Post

Correva l’anno 1983 a Limbadi (VV) viene eletto Sindaco da latitante Don Ciccio Mancuso.

Immagine
  di Maria Lombardo  Era latitante Don Ciccio Mancuso lui il “Re” di Limbadi risulta essere il primo degli eletti. Nato in una numerosa famiglia di pastori-contadini, pastore egli stesso prima di diventare piccolo e poi grande imprenditore agricolo, entrò giovanissimo nel Pci e nella Federterra. Fuori dal partito comunista nel 1973, fece la campagna elettorale del 1980 per la Dc. Compagno comunista i tra gli anni ‘70 e ’80 prima di divenire un mafioso di tutto punto. Aveva un sogno però diventare sindaco di Limbadi perché la politica prima dell’incontro con la malavita blasonata sapeva farla. Era carismatico e quel carisma lo riversò nella ‘ndrangheta. Torniamo alla storia il paesino di Limbadi nel novembre del 1983 è chiamato ad eleggere il suo Sindaco, Don Ciccio era candidato ma fu lui l’ispiratore di una lista civica “Ramoscello d’olivo”. Sbancava ai seggi delle comunali di novembre. Una tornata elettorale che lo aveva visto il più votato. Uno scandalo visto che si trattav...

"La ricorrenza” del 5 febbraio ad Aprigliano nella frazione Vico (CS).

Immagine
  di Maria Lombardo  Si svolge nella frazione Vico il 5 febbraio di ogni anno una processione penitenziale, rito che affonda le radici al lontano 1783 se non addirittura ancora più indietro nel tempo per capire meglio perché la popolazione di Vico ha ereditato questa usanza che si tramanda da padre a figlio. Al tempo che vi sto narrando Vecio “ fu anch’esso sconvolto dal terremoto del 5 febbraio 1783 ma miracolosamente il villaggio Vecio ,attuale Vico ,fu risparmiato dalla distruzione. In un precedente sisma - avvenuto il sabato delle Palme del 27 marzo 1638 - che distrusse molte città e paesi del sud Italia come ci ricorda F. Bernaudo nel Il tremuto di Calabria, Napoli 1639. Vecio venne collocato a destra del Crati arroccato sulle pendici collinari presilane, era stato ricostruito dopo il terribile terremoto. Ebbene rimase indenne la Chiesa di Santa Maria delle Grazie costruita da frati Agostiniani Riformati intorno al 1400 con annesso convento e chiosco-oggi praticamente ine...

“A frittata e carnelevaru Petramalise” di Cleto (CS) per martedì grasso

Immagine
  di Maria Lombardo  La frittata spaghetti ricotta e salsiccia si fa a Cleto   un piccolo borgo calabrese qua tra tutte le pietanze ricorrenti nel periodo di carnevale, spicca la frittata di spaghetti. In ogni paese la frittata si fa in modo diverso! Gli ingredienti in genere sono sempre ricorrenti e cioè spaghetti, uova, salsiccia calabrese il più delle volte di produzione propria e fatta in casa. La frittata spaghetti è bello mangiarla in compagnia di amici o in famiglia, essendo una pietanza ricca fa da piatto unico, l’abbinamento a un buon vino di produzione locale rende la giornata particolarmente gioviale. Frittata spaghetti ricotta e salsiccia – Ricetta calabrese. La differenza di questa frittata spaghetti è che deve essere sottile e bella croccantina fuori e ben cotta all’interno, la ricotta può essere sostituita con il pecorino fresco “primo sale” o ”tuma”. Ingredienti : - 500 gr di spaghetti / spaghettini; - 8 uova; - 250 gr di ricotta di pecora; - 150/200 gr di...

Paglietta calabrese ecco come i napoletani si beffavano degli studenti calabresi durante il Carnevale.

