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Pittapì-Mbassulàti-Passulàti dolce natalizio da assaggiare

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 di Maria Lombardo  (Ricetta originale pizzitana) Ripieno-Procedimento e Ingredienti: - amalgama noci e nocciole spezzettate, pinoli, uva passa, cacao amaro, zucchero, cioccolato fondente, cannella, garofano, buccia d'arancia grattugiata, latte (per le quantità ciascuno faccia come vuole) - metti sul fuoco a fiamma bassa mescolando spesso fino ad ottenere una crema densa e pastosa (non deve filare) e falla raffreddare prima di usarla Impasto esterno: Procedimento e ingredienti - amalgama 500 gr. di farina, 250 gr. di zucchero, 100 gr. di burro o strutto, 1 bustina di lievito per dolci, 3 uova intere, 1 bustina di vanillina (se l’impasto si vuole più croccante eliminare il burro o strutto) - lascia riposare in frigo per qualche ora. poi forma dei dischetti e farciscili con l’impasto0 - inforna a 200° per 15/20 minuti, controllando lo stato di cottura per evitare che si brucino N.B.: - se l’impasto è duro, aggiungi del latte.  

LE “JETTE FICHI” A TRECCE ERANO LE PREFERITE DI GIOVANNI PASCOLI

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 di Maria Lombardo Ecco un affascinante documento letterario-gastronomico: una lettera che Giovanni Pascoli scrisse da Messina al suo amico poeta Giovanni Patari, che viveva a Catanzaro, in Calabria, al quale chiede di spedirgli quegli “ottimi fichi secchi in filze". I fichi secchi infilati in una canna, a quanto pare, facevano parte della dieta iperproteica degli atleti dell'Antica Grecia, così come del soldato romano; quest’ultimo, infatti, li portava con sé unitamente ad una borraccia che, al contrario di quanto si potrebbe pensare, conteneva sempre e solo aceto, indispensabile per disinfettare l’acqua reperita durante le campagne. Ancora oggi si possono trovare in Calabria, infilati con uno spiedo di canna. Ecco la lettera di pascoli Messina, 24 novembre 1900, "Carissimo professore, ho bisogno di alcuni prodotti calabresi che non so a chi richiedere e che se a me richiedono sorelle e nipotine. Sono principalmente certi ottimi fichi secchi in filze e senza noce e...

Leonzio Pilato il più grande studioso del Medioevo

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 di Maria Lombardo Leonzio Pilato è il Padre dell'Umanesimo occidentale. Mai, amor mi fu tanto caro! Il più grande Studioso, Intellettuale e Letterato, Mitografo meridionale  del Medioevo.  Nato a Seminara, verso il 1313.  Fino a 40 anni fa, di Leonzio Pilato nulla si sapeva. Soffice piuma confusa, dal vento, tra le polveri di scarto. Francesco Petrarca, dicendo di Lui e del suo pessimo carattere di arcigno  greco meridionale, lo condannò alla damnatio memoriae, pur avendo visto, attraverso  Lui, la luce della sapienza del mondo classico. Allevato da Barlaam, secondo  Scuola e  disciplina bizantina  che imponeva l'addestramento dei bimbi allo studio e alla traduzione dei codici antichi, si presume che Leonzio Pilato all'età di 7 anni, fosse stato addestrato da Barlaam a tradurre i codici classici dal greco in latino, come in uso nelle Scuole presso i Monasteri Ortodossi. La prima notizia certa, su Leonzio adulto, ci viene riferita da Boccacci...

