I fatti di Melissa ( kr) rivolte agrarie

di Maria Lombardo
Accenniamo ai tragici fatti di Melissa perché richiamano molti terreni ormai incolti. “Era il tempo della semina delle fave e ci siamo incamminati verso le 5. Dell’arrivo della Polizia nessuno sapeva niente. La raccomandazione che avevamo avuto dai dirigenti della Federterra. cioè la federazione nazionale dei sindacati dei lavoratori agricoli, era di accogliere i poliziotti, se fossero arrivati, con battimani e grida d’evviva. E così fu. Alla vista dei primi agenti ci radunammo al centro del fondo Fragalà e battemmo le mani. Come risposta giunsero i primi candelotti lacrimogeni. Qualcuno di noi li rilanciò verso lo schieramento dei celerini, a quel punto scoppiò la tragedia. I poliziotti cominciarono a sparare con le pistole ed i mitra. Un vero e proprio inferno di fuoco ”. A rendere la testimonianza 

oculare della tragica incursione avvenuta la mattina del 29 ottobre 1949 fu Peppino Nigro, fratello di una delle vittime dell’eccidio di Melissa, il ventiquattrenne Francesco Nigro. Quella fu una data importante nelle lotte agrarie in Calabria e nel Meridione italiano. Storicamente occorre ricordare che contemporaneamente all’occupazione che precedette l’eccidio di Melissa, altre occupazioni si registrarono in altri 72 comuni della provincia di Catanzaro. Era abitudine, infatti, delle popolazioni del versante cosentino e di quello jonico del Marchesato di Crotone invadere periodicamente, soprattutto nei mesi primaverili, le terre dell’ Altopiano per praticare determinate culture che avrebbero soddisfatto il fabbisogno familiare. Una delle maggiori cause della rivolta era stata la decisione del ministro all’Agricoltura on. Antonio Segni di ritirare i “Decreti Gullo”, approvati due anni prima e visti positivamente dagli stessi contadini. Con questi decreti, si assicurava la continuità del lavoro ai contadini, veniva ridotto lo sfruttamento dei possidenti terrieri e si promuoveva la nascita di alcune cooperative cui sarebbero state assegnate le terre incolte. A stilare questa Riforma, un illustre parlamentare del Pci calabrese divenuto ministro: l’avvocato catanzarese Fausto Gullo che, dopo essere stato partigiano e costituente, fu eletto più volte in Parlamento reggendo il ministero all’Agricoltura nel primo Governo d’unità nazionale. Già da allora l’esasperazione dei contadini ne aveva mobilitato le coscienze tanto che per varie , alcuni Latifondisti calabresi avevano chiesto l’intervento della polizia.. Nel 1949, “si generò un tale clamore ed una tale tensione non solo nelle campagne, ma anche negli ambienti politici di Roma che il Governo fu costretto ad intraprendere un’azione per rendere più tollerabile la situazione. Il presidente del Consiglio on. Alcide De Gasperi ed il ministro all’Agricoltura on. Antonio Segni, proprietario terriero e docente universitario sardo, prepararono un progetto di legge per il frazionamento delle grandi proprietà terriere abbandonate. I grandi imprenditori agricoli che impegnavano tecniche avanzate, furono esclusi dalla legge a prescindere dall’estensione delle loro proprietà. Nell’aprile 1949, l’on. De Gasperi propose la ridistribuzione di 37.000 ettari di terre incolte e la proposta di legge fu sottoposta ad una commissione interministeriale. La Confragricoltura, organizzazione dei grandi proprietari terrieri, esercitò però una tale pressione sui ministeri che il progetto fu insabbiato in Commissione”. Il 25 ottobre 1949 a Crotone 10.000 persone occuparono 6000 ettari, il 26, in analoghe situazioni, ci furono 40 arresti a Strongoli ed il 28 ad Isola Capo Rizzuto fu ucciso un anziano contadino, Matteo Aceto, fra i promotori del movimento d’occupazione. Questi gli antefatti di ciò che accade a Melissa dove l’arrivo dell’esercito inviato dal ministro Scelba fu preceduto dall’occupazione del feudo di “Fragalà”: un ampio appezzamento allora incolto ed abbandonato da ben 14 anni che, durante il Fascismo, era stato ampiamente sfruttato dai Polito e dai Berlingeri, ricche e nobili famiglie di Crotone. Quando la tragedia avvenne l’occupazione delle terre andava avanti già da alcuni giorni.. I nobili avevano cintato questo immenso latifondo col filo spinato e avevano lasciato che ci crescesse l’erba. Ci mandavano a pascolare gli animali e nella stagione buona ci andavano a caccia”, lasciando i poveri contadini a morire di fame. Da qui, l’occupazione delle terre e l’atroce repressione in cui oltre a Francesco Nigro, rimasero a terra il quindicenne Giovanni Zito e la ventiquattrenne Angelina Mauro che, ricoverata all’Ospedale civile di Crotone per le gravi ferite riportate vi morì dopo alcuni giorni. Altri 15 contadini, invece, furono feriti in maniera più lieve. L’occupazione fu un movimento di popolo. C’erano tutti a Fragalà, icomunisti, i socialisti, i democristiani e pure i fascisti. Era la fame a spingere tutti. Dopo i fatti di Melissa la coscienza popolare si era ormai svegliata. E difatti, il latifondo di Fragalà fu diviso fra i contadini ed il 2 novembre 1949 rappresentò un’altra data storica poiché furono ritirati gli sfratti a coloro che in Calabria avevano occupato 5200 ettari di terreno incolto. Nei comizi, specialmente dei partiti di sinistra, si richiamavano spesso quei fatti ancora oggi ricordati da un apposito monumento funebre. Delle conseguenze positive che ne scaturirono se ne avvantaggiò anche il nostro territorio e i contadini, cominciarono a pretendere di lavorare i fondi a mezzadria o addirittura in proprio acquistando gli appezzamenti di terreno utili alla sopravvivenza delle loro famiglie e anche dei loro concittadini poiché smerciavano buona parte dei loro prodotti.

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