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Crostata di sanguinaccio

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 di Maria Lombardo  Il sanguinaccio è una crema dolce e speziata a base di sangue di maiale. È da sempre legato alla maialatura, un vero e proprio rituale di tradizione e socializzazione a cui partecipavano famiglie e amici, svolto ancora oggi nel mese di gennaio. La ricetta originale è ormai quasi del tutto scomparsa, a causa dei divieti di legge che dal 1992 proibiscono la vendita al pubblico di sangue di maiale per motivi sanitari. Numerose sono le varianti da famiglia a famiglia. INGREDIENTI Per la sfoglia:   800 g di farina bianca 00 200 g di zucchero 200 g di strutto (o in alternativa olio di semi) 6 uova acqua q.b. un pizzico di sale Per il ripieno:   1 lt di sangue di maiale pane raffermo macinato q.b. 200 g di cioccolato fondente 400 g di zucchero chiodi di garofano q.b. buccia grattugiata di 1 limone cacao amaro q.b. 2 cucchiai di uva passa cannella q.b. pinoli oppure noci una tazzina di caffè PREPARAZIONE F...

L'Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore CS

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 di Maria Lombardo La splendida Abbazia Florense si erge nel centro storico di San Giovanni in Fiore. L'abbazia e l'attiguo monastero furono edificati tra il 1189 e il 1198 per volontà dell'abate Gioacchino da Fiore, fondatore dell'ordine florense, giunto in questi luoghi alla ricerca di una nuova fonte di spiritualità. Nonostante i numerosi rimaneggiamenti e manomissioni subiti nel corso dei secoli, il complesso conserva la severa austerità dello   stile romanico. La facciata si presenta mutila, priva dell'atrio, di cui rimangono gli attacchi laterali, con il campanile che sovrasta il corpo di fabbrica. L'abside è fiancheggiata da due cappelle laterali, con tre monofore a sesto acuto, sormontate da una grande rosa esalobata circondata da tre oculi quadrilobati. Anche l'interno, con pianta a croce latina e navata unica, ha subito considerevoli rifacimenti. Sull'altare barocco settecentesco è posta una pala a forma di fiore con l'antica statua lignea ...

L’arte della ceramica in Gerace (RC).

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 di Maria Lombardo Un’attività di “cretari” in Gerace trova già attestazione in era angioina (XIV sec.) ma fu a partire dal XV sec. e, cioè, in età aragonese, che si può parlare di una vera e propria fioritura di quest’arte legata alla presenza in loco di un’attiva e laboriosa colonia ebraica: operavano, allora, gli “argagnari” che, sia d’estate che d’inverno, accendevano all’interno delle mura della città i loro fuochi per la cottura delle “argagni”. Col tempo, però, questa attività divenne causa di preoccupazione non indifferente presso i Geracesi per via degli incendi che, fatalmente, potevano divampare all’interno dell’abitato. Si decise che l’attività si tenesse fuori dalle mura della città nel Piano di Santa Maria. Nacque così un quartiere artigiano, capace di   vantaggioso sviluppo economico sia a livello tecnologico che produttivo. Correva l’anno 1549 e già operavano in loco figuli di ampia rinomanza quali il maestro Bartolomeo Amellino e il maestro Domenico Cama. Le f...

E poi ci sono pure i torroni di Delianova (RC):il croccante di pura mandorla Scutellà

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 di Maria Lombardo Restare in Calabria è difficile, eccellervi è un’arte! C’è riuscito Rocco Scutellà, il pluripremiato maestro pasticcere che con i suoi ricercati torroni, e non solo, brilla nel panorama internazionale dolciario da un piccolo paesino alle pendici d’Aspromonte.   Un bancone di dolci tipici e torroni in bustine colorate che hanno reso la pasticceria famosa in ogni dove. Tutto ebbe inizio nel 1927 fu il bisnonno Antonino a dare inizio a tutto. Una stirpe di pasticceri! Ha fatto una scelta di cuore e non imprenditoriale nell’aprire la sua bellissima pasticceria a Delianuova, un piccolo paese molto paesaggistico ma al contempo molto isolato. La frequente domanda “Ma perchè rimani lì?” non lo demoralizza, al contrario lo inorgoglisce, perchè emergere in questo territorio è più difficile rispetto a Firenze, Bologna, Milano o Brescia. Intanto usare la parola torrone è improprio, perchè nel torrone ci deve essere miele e albume montato all’interno. Questo invece è un ...

La "pasta confetta" - dolce tipico natalizio - del cosentino

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 di Maria Lombardo  Ingredienti: 300 gr di farina 3 uova 1 pizzico di sale 250 gr di miele 50 gr di zucchero 1 cucchiaino di cannella in polvere codette colorate Impastare farina e uova ed il pizzico di sale e lasciare riposare per almeno un'ora. Poi su una spianatoia formare dei cilindri tipo grissini e tagliarli in tocchetti di circa 0.5 cm (lo stesso procedimento degli gnocchi). Friggerli in olio caldissimo e scolarli. In un pentolino sciogliere il miele con lo zucchero e la cannella e quando sarà bello liquido aggiungere le palline. Dividere nei pirottini di carta e cospargere di codette colorate. Ci vuole un pò di fatica a tagliarli piccoli piccoli però il risultato è ottimissimo!

La pacchiana di Castrovillari (CS)

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 Maria Lombardo Col termine “pacchiana” deve intendersi non solo la contadina, ma in genere la donna di modeste condizioni da cui si distingueva la signora, che vestiva secondo la moda del Regno di Napoli. Col passare del tempo, il gusto di perfezionare e rendere prezioso un abito originariamente   poco ricco, la varietà e la bellezza delle stoffe e dei colori utilizzati, e il fatto che finìper essere indossato in feste e cerimonie, determinò l’uso della parola “pacchiana” legandola ad una manifesta voglia di divertimento e di allegria, di canti e tarantelle che facevano pensare alla cosiddetta “pacchia”, etimologia ben diversa da quella del gergo corrente che sta ad indicare   un modo di essere e di vestirsi stravagante e appariscente. Oggi il   termine “pacchiana”, è comunemente utilizzato per il costume tradizionale femminile dei paesi meridionali. Bello e sfolgorante di colori, ritenuto uno dei più caratteristici costumi tradizionali del mondo, in mostra permanen...

Il Sonetto di Garibaldi conservato a Mongiana (VV)

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 di Maria Lombardo Il Sonetto di   Garibaldi è uno scritto autografo, detenuto dalla famiglia   Tripodi di Mongiana e,di recente, reso pubblico dal Redattore. Fu ricevuto da Ferdinando Iorfrida che era l’uomo di fiducia di Achille Fazzari e per il quale gestiva la Ferdinandea. Si tratta di un componimento quasi   vergato su un cartoncino ingiallito dal tempo, scritto da una classica calligrafia ottocentesca con inchiostro nero, prodotta con un vecchio pennino metallico. La grana del cartoncino, le macchie, l’inesorabile logorio del tempo non lasciano dubbi sull’autenticità del documento e la firma, chiara e leggibile che l’autore ha mantenuto sempre identica fino alla morte, è senz’altro quella del condottiero più famoso d’Italia. Il sonetto che è datato Caprera 9 febbraio 1880 è stato scritto da Garibaldi ispirato dall’amicizia di Achille Fazzari il quale ne avrebbe dato prova allo stesso eroe dei due mondi in più circostanze. Il documento è stato preceduto da una l...