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Pomodori ripieni: la ricetta calabrese

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  di Maria Lombardo  I pomodori ripieni sono un piatto tipico calabrese realizzato principalmente nel periodo estivo e servito come secondo piatto. Questa ricetta calabrese è ricca di storia, basti pensare che anticamente in Calabria la preparazione dei pomodori ripieni corrispondeva a un’usanza vera e propria. In antichità, durante il periodo estivo, le donne utilizzavano tutto ciò che avanzava nelle dispense per creare questo piatto gustoso ed economico ad oggi replicato in tutta la nazione e nelle migliori cucine.   Ingredienti     pomodori; pangrattato; parmigiano; provola; prosciutto cotto o salame; capperi; prezzemolo; aglio; sale e pepe; olio per friggere Procedimento Lavare i pomodori, tagliare la parte superiore e svuotare il contenuto dei pomodori in una ciotola, avendo cura di togliere i filamenti interni più duri. Sminuzzare finemente l’interno ricavato dallo svuotamento dei pomodori, aggiungere il pangrattato e me...

‘Nzuddi i dolci tipici delle feste patronali reggine.

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  di Maria Lombardo    Miei cari ed affollatissimi lettori nel mondo oggi ho deciso di parlarvi delle n’zuddhe quei dolci che si trovano solo nelle feste patronali del Reggino. Attenzione è inutile che li confondete con il prodotto denominato mastazzoli che si produce a Soriano nel Vibonese che appare oltre che buono molto raffinato al pari di una scultura. Non tentate di confonderlo nemmeno con quello del cosentino. Sono fatte queste n’zuddhe   con una mescola di farina di grano, zucchero ed aromi vari. Ve ne sono di diversi tipi, di vario aspetto, sapore, fragranza e forma. Gli artigiani (i nzuddari) sono veramente bravi a dare le più svariate forme, le più tradizionali sono quella di pesce, di cavallo, di cesto, di cuore, di bambola, di vari animali. La caratteristica delle ‘nzudde normali è quella di sciogliersi in bocca   invece pi ‘nzuddi i Siminara ‘nci vonnu denti bboni.   L’impasto di farina e miele, infatti, li rende elastiche e dure e quindi ...

Fucile Modello Mongiana scopriamo insieme tutta la verità su questo cavallo di battaglia neomeridionalista.

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  di Maria Lombardo      Il Fucile Mongiana era un unico modello a percussione con canna da 40 pollici simile al modello 1842 dell'esercito francese rispetto al quale è più lungo di 45 mm, il movimento di alzatura è trasmesso direttamente e le finiture sono d'ottone ad esclusione della controcartella rettangolare. Tra le somiglianze da notare che l'acciarino a "molla indietro" è privo di tirantino e su di esso solitamente viene inciso l'anno di costruzione   mentre il marchio di fabbrica all'esterno di esso, il cane di percussione sul luminello è dritto. Sul calcio vengono riportate le "coordinate" del soldato che lo usa: la sigla del reggimento, il numero della fila ed il numero di posizione.   Prende il nome del piccolo borghetto di montagna oggi nel Vibonese mentre a suo tempo nelle Reali ferriere ed Officine di Mongiana nell'omonimo paese del Monteleonese su un'idea del direttore M. Carascosa e alla precisa volontà di G. Murat. L...

Sapete che San Bruno è considerato il santo guaritore degli “spiriti maligni”? Lo scopriamo nell’iconografia presente nelle chiese di Serra San Bruno (VV).

