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GLI ENOTRI ANTICHI POPOLI DI CALABRIA

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 di Maria Lombardo  La parte della odierna Calabria, delimitata a nord dal fiume Lao, ad est dall'altopiano della Sila, a sud dall'istmo di Catanzaro (il punto piu' stretto d'Italia compreso tra i golfi di S. Eufemia e Squillace), ad ovest dal mare Tirreno, nel periodo dall' VIII al IV secolo a.C. e dalla maggior parte degli scrittori del tempo, fu chiamata Enotria. Gli ENOTRI raggiunsero un interessante grado di civiltà prima della cosiddetta “colonizzazione storica” da parte dei Greci. Si può attendibilmente affermare che con il nome di “Enotri” venne chiamato il popolo, già civilizzato ed organizzato, che i Greci, sbarcati nell'VIII secolo avanti Cristo sui lidi ionici in cerca di terre fertili e proficui commerci, trovarono nell'entroterra e con il quale intessero rapporti economici e culturali talmente ricchi e fecondi da produrre uno dei momenti più alti e fulgidi della civiltà occidentale di tutti i tempi, detta dai Romani, con sapiente, avveduta, esa...

In Calabria per il 19 marzo si mangia la “Cicerata di San Giuseppe”

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 di Maria Lombardo   Sono ravioli dolci. Vengono preparati per la festa di San Giuseppe, celebrazione che ha dato appunto il nome al piatto stesso, ma anche durante tutto il periodo precedente alla quaresima. La particolarità di questi ravioli dolci calabresi – che li distingue da qualsiasi altro dessert tradizionale di questo tipo – è nella farcia: sono ripieni di una crema realizzata con una purea di ceci e, probabilmente, nascono dalla necessità del passato di usare ingredienti semplici, economici, comuni e onnipresenti nelle dispense di tutte le case. Il motivo per cui ancora oggi, pur avendo a disposizione ingredienti molto più raffinati, si continua a preparare   la “Cicerata di San Giuseppe”, è da ricercare nella bontà e nell’originalità di questo dolce estremamente raffinato, salutare e dalla consistenza morbida e pastosa.   ingredienti per la sfoglia   500 g. di farina 80 g. di zucchero 50 g. di strutto 3 uova Una bustina di vaniglina Vi...

A Scigliano (CS) il “quarto mercoledi” di San Giuseppe si offre un cero votivo al Santo

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 di Maria Lombardo A Scigliano, un antico e caratteristico comune alle pendici della Sila, nella vallata del Savuto, completamente immerso nella macchia mediterranea, vivono da secoli, nella mente e nel cuore dei sui cittadini significative e suggestive tradizioni religiose. Tra queste, la più celebrata e sentita da tutti i cittadini, è quella che ogni anno, dal 1783 si rinnova il sacro rito della consegna di un "grosso cero votivo" in onore del Santo Patrono e Protettore, San Giuseppe. Questa sacra manifestazione è celebrata il "quarto mercoledì" dalla festività del 19 marzo, festa di San Giuseppe. Un rito radicatissimo e molto sentito! Scigliano è un comune della provincia di Cosenza, limitrofo a quella di Catanzaro e quindi più vicino al teatro del sisma del 1783. Così su quell’avvenimento, che certamente sconvolse tutti, s’innesca una sua tradizione popolare. Si vuole che mercoledì, 5 febbraio 1783, S. Giuseppe si manifesti a due sacerdoti: D. Luigi Talarico ed ...

Il mio 8 marzo va a MARIA ELIA DE SETA PIGNATELLI: la Madonna Silana

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 di Maria Lombardo Non nacque calabrese ma amò profondamente la nostra Regione e specialmente la Sila. Nasce a Firenze ma all’età di 25 anni si rifugia nel bosco di Callistro, in Sila,   con un bambino malato in braccio. Quella donna, “bellissima e affascinante”, ritratta nel 1937 dal pittore futurista Gino Severini (c’è anche un ritratto di Guttuso che però non si riesce a scovare), definita da Gabriele D’Annunzio «la Madonna silana» nelle liriche dell’Alcione, ma soprattutto colta, istruita in collegi tedeschi e inglesi, approda, il 1919, nel Gariglione, la secolare “foresta vergine” che piacque a Norman Douglas. Si legge, ed è come sentire la voce suadente della giovane in fuga «dal disfacimento sociale e morale che soffocava l’Italia» e alla disperata ricerca di una “patria” che, all’improvviso, come un destino le si dischiude nella montagna calabrese di cui perdutamente s’innamora. Autrice di un testo fra diario-romanzo (specie i dialoghi con Corrado Alvaro) - saggio,...