Le patitine fatte in Calabria: Le Montanine

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 di Maria Lombardo Due ragazzi ci provano. Ed è subito successo. Dopo anni di attività agricola diretta a Camigliatello, basata sulla produzione di patate da consumo, il giovane imprenditore ANTONIO PAESE con la sorella SERENA, ha riscontrato una serie di difficoltà commerciali. Così ha studiato una possibile alternativa. Da qui l'idea di trasformare le sue patate in chips, dando loro un valore aggiunto. Antonio e Serena decidono di commercializzare un prodotto denominato "LE MONTANINE". Si parte con due gusti: 1. -classica, patate silane e sale, fritte in modo artigianale usando una miscela d'olii, 70% olio di semi di girasole e 30% olio extravergine d'oliva. La classica intramontabile. 2. - Cipolla di Tropea IGP e patate della sila IGP. Un connubio perfetto, prodotte usando la stessa tecnica, ma soprattutto scegliendo prodotti Calabresi. Dopo i primi mesi di prove e verifiche, il prodotto sembra funzionare bene. Colpisce il suo gusto intenso, un sapo...

Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria il secondo museo più grande del mondo per numero di reperti

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 di Maria Lombardo   Inaugurato nel 1959, rappresenta uno dei rari esempi di edificio progettato e realizzato per accogliere collezioni museali infatti il Palazzo che lo ospita, intitolato a Marcello Piacentini, uno dei massimi esponenti dell’architettura del primo Novecento, che lo concepì nel 1932 in chiave moderna, dopo aver visitato i principali musei d’Europa, è tra i primi in Italia ad essere progettato al fine esclusivo dell’esposizione museale. Dopo il Museo Archeologico di Berlino, quello di Reggio Calabria, è il museo più grande al mondo per numero di reperti dell’antichità, ma non ha pari quando si parla di tesori della Magna Grecia, quell'area geografica del nostro Paese che fu anticamente colonizzata dai greci intorno all'ottavo secolo a.C. e di cui restano importanti testimonianze proprio in quello che è considerato uno dei centri espositivi più prestigiosi d'Italia. Dunque, il Museo di Reggio Calabria è una delle mete obbligatorie per tutti gli amanti della...

Le luculliane frittelle di cavolfiore alla calabrese

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 di Maria Lombardo   Tra le ricette calabresi invernali spicca quella delle frittelle di cavolfiore, una delizia da fare rigorosamente fritta e da servire come antipasto o come secondo piatto. Scopriamo come realizzare le frittelle di cavolfiore.   Ingredienti   800 gr di cavolfiore   3 cucchiai di farina 00   mezzo bicchiere di acqua   1 spicchio d’aglio   prezzemolo   5 cucchiai di parmigiano o pecorino come si usava un tempo   sale q.b.   pepe nero q.b.   2 uova   Olio di semi   Procedimento   Pulite il cavolfiore e sbollentatelo. Scolatelo e fatelo raffreddare. Preparate la pastella con le uova e una parte di farina e l’acqua. Aggiungete il resto della farina e in seguito il prezzemolo, il formaggio, l’aglio e il pizzico di sale. Qualora la pastella dovesse risultare troppo liquida aggiungete dell’altra farina.Riducete il cavolfiore a pezzi non troppo piccol...

Raffaele Piria scienziato e liberale Calabrese, scoprì l'aspirina

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 di Maria Lombardo «A Raffaele Piria, scienziato sommo, che l’ufficio del pensiero intese, come investigazione e redenzione, scopritore cittadino milite ad ogni età civile, parrà esempio completo del tipo umano». Le parole incise nella lapide posta il 2 giugno 1895 sulla facciata della casa natale dello scienziato a Scilla. Ebbene si nacque a Scilla il 20 agosto 1814. Patriota, politico e professore, Raffaele Piria fu soprattutto chimico di fama mondiale, il cui nome «decoro della patria nostra, rimarrà onorato negli annali della scienza» dichiarò il presidente del Senato del Regno d’Italia, Gabrio Casati nel 1865 all’indomani della sua scomparsa. Fu lui che scoprì l’acido acetilsalicilico che diede il via all’aspirina che tutti oggi assumiamo. Seppur nato a Scilla crebbe a Palmi con uno zio ricco che gli permise di studiare a Reggio e poi a Napoli. Accortosi della sua passione per la chimica, «una vera e propria vocazione» come dirà l’allievo Stanislao Cannizzaro, il docente Fra...