Immagine
 di Maria Lombardo  «Paglietta Calabrese» la parodia dell’uomo di legge alquanto imbranato. Durante il Carnevale era permesso sfottere i propri rivali o di altri ceti, gruppi culturali; come in questo caso, si deridevano gli studenti calabresi che frequentavano l’Università di legge a Napoli. Questa maschera andava in processione con il corteo dei farinari dove recitava una scenetta, immedesimandosi nel classico provincialotto sbalordito dalla grande città. Presenza fissa del Carnevale Napoletano dal XVII secolo. Sul suo capo il tricorno, il cappello a tre punte, decorato da un nastro nero con fiocchetti a ciascuna delle punte, che posa su di una parrucca di stoppa; indossa l’occhialino o gli occhiali tondi ricavati da una buccia d’arancia; la camicia conta il colletto a vela, smisuratamente grande e appuntito, di carta; veste ancora una giamberga arabescata, un panciotto fiorato, i pantaloni al ginocchio, a calice, secondo l’uso settecentesco, le scarpe a borchia. Quando pass...

Il cacioricotta calabrese anticamente detto Pane degli Angeli

Immagine
  di Maria Lombardo    Il Cacioricotta calabrese è un classico formaggio grasso, fresco o di media stagionatura, a pasta semidura, tipico delle province di Reggio Calabria e Cosenza, prodotto con latte di capra di diverse razze. Si narra che la Ricotta venne scoperta da un pastore che dimenticò di svuotare la caldaia dal siero. Quando se ne accorse, notò dei fiocchi bianchi e soffici dal sapore dolce galleggiare sul siero dimenticato. Il nome Ricotta deriva appunto dal latino recoctus, cioè ricottura. Con l’avvento della moderna tecnica casearia, invece, si è capito che riscaldando il latte a temperature vicine ai 90° le proteine del siero potevano essere coagulate con il raffreddamento assieme alle caseine che compongono normalmente il formaggio. Il Cacioricotta calabrese viene prodotto portando il latte crudo alla temperatura di 85-90°, poi raffreddato a circa 36-37°, inoculato con sieroinnesto e addizionato con caglio di capretto. La cagliata viene poi rotta alle dim...

I Taralli dolci di San Biagio: 3 febbraio in Calabria

Immagine
 di Maria Lombardo      Anche San Biagio è una ricorrenza molto sentita in Calabria! Se volete approfondire un rito molto particolare c’è quello praticato a Serra San Bruno di cui vi ho parlato nelle scorse stagioni.  Eccovi una ricetta per onorare anche questa festa pre-quaresimale: •         500 gr di farina; •         1 pizzico di sale; •         1 uovo; •         130 gr di zucchero; •         15 gr di lievito di birra; •          250 gr di latte; •         1 cucchiaio di semi di anice; •         60 gr d’olio di semi di girasole; •         latte qb da spennellare sopra.   Preparazione della ricetta Taralli dolci di San Biagio 1.  In una ciotola mescolare la farina, il sale, l’olio, lo zucchero e l’uovo. 2.    Sciogliere il lievito...

Il rito del funerale di “zu Nikolla” e i diavoli nel mercoledì delle ceneri in Arberia Calabra.

Immagine
Crediti foto: Gazzetta del Sud   di Maria Lombardo  Nel calendario delle festività arbëreshe, occupa un posto di rilievo il Kalevari. Una cosa è certa la Chiesa ha faticato molto per reprimere anche duramente i riti pagani utilizzando ogni stratagemma. Il mercoledì delle Ceneri, durante il carnevale albanofono, viene svolto il funerale di "zu Nikolla", un vecchio vestito di stracci. Quello che succede il martedì grasso è la premess del pianto di Zù Nicola, della morte del Carnevale, fondamentale rito di purificazione, attimo di riflessione profonda e di contrasto con la sfrenatezza del martedì e dei diavoli.Nel rito del pianto di Zù Nicola, un corteo funebre, con tanto di cassa da morto, moglie addolorata e numerose amanti al seguito, "Si piange Zu Nicola" (Qahet Cu Nikolla), scoppiato per aver ingurgitato troppo cibo, per aver troppo bevuto, per l'eccessiva sfrenatezza.Un finto prete accompagna il corteo e la vedova, confortata dalle amanti, non perde occasione...