroso. Ingredienti per il ripieno : 500 gr di patate dolci,   2 cucchiai di vino cotto,   1 pizzico di cannella e chiodi di ...

Dalla catastrofe del terremoto del 1908 “ all'intervento Russo” a Messina per portare aiuti.

Immagine
di Maria Lombardo Da un po' di tempo girano sul web notizie “storiche” di ruberie territoriali eseguite da truppe governative nei confronti dei cittadini di Messina e niente di meno su questi fatti il racconto spetta in uno dei “libretti” del giornalista Pino Aprile. Cerchiamo di fare chiarezza con cognizione storica ho visto molta gente prendere per vero quanto sostiene Aprile senza citare fonti. Intanto chiariamo il fatto che nessuno ha mai occultato notizie storiche si è sempre conosciuto tutto. Gli storici meridionalisti quando vigeva un meridionalismo sano scevro da enfasi e demagogia hanno sempre discusso di questi temi a qualche “storico” sfugge davvero qualcosa negli studi. Sfugge l'onestà intellettuale! Sfugge anche la consapevolezza di affermare che fino a Nicotera non funzionava nessun telegrafo ne ho già discusso ampiamente in questo blog. L'articolo ben corredato di note farà luce sul perchè i russi arrivarono prima o magari erano già sul posto. Ma l...

Il primo più “gettonato” del cenone di Natale Calabrese: “spaghetti, alici e musjica atturrata”.

Immagine
di Maria Lombardo La vigilia di Natale in Calabria è stata sempre ricca nella sua povertà! Chiedo scusa per il gioco di parole ma è proprio così che vorrei descriverla. Cenone “di magro” 13 pietanze per ricordare i 12 apostoli e Gesù oppure   9 per ricordare la gravidanza di Maria. Il piatto preferito dai Calabresi restano gli spaghetti con alici e mollica abbrustolita nata per volere delle classi povere che di pesce avevano solo i filetti di alici sotto sale. Un piatto di recupero pensando al pane raffermo “atturrato”. Inoltre tradizione vuole che si mangi pasta lunga spaghetti, bucatini basta non divagare.  Questa tradizione della pasta con la mollica fa parte della storia di quasi tutto il Sud d’Italia, non per niente anche in Sicilia è molto famosa la pasta ammuddicata. Ma è la tradizione della pasta in sé che nasce nel Sud con la venuta degli Arabi nel periodo della Reconquista. Furono infatti proprio loro che la portarono nel nostro Paese!  ...

Frittelle dolci calabresi alle castagne: Rigorosamente farina di castagne di Sersale!

Immagine
di Maria Lombardo Eccovi un paio di dolci adatti per questo periodo: l’inverno calabrese dove spopolano i derivati della castagna di Sersale. Non posso dimenticarmi di decantare le lodi di questa farina che in tempi di magra era davvero l’unico mezzo per sfamare. Pane, pasta e dolci in tutte le case si potevano fare con questa farina e dopo l’essiccazione e la molitura veniva stipata “ntò casciuni” come polvere magica. Qualche bambino biricchino riusciva a rubarne qualche manciata e mescolata con l’acqua dava una deliziosa pappetta. Ricordi di mio padre! I dolci fatti con questa farina erano attesi e sfiziosi: frittelle dolci calabresi e gnocchi fritti alle castagne! Si tratta di una ricetta dolce ma povera e contadina, oggi è uno sfizio per il palato. La farina di castagne si usava con parsimonia come ogni cosa un tempo poiché le castagne erano libere ed ogni famiglia andava per monti a coglierle. Vi indirizzerò con una quantum per 10 frittelle e 20 gnocchi fritti, queste mi...

La Giurgiulena il torrone dei calabresi

Immagine
di Maria Lombardo Realizzato in quasi tutta la Calabria   non intendo identificarlo come un dolce natalizio di una determinata zona. Il suo nome deriva dalla denominazione dialettale del sesamo, che, come è facile intuire, non può che essere l’ ingrediente principale. L a sua origine è araba  e  conosciuta anche in Sicilia con il nome di Cubaita , si differenzia da quest’ultima per l’impiego di miele di fichi. L’aspetto di questo dolce è di un torrone forse “ante litteram” ma nemmeno può essere confuso con la “ cupeta” di Montepaone nel catanzarese. Quindi   attenzione! Il sesamo viene lavorato con miele e zucchero e quindi indurito. Nello specifico, la Giurgiulena si ottiene tostando il sesamo circa dieci minuti in una pentola antiaderente; il suo inebriante profumo d’arancia la sua forma a rombo e poi adagiato su foglie di arancio lo rende accattivante.Ecco a Voi gli ingredienti: 500 gr. di sesamo 250 gr. di zucchero 250 gr. di miele di fichi (si p...