A spasso nelle tradizioni calabresi per Santa Lucia: La notte di Santa Lucia in Calabria
di Maria Lombardo
I fuochi rituali vengono accesi in onore di Santa Lucia,
soprattutto fra le comunità di pastori. La sera, chiuso il gregge, i pastori si
ritrovano insieme intorno alla chiesetta dedicata alla Santa che, in paesi come
Castrovillari, Amendolara, Bianchi, Scigliano, era posta fuori dall’abitato. Al
suono della zampogna i pastori raccolgono gli arbusti e accendono i fuochi
accompagnando con suoni e danze i momenti della festa che culmina con il
passaggio fra le fiamme e con danze mimiche di antichissima origine. Un’altra
usanza della festa di Santa Lucia è la distribuzione di fichi secchi ai poveri:
ad Altomonte era tradizione donare fichi secchi, cereali e legumi di specie
diverse in numero di nove, offrendo ai bisognosi le nove cose di Santa Lucia; a
Rossano vi era la stessa usanza, ma le specie dovevano essere tredici, poiché
il giorno tredici si festeggia la Santa. Le offerte di cibo benedetto, simili
alla mola salsa dei Romani, sacralizzano la festa e rinforzano i legami
all’interno di una comunità.Il pranzo era accompagnato dal vino nuovo, le
trìdici cosi, tredici varietà di frutta fra le quali i lupini, i corbezzoli ed
i mirtilli. Per la festa, le padrone di casa preparavano gli occhjcìelli 'e
Santa Lucia, cioè gli occhietti di Santa Lucia. In questo giorno ognuno si
asteneva dal lavoro perché non santificandolo la Martire non avrebbe preservato
loro gli occhi da mali ed infortuni.Nella zona di Corigliano quanti erano
impegnati nella raccolta delle olive sospendevano il lavoro a mezzogiorno: il
gabellotto radunava i dipendenti invitandoli alla tavola imbandita con diversi
cibi e frutta. Dopo aver mangiato e bevuto, si dava vita a balli e canti;
l’innamorato paragonava occhi e ciglia dell’amata a quelli bellissimi di Lucia,
cantando che la sua bella aveva ricevuto gli occhi in prestito dalla Santa ma,
alla richiesta di restituzione, glieli aveva negati e tenuti per sé per far
innamorare il giovane:
‘Ss’ uocchj nun sun”i tua, cà li canusciu,
su’ de Santa Lucia: ci l’arrobbàsti;
cà li volisti ‘na simana ‘mprustu:
traditurèlla mia, ci li negasti!
Quest’occhi non tuoi, perché li conosco,
sono di Santa Lucia: glieli rubasti;
chè li hai voluti una settimana in prestito:
traditorella mia, glieli negasti!
(da Calabria Meravigliosa)
Come da tradizione coriglianese per la Vigilia di Santa Lucia si preparano “i
tririci così” e ru reni I Santa Lucia, a cuccia. I tririci cosi i frutti:
piretti, ranci e mannarini , pizzincanculi, melli e murtilla, crucetti e
castagni mburneti, pumicielli rumanielli, cacchimi, nuci e nucilli, graneti. I
tririci cosi cucineti: vruocchili a repi ccu pipi i ru fileri, cavuli i juri
fritti, baccale’ e cipulla, baccale’ fritti, cipullizzi ccu pipi russi,
chiapparelli, coccialivi nivuri suffritti, gambiri fritti, siccia ccu
pummaroli, fungi saleti, pummaroli virdi ccu pateti, ngilli i finestra, pisci o
rosamarina saleti. E ppi rivozioni a Santa Lucia Reni ccu meli i fichi. Bbona
vijilija a tutti

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