Post

Conserve estive di Calabria: ” Vasilicò sutt’ogghjiu”

Immagine
 di Maria Lombardo  Con questa ricetta il Basilico sott’olio, si conserva fresco ed aromatico per tutto l’inverno si può inoltre   ottenere anche un profumato olio al basilico che potremo utilizzare per condire pasta, insalate o semplicemente una fetta di pane appena sfornato. Ricetta facile attenzione rabboccate spesso l’olio una volta che aprirete il barattolo per consumarlo. Per cominciare sterilizzate i barattoli e i tappi facendoli bollire in acqua per 30 minuti oppure mettendoli in forno a 110° per 15 minuti. Nel frattempo raccogliete le foglie di basilico tagliandole poco sotto lo stelo. Scegliete solo le foglie più belle, fresche ed integre e lavatele delicatamente sotto l’acqua corrente. Lasciatele poi scolare in uno scolapasta e trasferitele su di un canovaccio ben pulito. Asciugatele bene tamponandole con un altro strofinaccio o con della carta assorbente. Iniziate col versare un filo di olio poi cominciate a fare gli strati alternando le foglie di basilico con...

Miele di Sulla la Calabria ne è una grande produttrice.

Immagine
di Maria Lombardo  Il miele di Sulla è una tipologia di miele tipica delle regioni del centro e Sud Italia, e la Calabria ne è una grande produttrice. Il miele di Sulla è ricco di proprietà benefiche ed è largamente usato sia in pasticceria che come rimedio contro sintomi influenzali e tosse. Questa tipologia di miele si presenta con un colorito molto chiaro, peculiarità che lo differenzia in maniera netta da varietà come quella di Manuka o di Melata, molto più scure.  Quando questa tipologia di miele cristallizza la sua colorazione diventa tendenzialmente bianca.Il miele di sulla ha un sapore estremamente delicato ed un profumo inebriante, motivo per cui viene largamente utilizzato dai pasticceri per la realizzazione di creme e dessert e motivo per cui è, spesso e volentieri, il protagonista di antichissimi dessert calabresi.Il Miele di Sulla è ricco di vitamine A, B e C, oltre che di sali minerali e oligoelementi come zinco, ferro, rame, magnesio e manganese.  

Il castello Ruffo di Amendolea (RC)

Immagine
  di Maria Lombardo  Fortezza medievale situata nell'omonima frazione del comune di Condofuri, nel pieno centro dell'area grecanica della provincia di Reggio Calabria, sorgeva in un territorio altamente strategico, in quanto la valle della fiumara Amendolea costituiva il confine tra Locri e Reggio. La fondazione del castello si attribuisce solitamente al normanno Riccardo di Amigdalia o Amendolea nel XII secolo, anche se è presumibile che la sua realizzazione è avvenuta in più fasi diverse durante il Basso Medioevo. Successivamente ristrutturato, nei secoli seguenti il castello fu coinvolto nelle lotte di potere fra nobili famiglie locali, cambiando spesso reggente. Fra tali famiglie si ricordano la famiglia Amendolea, da cui ebbe nome il borgo sottostante il castello, e la famiglia Ruffo, che acquistò il feudo nel 1624 mantenendone il possesso sino al 1806, anno in cui ebbe fine l'età feudale. Vengono ricordati per i numerosi gravi abusi che si verificarono durante il ...

Lydia Toraldo Serra: La Sindachessa di Tropea (VV) precorritrice dell’emancipazione femminile.

