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I “Guanti “ di Bisignano: dolci particolari del Carnevale.

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di Maria Lombardo Oggi ci troviamo a Bisignano nella Sila Greca per parlare dei “Guanti” un dolce popolare come le   comuni chiacchere. Attenzione cari lettori delle chiacchere che da me si chiamano “crustuli” ne ho parlato nella scorsa stagione in questo blog. Questa stagione però ho scelto di parlare dei “guanti” di Bisignano poiché vengono preparate per   ogni occasione soprattutto, in occasione della Festa di San Francesco da Paola e di Sant’Umile da Bisignano. Il primo esempio di dolce destagionalizzato! Per i matrimoni per esempio non potevano e non possono mancare e per averne in quantità stavano in cucina per almeno una settimana. Vi fornirò gli ingredienti per un chilo di prodotto poi fate ad occhio se volete andare oltre: 1 kg di farina 4 uova 1/2 bicchiere di olio d’oliva 1 pizzico di sale Vermouth o vino bianco q.b. Zucchero semolato In una spianatoia ponete la farina setacciata facendo la classica fontana e al centro uova, olio d’oliva e 1...

Il pregiudizio dei Napoletani verso i Calabresi parte da lontano. Lo dimostrarono col Carnevale.

di Maria Lombardo Con questa ricerca ho voluto appositamente dare l’ennesima lezione di storia al popolino che abita le fila del neomeridionalismo, al popolino si sa il Carnevale ed il teatro di strada piace e sicuramente questa lettura farà molto riflettere. I Calabresi sono i primi a risentire della mancanza di rispetto nelle opere d’arte scritte ed i loro "aguzzini" furono proprio i Napoletani. Nel 1600 hanno iniziato a definirli pipistrelli! Per loro  i calabresi erano melanconici creando il primo stereotipo poi comincia ad apparire dopo l’affermazione del binomio calabrese-pipistrello un Calabrese, vestito con un lungo tabarro nero, è sufficiente che apra il tabarro e lo tenga, con le braccia ben distese, aperto ai lati, e il pubblico scoppia a ridere. Il motivo appare chiaro a chi è abituato a studiare, in parte dipende dalla mancanza di rispetto ed in parte grazie alla canzone allegra e scanzonata della Villanella. Questa ottiene un grande successo in Europa ...

Le quattro domeniche del Carnevale nelle Serre Vibonesi.

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di Maria Lombardo In Calabria il Carnevale è ancora malgrado il progresso ed il rinnovamento della festa, è una celebrazione di grande importanza e centralità   nelle varie comunità. Una cosa è sicura il periodo è studiato poco nella nostra Regione, ci sono realtà ancora ancorate ai riti antichi della terra. Nelle Serre del Vibonese il Carnevale carico di riti antichi e spirito di festa abbracciava un periodo abbastanza lungo che andava dal 17 gennaio, (festa di S. Antonio Abate) identificato nella festa come Sant’Antuoni di lu puorcu al martedì grasso. Marti di lazata o marti di l’azata.Inoltre come dicevo nel titolo le domeniche di Carnevale   nelle Serre erano ben quattro: quella degli amici, quella dei compari, quella dei parenti   e quella di Carnevale. Anche nelle Serre il “lutto” del maiale era fondamentale per la festa e tutto ruotava alla tavola ricca di carne, quindi tutti   crescevano e poi macellavano il maiale per non desiderare carne. Il Carne...

“ A Candilora ntà Calabria” : “ova fritti e salimora” piatto della tradizione.

