Post

La Pitta di San Martino il dolce Aspromontano per la festa di San Martino

Immagine
 di Maria Lombardo La pitta di San Martino è un dolce tipico calabrese, esattamente della provincia di Reggio Calabria, zona dell’Aspromonte, che si prepara esclusivamente per festeggiare l’estate di San Martino. Con questa festa s’indica il momento in cui si assaggia il vino novello in modo da tenerlo sotto controllo. Proprio per San Martino, le donne calabresi usavano preparare dei cibi sfiziosi che consentivano di mandar giù il vino nuovo. Ecco perché sulle tavola non mancava mai il pane fatto in casa, le olive schiacciate, i sott’oli e i salumi. Dolci luculliani entrano in scena io propongo la pitta di San Martino della Valle dello Stilaro quella in foto. versione semplice e veloce! Dolce a base di noci, mandorle, fichi, uva sultanina, garofano, cannella, cacao, mosto cotto, caffè, liquore e farina. Bisogna mettere in una ciotola i fichi con il caffè caldo lasciando per circa quindici minuti a macerare e poi tritare. Aggiungere il mosto, un pò di liquore, garofano, cannella e a...

Da Mondovì alla Calabria: la storia di Giovanna Bertòla, una femminista e dispensatrice delle idee risorgimentali

Immagine
 di Maria Lombardo Moglie di un esponente del Risorgimento meridionale, il sannicolese Antonio Garcèa, ebbe un ruolo innovativo, ma ancora poco conosciuto, nel mondo della scuola dell’epoca e nell’affermazione dei diritti delle donne. Vengo a conoscenza di questa donna sui generis dagli scritti del prof. Vito Teti sono rimasta impressionata da questa figura. Era comunque una figura femminile del Risorgimento! Nobile ed illuminata nasce a Mondovì nel 1843 e spira a Bobbio nel 1920.   Il 6 agosto 1860 consegue la patente d’idoneità di maestra elementare di grado inferiore e il 20 maggio 1861 il direttore della Scuola Normale dichiara che la Bertòla è stata sempre fra «le prime per costante diligenza e fervido zelo nello studio» e che, pertanto, lascia «fondata speranza di riuscire ottima istitutrice e madre di famiglia». Il Teti agginge: ” Non sarebbe stato questo il suo destino. L’incontro con un protagonista del Risorgimento meridionale, Antonio Garcèa di S. Nicola di Vallelon...

Il quarzo di Davoli (CZ) e la S.P.A Davoli Quarzo e Silice

Immagine
Crediti foto: www.soveratoweb.it di Maria Lombardo In Calabria clima et natura hanno sempre condizionato la vita dei Calabresi. Siamo negli '30 del secolo scorso e l'acqua dell'alluvione portò alla luce a Davoli sabbie di quarzo. L’Ing. Bruno Misefari accerta una faglia quarzifera che avrebbe dato lavoro per 20 anni. Mancavano i finanziatori che reperì in Svizzera! Fondò poi con un gruppo di impresari romani la “S.p.A. Davoli Quarzo e Silice” con 10.000.000 di Lire di capitale sociale. Il minerale veniva estratto offriva lavoro al circondario, attraverso la catena di distribuzione, costituita da una teleferica di 3200 metri, la stazione di Satriano, lo stabilimento di molitura di Soverato e le vaporiere, che dal molo di Soverato distribuivano la “terra bianca” a Napoli e a Firenze. Il quarzo di Davoli era purissimo ed era acquistato dai laboratori di precisione dell'Esercito a Roma dalla Venini di Murano e dalla Ginori di Firenze. Serviva per fare vetri, porcellane isol...

