La colonia Achea più ricca di Calabria :Sybaris


 di Maria Lombardo

Sybars una colonia Achea fondata in un lembo di Magna Grecia molto fertile sulle sponde dei fiumi Crati e Sibari. Una bellissima città, popolosa quanto potente edificata nel 708 a.c. Il territorio votato alla frumenticoltura per antonomasia offriva al suo popolo olio, vino, frutta in quantità davvero copiose. La ricchezza qui era di casa poiché si riusciva a coprire più del dovuto il fabbisogno locale ed a commercializzare il “surplus”. Un territorio anche ricco nel sottosuolo miniere di argento e rame. Possedeva una cavalleria molto famosa rinomata e temuta, tanto quanto attrezzata e ben esercitata. Le navi di Sibari solcavano tutto il Mediterraneo per il commercio ma anche per rifornire la colonia di pregiati tessuti, oggetti finemente lavorati, profumi ed avorio in quantità ed inoltre tappeti. Un popolo che amava l’opulenza e ne richiedeva avidamente. “I Sibariti sono schiavi del loro ventre e amanti del lusso” scriveva Diodoro Siculo riportando su di loro diversi aneddoti. Lo stesso Diodoro Siculo raccontava di una donna di Sibari che si trovò a Sparta si meravigliò molto del coraggio degli Spartani ma criticò aspramente la loro esistenza frugale, inoltre sostenne che preferiva morire piuttosto che vivere con poco e di poco. “ Anche il Sibarita più codardo preferirebbe di certo la morte piuttosto che vivere una simile vita!”. Probabilmente queste esagerazioni che circolavano nel mondo greco e romano, insomma una sorta di “pubblicità” doveva apparire come una città dalle mille e una notte che non si trattasse di una forma di fare turismo “ante litteram”. La sua fama fu molto criticata ed ammirata! Era la “triphè”, che il pubblico amava sentirsi raccontare ed immaginare, venivano però raccontati anche i facili costumi altra attrattiva, la “moda” dei suoi abitanti i monili preziosi le fontane da cui sgorgava vino. Dicerie ma efficienti! Sembrava una città dove il comfort era parola d’ordine. I racconti sulle coperte stese anche d’estate per fare ombra i banchetti luculliani, qui si mangiava ad ogni ora ed i galli non cantavano per non disturbare. Tale vita non impedì comunque ai Sibariti di fondare subcolonie quali Laos, Scidro e Poseidonia né, alleati con Metaponto e Crotone, di radere al suolo la città di Siris (metà del VI sec.a.Cr.). Un governo oligarchico reggeva la città ed era mera espressione dei ricchi incombeva la democrazia che chiedeva la divisione delle terre. Il capo di quest’ultimo, Telys, riuscì ad impadronirsi del governo esiliando cinquecento cittadini tra i più facoltosi che si rifugiarono a Crotone chiedendo il suo aiuto. Sul fiume Traente, i Sibariti vennero sconfitti con conseguente caduta della dittatura di Telys e l’assedio alla città. Scrive Strabone” I Sibariti furono vittime del loro orgoglio e del loro lusso. Tutta la loro prosperità fu distrutta in 70 giorni dai Crotoniati che, dopo aver preso la città, deviarono su di essa il corso del fiume Crati sommergendola sotto acqua e fango. Famoso il canto di Dante VI dell’Inferno: Non più sontuosi banchetti per i Sibariti, bensì un’eterna pioggia di acqua fetida e fango.


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