Immagine
  di Maria Lombardo  “A mammicea nostra” ovvero “La nostra mamma”, era l’appellativo con cui il popolo tropeano amava definire la sua Sindaca, Lydia Toraldo Serra (Cosenza 1906 - Tropea 1980 ), tanto era l’affetto e la stima che nutriva nei suoi confronti, meritatissimi per l’impegno non comune da lei profuso in un contesto storico e socio-culturale depresso che definire non promozionale della donna risulta eufemistico. Eppure, Lydia, a 23 anni, fu la prima donna calabrese a laurearsi in Legge con un’emblematica tesi “Sulla concessione del voto alle donne” in cui traspariva la passione politica che l’avrebbe condotta a diventare Prima Cittadina di Tropea quando era stato appena concesso il voto alle donne e, dal 1946 al 1959, ad essere riconfermata nell’incarico grazie alla fiducia di un elettorato trasversale. Fu grazie a lei che videro la luce la Media e il Liceo Classico, con annesso Convitto per alleviare le fatiche del pendolarismo, le prime case popolari, le poste, l’amm...

SPEZZANO ALBANESE ( Cs) E LA STRADA CONSOLARE DELLE CALABRIE

Immagine
  di Maria Lombardo  Nel 1808, re Gioachino Murat firmò il decreto per il nuovo tracciato della strada Napoli-Reggio Calabria, nota come Strada Consolare delle Calabrie. L'importante arteria fu terminata solo nel 1828, Spezzano Albanese fu l'unico paese arberesh ad essere attraversato da questa strada chiamata nella parlata locale Udh'e Re/La nuova strada! Due volte alla settimana una diligenza faceva sosta nel paese che non era sede di posta bensì di una locanda e di un lussuosissimo caffè gestito da un napoletano. La strada, a detta di viaggiatori e di soldati borbonici di provata fede, non era tanto affidabile a causa della mancanza di ponti e di scarsa manutenzione. I napoletani chiamavano la diligenza "Carricolo". Le stazioni di posta più vicine - da Napoli a Spezzano - erano Castrovillari e Tarsia. E per i neomeridionalisti la Calabria era ricchissima!

Ragù alla calabrese: un sugo immancabile durante i pranzi domenicali

Immagine
  di Maria Lombardo  La preparazione del ragù alla calabrese è un vero e proprio rito tramandato dalle mamme e dalle nonne calabresi. La cottura del ragù alla calabrese, un po’ come quella del ragù alla bolognese, deve essere lunga, non meno di 5 ore, e svolta ovviamente a fiamma bassa.   Scopriamo come realizzare il ragù alla calabrese   Ingredienti:   un litro di passata di pomodoro   una confezione di pomodori pelati   una cipolla   olio extravergine d’oliva   polpa di manzo e carne di maiale in pezzi   costine di maiale   salsicce calabresi   un cucchiaino di zucchero   un cucchiaio di concentrato di pomodoro   Preparazione:   Tritate la cipolla e fatela soffriggere all’interno di una pentola capiente con dell’olio d’oliva. Aggiungete la carne e fatela rosolare fino a quando prenderà colore.Una volta rosolata la carne, versate i pomodori pelati, la salsa e u...

L’unica colonna di ordine dorico della Magna Grecia rimasta in piedi la potete ammirare nel Parco Archeologico a Capo Colonna (KR)

Immagine
  di Maria Lombardo    Il santuario era stato edificato nel V secolo a.C. ed era anche chiamato di Hera Eleytheria, come resta testimoniato da un’iscrizione sul cippo del Lacinion, al Museo Archeologico Nazionale di Crotone. Nel XVI secolo fu quasi completamente saccheggiato per riutilizzare i materiali nella costruzione del castello e del porto di Crotone. Il tempio era costituito da una pianta rettangolare e 50 colonne, con 6 colonne sulle facciate e 19 sui lati lunghi, alte circa 8 metri. Il tetto era di lastre e tegole in marmo come testimoniano i resti ora conservati nel museo di Crotone. Nulla si sa delle decorazioni che, però, erano certo presenti, come si può dedurre dal ritrovamento di una testa femminile in marmo e pochi altri frammenti. Questo edificio sacro è infatti l’unico di ordine dorico in Magna Grecia ad essere decorato da sculture di marmo. Il momento di massima fioritura del santuario si manifesta tra il V ed il III secolo a.C. per il ruolo primario as...