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Sapete che Cesare Lombroso visitò la Calabria scrivendone un libro e bevve pure l’Amaro Cicerone che ancora si produce a Catanzaro

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  di Maria Lombardo  Uomo singolare Lombroso, nel suo viaggio in Calabria si soffermo' al fondaco del Fico presso l'Angitola. Dopo aver bevuto qualche bicchiere di robusto e forte vino vinciguerra, scrisse nei suoi appunti che il Fico era riferito a Sicae-Sica, nella cui villa fu ospitato Cicerone. Il fatto curioso fu che un Serrao dei Galli, dopo qualche decennio, finanziò l'apertura di un bar di belle epoque su corso Mazzini a Catanzaro, dove fu promossa la vendita dell'Amaro Cicerone, prodotto dai Serrao con erbe speciali che si trovavano soltanto nei loro terreni al Fondaco del Fico, dov'era la villa di Sica con il profugo Cicerone. Un infuso d’erbe dalle benefiche proprietà ideato da un farmacista calabrese e dai suoi fratelli a Catanzaro, L'elevatezza della vita sociale catanzarese in quel tempo impressionò favorevolmente anche lo storico inglese George Grissing e un altro inglese Norman Douglas che fu sorpreso dalla cortesia, ingegnosità dei catanzaresi, ...

Il monumento ai caduti di San Ferdinando (RC) fuso dallo scultore Francesco Jerace

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  di Maria Lombardo  Perché si conosce tutto della storia di San Ferdinando e dei Nunziante sia del periodo borbonico che postumo. Perché io in prima persona ho ricercato e letto tutto di quanto è stato scritto da Polimeni in poi e  questo blog ne è testimonianza, qui è raccolta tutta la storia legata ai Nunziante del borgo della Piana di Gioia Tauro. Perché non bisogna dimenticare il lavoro di ricerca fatto dall' Architetto Pirrottina fondatore della pagina "San Ferdinando C'era una volta" che sotto i miei consigli è diventato anche abile storico per tutte le conferenze svolte in Calabria e regioni limitrofe che abbiamo fatto per parlare di caso San Ferdinando come unicum nella storia malgrado i suoi antecedenti macabri. Sul come Vito Senior ottenne queste terre a discapito dei napoleonidi. Nel 1926 venne affidato a Jerace l’incarico di fondere su commissione dei Nunziante  un monumento in bronzo probabilmente locale che andava a ricordare ad imperitura memoria il s...

“ PANISPAGNA” il "pan di Spagna di Dipignano" bellissimo borgo del cosentino

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  di Maria Lombardo  E’ un prodotto molto ricercato, viene preparato interamente in modo manuale senza l'utilizzo di macchinari o prodotti fortemente industriali. È un dolce molto delicato dal profumo dolce e piacevole adatto ad ogni momento della giornata. Questo dolce, soffice ed alto quasi come un panettone, tipico di un borgo situato nell’hinterland cosentino, Dipignano appunto, si prepara senza lievito con farina e zucchero, e viene gonfiato montando accuratamente le uova. La cottura avviene in forno a legna, la sua forma è circolare e viene consumato così a secco oppure farcito di crema o cioccolato. Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il pan di Spagna di Dipignano nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Calabria (PAT). È prodotto che in Calabria veniva inizialmente prodotto solo durante le festività e gli eventi importanti, successivamente però è diventato un alimento di tutti i giorni appunto perché molto ...