GLI ATLETI DI KROTON (l'antica CROTONE magnogreca)

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 di Maria Lombardo  La città che ebbe una tradizione di olimpionici più radicata fu Crotone, dove la pratica ginnica era molto diffusa ed ampiamente consigliata dalla famosa scuola medica locale quale mezzo da associarsi alla dieta per garantire la salubrità del corpo. Pitagora in persona si interessò all'atletismo e all'agonismo, valori che permeavano la classe aristocratica crotoniate cui il filosofo era legato: basti pensare che, secondo la tradizione, a lui risaliva l'introduzione della dieta a base di carne per gli atleti in allenamento. Un crotoniate, il pugilatore DAIPPOS, fu il primo atleta non peloponnesiaco a vincere alle Olimpiadi del 672 a.C.; dal 588 a.C., per circa un secolo, si susseguirono, in 28 Olimpiadi, 19 vittorie di atleti di Crotone, un numero molto alto se si pensa che Atene e Sparta ottennero 8 successi ciascuna. Tutto questo presuppone una massiccia presenza alle gare: Strabone ricorda il piazzamento ai primi 7 posti in una gara di corsa di soli at...

La ricetta delle uova e pomodori alla calabrese: venerdì di Quaresima

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 di Maria Lombardo  Le uova, infatti, non sono mai mancate sulle tavole dei contadini. Anzi, sono sempre state una risorsa fondamentale della cucina povera, anche in sostituzione della carne che spesso – per obbligo o per necessità – non si poteva mangiare. Rispetto alle altre, la ricetta delle uova e pomodori alla calabrese si distingue per tre motivi. Innanzi tutto l’essenzialità degli ingredienti: solo uova, pomodori e cipolla, senza aromi di alcun genere, nemmeno una spolverata di prezzemolo. C’è poi il fatto che i pomodori non sono in salsa, ma quasi crudi: solo tagliuzzati e lasciati dolcemente maturare per poco tempo su poco fuoco. E infine c’è la denominazione di origine garantita dalla presenza del peperoncino. Un ingrediente, quest’ultimo, da usare con moderazione, così da vivacizzare il piatto. Le uova e pomodori alla calabrese che abbiamo cucinato noi, contengono una variazione che vi consigliamo, rispetto alla ricetta riportata qui sotto. Non abbiamo sgusciato l...

MONASTERO ITALOGRECO DEI SANTI SERGIO E BACCO (Ruderi di complesso cenobitico – VIII secolo) Drapia (VV).

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 di Maria Lombardo  La storia di Drapia (Trapianè, Τραπειανή in greco antico) è intimamente legata al famoso monastero dei Santi Sergio e Bacco, perché fu appunto attorno a questo che trovarono rifugio e protezione i primi scampati alle incursioni saracene, dando così vita al nucleo abitativo. Il cenobio, eretto dai monaci italogreci agli albori dell’VIII secolo. La tradizione voleva che il luogo per costruire il convento sia stato regalato dagli eredi di una nobile famiglia tropeana, la famiglia di Santa Vergine e Martire Domenica, e perciò i monaci, nella recita dell’ufficio divino commemoravano sempre la Santa. Il cenobio fu luogo di dimora di veri santi asceti, lontano dai rumori del mondo e non visto dal mare, da dove avrebbero potuto irrompere degli infedeli e distruggerlo. Vi era l’orto e il boschetto con una fonte di acqua salubre, la quale scorre ancora ed è detta “Vardaro”. In seguito, con l'avvento dei Normanni, venne imposto sulla regione l'adesione alla liturgia l...