RITI E TRADIZIONI DEL PRIMO MAGGIO A CORIGLIANO CALABRO E DINTORNI


 di Maria Lombardo

 Per il 1 Maggio  in alcuni paesi calabresi si rinnova una consuetudine molto significativa e profonda: è uso diffuso infatti porre in mostra sul balcone di casa una tovaglia bianca ricamata di Lino o comunque la più bella del corredo insieme ad una rosa, affinché il candore e la purezza del telo bianco (che si addicono alla Vergine) siano di buon augurio per l'ingresso del mese Mariano, caratterizzando l'auspicio col simbolo del periodo (la rosa). Secondo una vecchia tradizione, il giorno del primo del mese di maggio ogni componente la famiglia mangiava tre fichi secchi recitando per ognuno di essi un Pater Noster dedicato a San Paolo. E qui terminava la prima parte del rituale. Poi, tutta la famiglia usciva ed andava alla ricerca di un qualunque corso d'acqua: ruscello, torrente, parte guadabile di un fiume, scoli d'acqua di sorgenti. Ultimata la ricerca, iniziava la seconda parte del rituale, quella del passaggio attraverso l'acqua. Cominciava il capofamiglia: si faceva il segno della croce, recitava un altro Patrinnuostri dedicandolo ancora a San Paolo al quale chiedeva di tenere lontano da lui tutti i rettili, specialmente quelli velenosi, lipiri e asprici e quindi attraversava l'acqua. E così per tre volte. Al capofamiglia seguivano la moglie e poi ad uno ad uno i figli. Ora sono pochissimi i coriglianesi che il primo maggio passano l'acqua e pochi anche quelli che lo stesso giorno appendono alla finestra o al balcone un asciugamano bianco ricamato con sopra appuntato un fiore rosso e una spilla d'oro (ricordo di famiglia) per festeggiare l'inizio del mese dedicato alla Madonna.


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