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di Maria Lombardo La festa della “Candilora” apre in Calabria il Carnevale ed è come spiegato nell’articolo in questo blog dedicato alla festa delle candele una giornata dedicata al cibo. Inoltre cari lettori se avete pazienza oggi parlo di “salimora” ma altro non è che i “frisulimiti” o “cucurci” di cui ho ampiamente parlato sempre in questo blog ed in altri. Questo piatto antico e tradizionale si mangia   quando ,nel periodo invernale, si “ammazza” il maiale . Un rito che si chiama “lutto” ma è in realtà una festa si invitano gli amici e parenti e dopo la lavorazione delle carni, si mangia tutti insieme assaggiando le parti del maiale che, ahimè è stato ammazzato! Il detto ” del maiale non si butta niente ” è verissimo , qualsiasi parte viene lavorata e mangiata. Infatti con la “salimora” si preparano uova fritte deliziosissime.Rispetto a tutti i piatti fatti col maiale questo ho deciso di assaggiarlo! Due gli   ingredienti uova e “ salimora” o come volete chiama...

“Da Candelora cu non ava carna s’impigna’ a ‘ fijjola”. La Candelora in Calabria.

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di Maria Lombardo Una delle feste liturgiche che in Calabria viene rispettata con dei riti è la Candelora. Il 2 febbraio viene celebrata la Presentazione al Tempio di Gesù, popolarmente chiamata festa della  Candelora , perché in questo giorno si benedicono in Chiesa le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”.  Un tempo in molti borghi calabresi dopo la benedizione in chiesa si andava per le strade con ceri e similari  ricordando anche che la Candelora è una festa pagana ovvero  Romana. Le candele benedette vengono portate a casa per poi essere riutilizzate  come protezione per se e la casa. Inoltre queste candele venivano accese nell’attesa del ritorno di qualcuno momentaneamente assente o infine come accade attualmente in segno di devozione cristiana. Ecco che in Calabria vi era anche il lato pagano della festa  chi praticava  riti magici , nel giorno della Candelora verificava se una persona era colpita da...

“CULLURUNE CU' I FRISULIMITI”: LA CALABRIA DEI PANI ANTICHI.

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di Maria Lombardo Questa è veramente una ricetta che si sta perdendo come molte nei meandri del passato, una ricetta legata alla panificazione intendiamoci.Si tratta di un pane di semola realizzato con i  frisulimiti  (che nel mio mio dialetto vengono denominate  frisulagglie , nei paesi vicini  resimuggli,  nel catanzarese  cicoli o cìculi,  nel cosentino  scarafuagli  ecc .)  ovvero piccoli pezzetti di carne di scarto di maiale (come pelle, orecchie, zampe) tritati, bolliti e immersi nel loro grasso. Quando si dice che del maiale non si butta via niente, è la pura verità perché con gli scarti si realizza questa sorta di crema gustosa e prelibata con cui i calabresi realizzano deliziose specialità. Ecco cosa serve per “ confezionare ” questa delizia 400 g di farina di semola rimacinata di grano duro 100 g di farina 00 50 g di lievito madre secco 400 g circa di acqua tiepida 250 g di frisulimiti 50 g di strutto (degli st...

Una ricetta moderna e buonissima per guarnire le crostate dei calabresi: Mandarini cinesi canditi.

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di Maria Lombardo Il mandarino cinese o mandarino del Giappone, detto anche  kumquat , è un agrume originario della  Cina  meridionale. Ne esistono due varietà: una a frutti tondi e l’altra a frutti ovali. Questo mandarino presenta una buccia spessa e aromatica e un succo acido. Il frutto della “ fortunella ” sempre il mandarino cinese, è un frutto che va mangiato senza sbucciarlo ed è adatto nella preparazione di marmellate e canditi o sotto forma di liquore. L’albero di questi frutti resiste alle basse temperature ma non ama il vento gelido, per cui è opportuno coprirlo con telo di garza nelle giornate più ventose e fredde. Il fortunella nel periodo invernale va in letargo quindi non mette né getti né gemme. Anche in pieno inverno è possibile preparare golose conserve! Certo candire richiede tempo ma ne vale la pena. I kumquat canditi si servono a fine pasto  oppure li potete utilizzare nella preparazione di  dolci , o proporli assieme a dei ...