I Barracco di Santa Severina (KR) la famiglia nobile più potente della Calabria Ultra
La discendenza dei Barracco benché fosse una famiglia molto antica appare in un famoso documeento Apprezzo di Santa Severina del 1653. “Nella quale vi è Separat.ne fra nobili e Popolino. Nobili sono li Modii, Infosini, del Sindico, Martini, Severini, Lepari, Gallucci, Barracchi, Zuroli, Teutonichi, Mannarini, Faraldi, Ferreri, Sacco, Lungo, Sosanna et Oliverio parte detti sono famiglie antiche et parte sono agregati”. Originari di Cosenza giunsero a Santa Severina per matrimonio tra Geronima Modio di Santa Severina, figlia di Lucantonio Modio e Polissena Susanna, e Marcello Barracca seniore di Cosenza. La madre di Geronima, la vedova Polissena Susanna, ed i suoi figli Gio. Battista, il
clerico Gio. Pietro e Giulio Cesare Modio promisero in dote una possessione “seu clausura di vigne et di vari arbori con pozo et doi fontane dentro” in località Li Carra Vecchia del valore di ducati 150, “una continentia di case palaciate dove al presente abittano di Crotone essi S.ri dotanti consistentino in cinque membri dentro la Città p.ta de S.ta S.na in la parrocchia di S.to Jo. Bap.ta iux.a le case de lo q.o S.r Ant.o la Padula et lo canpo pu(bli)co” M.Barracco fu arredatore salina di Neto. Con questo matrimonio Marcello Barracco incrementò la sua ricchezza e potenza. Lo troviamo arredatore della Salina di Neto e poi arredatore del sale di tutta la Calabria Ultra. Non più arrendatore della salina, Marcello assunse l’ufficio di arrendatore del legname per la regia corte, altro incarico ben retribuito e di potere. Con la dipartita di Marcello seniore i Barracco spostarono il loro punto focale da Santa Severina a Crotone e Napoli. A Napoli si concentrarono nell’ars del diritto erano“Avvocato de’ primari con molte cariche d’honore”, curò gli interessi dei fratelli nella città partenopea. Nella Capitale il 23 novembre del 1847 Maurizio e Giovanni parteciparono ad una delle tante manifestazioni con corteo che raggiunse Largo di Palazzo al grido di “Viva il Re, viva la costituzione, viva l’indipendenza italiana!” per poi proseguire, sotto l’incalzare della cavalleria che inutilmente cercava di disperdere la folla, lungo via Toledo. I manifestanti, giunti presso il Palazzo del Nunzio, furono aggrediti da un drappello di Ussari a cavallo comandati dal tenente Acerbi; essendo armati di soli bastoni dovettero disperdersi tra le stradine laterali e molti di essi furono arrestati. Si imparentarono con le famiglie più facoltose del Regno i Carafa di Andria, i Gaetani dell’Aquila d’Aragona, i Pignatelli di Strongoli. Frequentavano i migliori salotti di Napoli e frequentavano i pochi nobili illuminati. L’ascesa dei Barracco fu determinante poiché fu Commissario di re Ferdinando per le reclute, e, per il rifornimento di cavalli per l’esercito; dal 1806, al servizio dei francesi, il compito più pericoloso fu quello di responsabile per la repressione del brigantaggio nel suo circondario; a Spezzano Piccolo, nella Presila Cosentina, il suo palazzo fu il quartiere generale, dove non mancarono fucilazioni. Il latifondo calabrese dei Barracco fu il più esteso di tutto il Regno di Napoli 30.000 ettari. Nel Marchesato l’unica economia era questo latifondo Barracco, la gente era molto vicina a questi nobili che gli permettevano di lavorare per loro poiché possedevano metà dei latifondi delle famiglie ricche. Attestati di stima furono individuati nei molti “inchini” durante le feste religiose.
clerico Gio. Pietro e Giulio Cesare Modio promisero in dote una possessione “seu clausura di vigne et di vari arbori con pozo et doi fontane dentro” in località Li Carra Vecchia del valore di ducati 150, “una continentia di case palaciate dove al presente abittano di Crotone essi S.ri dotanti consistentino in cinque membri dentro la Città p.ta de S.ta S.na in la parrocchia di S.to Jo. Bap.ta iux.a le case de lo q.o S.r Ant.o la Padula et lo canpo pu(bli)co” M.Barracco fu arredatore salina di Neto. Con questo matrimonio Marcello Barracco incrementò la sua ricchezza e potenza. Lo troviamo arredatore della Salina di Neto e poi arredatore del sale di tutta la Calabria Ultra. Non più arrendatore della salina, Marcello assunse l’ufficio di arrendatore del legname per la regia corte, altro incarico ben retribuito e di potere. Con la dipartita di Marcello seniore i Barracco spostarono il loro punto focale da Santa Severina a Crotone e Napoli. A Napoli si concentrarono nell’ars del diritto erano“Avvocato de’ primari con molte cariche d’honore”, curò gli interessi dei fratelli nella città partenopea. Nella Capitale il 23 novembre del 1847 Maurizio e Giovanni parteciparono ad una delle tante manifestazioni con corteo che raggiunse Largo di Palazzo al grido di “Viva il Re, viva la costituzione, viva l’indipendenza italiana!” per poi proseguire, sotto l’incalzare della cavalleria che inutilmente cercava di disperdere la folla, lungo via Toledo. I manifestanti, giunti presso il Palazzo del Nunzio, furono aggrediti da un drappello di Ussari a cavallo comandati dal tenente Acerbi; essendo armati di soli bastoni dovettero disperdersi tra le stradine laterali e molti di essi furono arrestati. Si imparentarono con le famiglie più facoltose del Regno i Carafa di Andria, i Gaetani dell’Aquila d’Aragona, i Pignatelli di Strongoli. Frequentavano i migliori salotti di Napoli e frequentavano i pochi nobili illuminati. L’ascesa dei Barracco fu determinante poiché fu Commissario di re Ferdinando per le reclute, e, per il rifornimento di cavalli per l’esercito; dal 1806, al servizio dei francesi, il compito più pericoloso fu quello di responsabile per la repressione del brigantaggio nel suo circondario; a Spezzano Piccolo, nella Presila Cosentina, il suo palazzo fu il quartiere generale, dove non mancarono fucilazioni. Il latifondo calabrese dei Barracco fu il più esteso di tutto il Regno di Napoli 30.000 ettari. Nel Marchesato l’unica economia era questo latifondo Barracco, la gente era molto vicina a questi nobili che gli permettevano di lavorare per loro poiché possedevano metà dei latifondi delle famiglie ricche. Attestati di stima furono individuati nei molti “inchini” durante le feste religiose.
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