ATTIVISTA, LAVORATORE, COMBATTENTE, ROCCO GATTO.. L’EROE CALABRESE DIMENTICATO


 di Maria Lombardo

C'era il lavoro, per Rocco, prima di qualunque altra cosa.Erano ben 15 i fratelli Gatto, e lui era il primo, "u rannu" in calabrese. Fu naturale per lui presto andare a lavorare come garzone in un mulino nel suo paese, Gioiosa Ionica, nella provincia di Reggio Calabria. Divenne un mugnaio, Rocco. Divenne un lavoratore infaticabile ma anche un militante agguerrito del Partito Comunista. Riuscì col lavoro a   diventare proprietario di uno dei mulini dove aveva lavorato. Era il 1964, Rocco aveva 38 anni. Mettersi in proprio, tuttavia, porta con sé alcuni problemi, soprattutto in Calabria. Qualcuno gli chiese parte del suo lavoro e lui, che aveva sudato sin da quando era poco più che un bambino, non era certo disposto a cedere. E disse un secco no.Era un no pesante il suo, lo sapeva. Avrebbe cambiato per sempre la sua vita. Ma lo fece per un senso di giustizia, per la rabbia di chi è costretto a dar via con la forza quanto prodotto per arricchire chi era già ben più benestante di lui. Un'ingiustizia che non poteva accettare in quanto lavoratore, in quanto comunista, in quanto calabrese.Al suo no seguirono interviste, apparizioni in TV, articoli di giornale."Non pagherò mai la mazzetta. Lotterò fino alla morte", dirà nel corso di un'intervista. Al suo no seguirono minacce, furti, l'incendio del mulino.Una lotta che proseguirà senza sosta fino al 1977. Poco tempo prima, nel novembre del 1976, un importante boss di Gioiosa, Vincenzo Ursini, rimase ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia. Le cosche pretenderanno che in tutto il paese venisse osservato il lutto, i negozi dovevano restare chiusi e la gente in casa. Ma neanche questa volta Rocco si piegò alle esigenze della 'ndrina. Denunciò tutto e lasciò il negozio aperto. Gli Ursini decisero allora di farla finita con questo personaggio che non voleva abbassare la testa. Rocco morirà come aveva sempre vissuto: lavorando. Mentre era alla guida del suo furgone viene raggiunto da tre fucilate.Alla sua morte segue una mobilitazione nazionale, gli viene dedicato un murales a Gioiosa, ottiene la medaglia d'oro al valor civile.Tutto questo, per Rocco, era probabilmente secondario. Per lui contava il lavoro. Per lui contava una lotta alla 'ndrangheta che partisse proprio da questo, dalla gente, dal basso, dal sudore dei calabresi contro chi li sfruttava ad ogni livello, dentro e fuori le istituzioni.

 Altra fonte Cronache Ribelli


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