Il mio personale 8 marzo va al ricordo della Sindaca Caterina Tufarelli Palumbo

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Crediti foto: https://www.paese24.it/   di Maria Lombardo  In quegli anni, la razione del pane è di 250 grammi e nel 1947 gli italiani sono i cittadini peggio alimentati di tutta la parte occidentale. Nel 1945 il tasso di mortalità infantile è di 103 ogni mille nati vivi e per scendere sotto i 50 bisognerà aspettare il 1956. Per capire la gravità, basti pensare che oggi il tasso è di circa il 3 per mille. In questo contesto storico così delicato e drammatico si inserisce la figura di questa straordinaria donna. Caterina Tufarelli Palumbo nasce a Nocara il 25 febbraio 1922, paese a mille metri di altitudine al confine con la Lucania, con un panorama mozzafiato, da dove è possibile ammirare il Golfo di Taranto. Rimase orfana a pochi mesi e, dalla quinta elementare fino alla licenza liceale classica, studiò a Roma in collegio, a Trinità dei Monti, dalle suore del Sacro Cuore dove si distinse per bravura, vincendo numerosi premi scolastici. Le amicizie coltivate in questo amb...

Venerdì di Quaresima in Calabria:” Pittij cu salaturi”

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Crediti foto: https://www.lemillericette.it/   di Maria Lombardo  Che dire questo piatto è un vanto  della cucina contadina calabrese. Nel vaso di terracotta smaltato in estate vengono conservati ortaggi sotto sale da consumare in inverno. Sotto sale vanno   peperoni, melanzane e cipolle, altrove aggiungono anche olive schiacciate e fagiolini. In verità si utilizzano tutti quegli ortaggi che si hanno a disposizione, l'importante è che siano a Km 0. Una volta maturo'u salaturi è ottimo fritto con le sarde sott' olio   oppure per insaporire il pollo. Attenzione a non fare le frittelline sapide! Ingredienti - 200 g di farina tipo 00; - 50 g di pecorino calabrese grattugiato; - 1 uovo; - sale q.b.; - peperoncino piccante in semi q.b.; - 100 g di salaturi; - acqua fredda q.b.; - olio di semi per friggere.   Procedimento : Lavate gli ortaggi per togliere ogni residuo di sale, tamponateli con carta assorbente e poi tagliateli a listarell...

Gioia Tauro (RC) ricorda le vittime del bombardamento del 20 febbraio 1943, 79 anni dopo.

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  di Maria Lombardo  Brutta storia quella che vi sto per narrare il 20 febbraio 1943 alle ore 17,25 un’incursione aerea angloamericana, confondendo la segheria Caratozzolo con un obiettivo militare, lanciò 5 bombe che procurarono danni al Duomo per lo spostamento dell’aria e distrussero alcuni fabbricati. I morti tantissimi a Gioia Tauro! I primi a giungere furono le autorità del periodo il Podestà avv. Antonio Cordopatri ed il vice comandante delle guardie municipali cav. Rocco Toscano, nonché un nutrito gruppo di soldati della vicina guarnigione che cercavano da dare un primo aiuto ai feriti. I defunti ricevettero l’Estrema Unzione, essendosi portati, subito, sul posto il parroco don Pasquale De Lorenzo ed il sac. Giuseppe Minà. Un   bombardamento così cruento che indusse la gente a sfollare nelle campagne, la cittadina era invivibile per la presenza delle reti di collegamento e del mare. Non tutti volevano lasciare le proprie case ma bombardamenti successivi presso la ...

“Frustilitata” di Tortora (CS) per San Giuseppe

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  di Maria Lombardo  E’ un rito che affonda le radici nei riti catartici pagani e di fertilità, consiste nell’accendere un falò di enormi dimensioni la sera del 19 marzo   circa 15 metri alto. Oggi è un falò di san Giuseppe ma un tempo serviva per purificare i campi. Gli antichi pagani lo praticavano il 21 marzo si bruciava con la legna tutte le cose negative. San Giuseppe precede di due giorni la primavera, questo è un rito che è tornato proprio per la festa di San Giuseppe. Non è più un rito catartico ma cattolico e nei pressi del falò si offrono vino e delizie locali LE FRUSTILITATE però sono due l’altra viene accesa a Tortora Marina ed è di eguale importanza. Fino agli anni ’80 del secolo scorso erano ancora 3 quelle che si accendevano nei rioni chiazza, cummenti e carroli ad organizzare erano i giovani per la raccolta di frasche e legna mentre i vecchi ricordano le frustitiliate del centro storico quando era molto popoloso.