Pane fritto antica ricetta Calabrese

Immagine
  di Maria Lombardo Ingredienti - 600 g di fette di pane - 4 uova medie (oppure 3 uova grandi) - 30 g di parmigiano o pecorino - prezzemolo tritato (o altri aromi a scelta) - olio di semi per friggere - sale e pepe nero (o altre spezie a scelta) - 150 g di latte per ammorbidire il pane (solo se il pane utilizzato è eccessivamente duro) Preparazione Iniziare la preparazione del pane fritto   tagliando il pane a fette spesse poco più di 1 cm. Per preparare il pane fritto è possibile utilizzare anche panini avanzati, basta tagliarli in senso orizzontale e procedere come per il pane a fette. Se il pane è eccessivamente duro, lasciarlo ammorbidire in una ciotola con il latte una volta si usava acqua e poi procedere con la preparazione. Sbattere le uova con il parmigiano un tempo era solo pecorino, il prezzemolo tritato, il sale e il pepe nero. Immergere le fette di pane nell’uovo e lasciarle insaporire e ammorbidire (se si tratta di pane avanzato) per alcuni minut...

Il Pane di Platì (RC) è uno dei pani calabresi più famosi e apprezzati

Immagine
 di Maria Lombardo  Rigorosamente fatto con lievito madre fatto a mano il giorno prima. Il giorno seguente, il lievito madre si impasta energicamente insieme ad acqua, farina e sale fino ad ottenere un impasto liscio, elastico ed omogeneo. Si vanno poi a formare le varie pezzature che vengono fatte lievitare per circa 4 ore con lenzuola cerate e coperte. Intanto che il pane giunga al giusto grado di lievitazione per essere infornato, va preparato il forno. Per fare il pane nel forno a legna, è necessario caricare la legna circa 2 ore prima ed accenderlo. Infatti, dopo le 2 ore, il forno raggiunge la temperatura ideale di 300°C. A questo punto va tolta la brace tramite un sistema apposito. Proprio per custodire le antiche tradizioni tramandateci dai nostri nonni, si usa   uno strumento chiamato CAJIPU. Il CAJIPU è un tubo di ferro con all’estremità un panno di cotone, che immerso più volte in acqua, ha il compito sia di ripulire il pavimento dalla cenere sia abbassare ...

Il culto dei morti nel Crotonese oggi siamo a Casabona

Immagine
 di Maria Lombardo Il due novembre, chi aveva avuto un lutto in famiglia, preparava “a cucina du prigatoru”, tagliatelle fatte in casa e ceci (troverete la ricetta nel blog Lagane e ceci). Se ne cucinava in abbondanza e veniva data a chiunque ne facesse richiesta. E così, davanti a queste case, si potevano e si possono ancora vedere, code di gente in attesa con una pentola in mano. Sempre nello stesso periodo e con la stessa motivazione, venivano e vengono preparati “i sette piatti”, pasta al sugo con carne. Mentre, in qualsiasi periodo dell’anno, quando viene impastato il pane si preparano “sette pitte” da regalare per l’anima dei propri morti. Un aneddoto racconta che una donna, recatasi al cimitero il giorno dei morti - in quanto solo in quel giorno veniva aperto - per piangere come tradizione sulla tomba del marito - chiese al custode in quale punto del terreno fosse sepolto il marito. Il custode le indicò il luogo e lei, buttata sopra la tomba, si disperò, pianse, si diede mor...

Castagne Varoli, una tradizione dolcissima

Immagine
 di Maria Lombardo  Le castagne vanno fatte asciugare per qualche giorno dopo la raccolta. Poi vanno "intaccate", ovvero va fatta una piccola incisione longitudinale sul lato convesso di ogni castagna. Questi due procedimenti, hanno lo scopo di impedire a quest'ultima che esploda una volta sottoposte al calore. Preparato un bel fuoco vivo, si adagiano le castagne   su una padella, detta “varolaru”. Questa è bucata sul fondo e dotata di un lungo manico. A questo punto inizia la cottura, sostenendo la padella sopra il fuoco e girando le castagne regolarmente per impedire che brucino. Si possono irrorare di vino rosso a 2/3 di cottura per insaporirle ulteriormente. Perché non provare? Generalmente dopo 20-30 minuti, a seconda del fuoco e della dimensione delle castagne, le caldarroste sono pronte e non resta che sbucciarle e mangiarle. Talvolta, onde evitare una carbonizzazione eccessiva sia del tegumento sia del seme edibile vero e proprio durante la cottura, e lo sviluppo ...