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    di Maria Lombardo  Oggi per Viviamo la Calabria torniamo a Serra San Bruno nel Vibonese per osservare l’iconografia di San Bruno di Colonia. Siamo agli inizi del XVII secolo,   quando Bruno di Colonia viene riconosciuto in maniera abbastanza diffusa e precisa come il santo che guarisce dagli “spiriti maligni”. Ne rende esplicita testimonianza, nella sua opera postuma Della Calabria illustrata, Padre Giovanni Fiore laddove scrive: «Questo santissimo patriarca [...] volatosene al Cielo l’anno 1101, a 6 di ottobre, lasciò in terra il suo prezioso Corpo, che risplende con molti, e continui miracoli, quali maggiormente si ammirano nel giorno, in cui celebrasi la sua festività, ch’è il primo Lunedì di Pentecoste, nel quale la statua con dentro la testa del Santo si porta processionalmente nella Chiesa di S. Maria, e nel seguente giorno si restituisce al pristino Santuario, concedendo in tali occasioni molte grazie a coloro, che implorano il di lui patrocinio. L’istesse...

STALETTI’ (CZ). PIETRAGRANDE: LA TOMBA PRIVATA DI UNA PRINCIPESSA.

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  di Maria Lombardo  PIETRAGRANDE prende il nome da un grosso scoglio alto dodici metri che si eleva a pochi passi dalla terraferma. E’ una località di inesauribile suggestione e di forte impatto visivo: ‘un gigante solitario che ha abbandonato i suoi compagni per un viaggio in mare’. Qui si rinnova il felice connubio tra scogliera granitica ed onde del mare, con l’aiuto della splendida spiaggia di ciottoli e del maestoso scoglio, che si erge isolato nelle acque. D’estate meta turistica balneare e luogo di divertimento notturno, nelle altre stagioni, uno degli scenari naturalistici più affascinanti della costa ionica. Ma, nell’immaginario turistico della costa jonica catanzarese, Pietragrande è soprattutto il mito notturno di una discoteca che è più di un semplice ritrovo. Il Lido nacque negli anni ’60, dando il via ad un’intensa e attivissima vita by night calabrese. Cancellato per ben due volte all’inizio degli anni ’70 dall’irruenza del mare, il Lido (oggi intitolato “La sc...

ANTICA RICETTA CALABRA, Uova sode ripiene e fritte.

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  di Maria Lombardo  Le uova sode ripiene sono una ricetta antica, venivano preparate da mia madre quando c’erano da fare dei lavori in campagna: la trebbiatura o altri lavori per cui si doveva preparare da mangiare per gli operai. Ed era un piatto veramente apprezzato da tutti. Ingredienti per 6 persone 8 uova 2 cucchiai abbondanti di parmigiano 1 cucchiaio di pane grattugiato Prezzemolo q.b. 1 spolverata di pepe nero macinato Sale qb Olio extravergine in alternativa olio di arachidi per friggere Preparazione facile Per prima cosa fare le uova sode, lavare 6 uova e immergetele nell’acqua fredda e portare a bollore, far cuocere per 7/8 minuti dal momento che iniziano a bollire. Trascorso il tempo spegnere il fornello e per non farle diventare con l’alone verde intorno al rosso e per sgusciarle con facilità metterle subito in acqua fredda, aspettare che siano fredde e sgusciarle, vedrete che non avranno il colore verdastro e si sgusceranno velocemente senza ...

Il cappello calabrese, terrore delle polizie austriache, papaline e borboniche

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 di Maria Lombardo    Dopo i moti anti-borbonici del ‘48 i Calabresi adottano un cappello di foggia strana che in breve tempo diventa simbolo della resistenza all’oppressore e anche segno di riconoscimento tra”i cospiratori “. Una circolare di Polizia di Monsignor Giuseppe Milosi Ferretti inviata ai vari governatori , specifica che “Si è osservato che in onta di reiterate avvertenze e divieti intorno l’uso di cappelli di color bianco con nastri ed orlatura nera, o verde o rossa nonché di altri così detti all’Ernani, e che in qualunque modo per la forma e per il colore escono dall’ordinario, seguono tuttavia ad usarne taluni non senza ammirazione dei buoni.”Per cui “Interesso la Signoria Vostra Illustrissima a dare le più pronte disposizioni per il pieno relativo effetto nella parte che la riguarda”.Il cappello “ sovversivo “ viene proibito con decreto del 15 febbraio 1848 a firma del barone Torresani Lanzenfeld, allora direttore generale della Polizia di Milano dell’Imp...