Importantissimo insediamento rupestre a Palmi, le grotte di Tarditi

di Maria Lombardo
Il mio impegno con Viviamo la Calabria oggi mi porta nel territorio di Palmi provincia di Reggio Calabria, visiterò per voi uno dei tanti posti sconosciuti di cui è doveroso parlare, mi riferisco alle grotte di Tarditi o grotte di Pignarelle. Ubicate in un posto difficile abbarbicate su un costone e protette da fitta vegetazione. Solo chi conosce in toto la Calabria si può avventurare a visitare questo luogo. Precari sentieri praticati un tempo da agricoltori temerari che coltivavano vitigni autoctoni. A strapiombo invece si vede dallo Stretto di Messina a Capo Vaticano è talmente libera che si può scorgere anche il più piccolo natante. Le grotte sono gestite dal “Movimento Culturale San Fantino” di Palmi e sono catalogate nella Tabella dei Siti rupestri o grotte della Regione Calabria. Sono una serie di grotte di stampo monastico di cui la nostra Regione porta un primato per il rinvenimento di eremi basiliani. La Calabria terra misteriosa e geologicamente predisposta vide proliferare cripte nelle rocce. I monaci di Calabria vennero dalla Siria, Palestina, Egitto ed Asia Minore e furono chiamati Greci sia per la provenienza dall’impero greco o bizantino e, quindi, col rito liturgico di Costantinopoli, sia per distinguerli dai latini d’occidente. I monasteri e le lauree erano anche centri di cultura dove si raccoglievano i testi antichi che i monaci letterati trascrivevano con abile arte calligrafica e splendide miniature nel rispetto delle tradizioni di Bisanzio. Il sito di Tarditi si apre al visitatore con una grande croce scolpita con le punte a forma di freccia. Un grande ambiente conduce poi ad un reticolo di cunicoli che conducono attraverso un’abside alla dimora dell’Egumeno. Senza ombra di dubbio questa grotta più ampia ospitava la Basilica. Guardando intorno all’ambiente è possibile scorgere portalampade, scale, giacigli così si è potuto intuire che il sito di Tarditi era frequentatissimo. Persino possiamo scorgere giacigli che ospitavano crocifissi ed icone. Attraverso la Basilica risulta un angusto cunicolo,impossibile addentrarsi tra massi e feritoie che bloccano il passaggio. In 12 mq però è possibile scorgere piccole croci in calce e pietre. E’ chiaro che i monaci in quelle anguste feritoie si nascondessero da eventuali attacchi Saraceni. Il complesso rupestre monastico, quasi completamente conservato nella sua struttura architettonica nonostante i crolli, può rivelarsi la testimonianza più genuina di un arcaismo primitivo del periodo bizantino che si è protratto in Calabria per circa cinque secoli del quale rimane soltanto la magnifica Cattedrale di Stilo, e le preziose miniature del Codice Purpureo di Rossano. Oggi il complesso giace nell’incuria malgrado i noti sforzi dei palmesi. Riqualificato sarebbe attrattiva per tutto il comprensorio e potrebbe fungere da spartiacque per altri siti basiliani.


Fonte: Francesco Lovecchio

Commenti

  1. Tra l'altro confonde la grotta paleolitica di Trachina che si vede nella foto con le grotte Basiliane di Tarditi

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