Terremoto 1908: Sapete che a Reggio venne ricostruito un quartiere di chalet svizzeri
di Maria Lombardo
A Reggio esiste un pezzo di Svizzera, così come un pezzo di Norvegia, ma anche un pezzo di America, di Friuli, di Veneto. Tornando agli Svizzeri, all’indomani del terremoto del 1908 si mossero per fornire ai superstiti costretti spesso a dormire all’addiaccio veri e propri villini. Da qui il nome dell’omonima via posta sulle alture della città. Partiamo dall’inizio! Da tutta Italia e dall’estero «fu un fiorire spontaneo di iniziative per la raccolta di fondi e per l’allestimento dei soccorsi. Si costituirono ovunque comitati che coordinavano le iniziative pubbliche e private soprattutto per far fronte ad una delle principali necessità che angustiavano i superstiti del terremoto: le case». La priorità infatti era evitare di passare le notti all’addiaccio e di trovare baracche, prefabbricati, ripari di ogni tipo.A questo punto, gli svizzeri «che sino ad allora avevano mandato latte e cioccolata decisero di mandare anch’essi i prefabbricati: erano le tipiche casette con i cuoricini alle finestre molto belli e raffinati e si decise di metterli sulla collina, in area limitrofa a quella dove si stavano sistemando gli chalet norvegesi, spianando la strada che ancora oggi porta il loro nome».Furono circa 16 quelle consegnate con una convenzione al comune, «con la clausola che stabiliva – che l’amministrazione si facesse pagare un affitto, perché non si trattava di baraccamenti ma di costruzioni molto raffinate. Così furono assegnate alle alte cariche burocratiche dell’epoca, viceprefetto, direttore dell’ufficio sanitario provinciale e così via, a chi cioè aveva uno stipendio per potersi mantenere la cauzione».Le strutture erano bifamiliari e a due piani, «o meglio pianterreno e mansardina, con appartamenti di 4 o 5 camere e una graziosa scaletta esterna. Avevano le ante delle finestre col classico cuoricino e la ricca mantovana- grondaia del tetto, a mensole intagliate. Naturalmente erano in legno, con doppia parete, dotati di luce e acqua e avevano anche attorno un giardinetto».Ogni abitazione, poi, aveva un nome caratteristico, da Guglielmo Tell a Reno sino a Sempione e S. Gottardo e «fu realizzato anche l’asilo svizzero».Purtroppo, «tutte queste strutture furono riscattate dagli assegnatari e in seguito ingoiate dalla speculazione edilizia. Fino agli anni ’60 c’era ancora qualche testimone silenzioso che si stagliavanella zona, ma anche questo è scomparso, lasciando il posto a palazzi e condomini» conclude lo storico.Oggi gli chalet sopravvivono soltanto in qualche vecchia immagine dell’epoca e nella toponomastica cittadina con la “via Villini Svizzeri”.
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